Italia Nostra

Data: 1 Marzo 2022

Soverato: un pugno nello stomaco

Non è solo un pugno nello stomaco. Vedere quelle brutture nel nostro mare è soprattutto un colpo al cuore. Non serve aver posizionato questa montagna di cemento sul limite del Parco marino, non servono a nulla le rassicurazioni del titolare dell’impresa esecutrice. Le ricadute negative nella baia di Soverato sono ormai inevitabili. Tutto quel cemento sta lì. Quelle centinaia di blocchi, di un metro cubo e mezzo ciascuno, superano il livello della spiaggia di un metro e mezzo in altezza (ciò è specificato anche nelle tavole del progetto) e la sabbia non potrà mai ricoprire tutto. Non è impatto questo? Non c’è niente di bello e di rassicurante in queste “grandi opere” e ancora più inquietante è la certezza che quei pennelli tratterranno la sabbia che non potrà arrivare nella baia e questo provocherà l’erosione di questa bella e unica spiaggia.

 

Questo è ciò che tutti gli esperti interpellati a suo tempo dal comitato “Salviamo la scarpina” hanno affermato. Tutti pareri concordi sugli effetti negativi che tali opere avranno all’interno della baia e del Parco marino ed esattamente il contrario di quello che sottoscrivono i progettisti. E non vale il monitoraggio che i subacquei attuano sui fondali soveratesi: secondo il titolare dell’impresa appaltatrice i cavallucci non si sono spostati a causa dei pennelli già realizzati.

 

E non vale il monitoraggio che i subacquei attuano sui fondali soveratesi: secondo il titolare dell’impresa appaltatrice i cavallucci non si sono spostati a causa dei pennelli già realizzati.

Chissà poi perché le piante marine che vivevano nei nostri fondali e davano ospitalità ai cavallucci marini sono scomparse senza un motivo e una colonia di ippocampi – specie delicate e protette – che popolavano queste acque da tantissimo tempo, a un certo punto hanno deciso di migrare.

Si è salvata la zona della Scarpina da un’opera fortemente impattante e dannosa grazie ai pareri negativi del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Calabria. Una battaglia vinta dal comitato “Salviamo la Scarpina” che ha in qualche modo limitato i danni.

Gli amministratori soveratesi si sono fatti carico di una grande responsabilità che peserà sul futuro di Soverato.

Ciò che fa ancora più male è sapere che si è deciso di realizzare questi mostri non perché ce ne fosse realmente bisogno, ma solo per non perdere i finanziamenti. E non è neanche vero che sia stato imposto tutto dall’alto: ce lo dicono i documenti. Il 28 aprile 2015 il Commissario straordinario, “avendo rilevato profili di illegittimità”, annullava in sede di autotutela la deliberazione della Giunta comunale n. 38 del 6 agosto 2014 relativa al progetto dei lavori di Recupero e riqualificazione del waterfront a sostegno della struttura portuale.

La stessa delibera commissariale veniva annullata dalla giunta comunale il 22 giugno 2015 “sussistendo il concreto rischio di perdita di ingenti fondi regionali”.

Ma non basta avere i fondi, bisogna saperli spendere bene, per opere necessarie e solo dopo aver ricercato e individuato le cause di un problema, ammesso che un problema ci sia. Denaro pubblico speso male con l’aggravante di danni al patrimonio ambientale, archeologico e paesaggistico, le vere grandi risorse di Soverato.

La spiaggia e il mare di Soverato avevano un loro equilibrio che andava semplicemente rispettato; rompendo questo equilibrio niente sarà più come prima.

Sarà purtroppo il tempo a dimostrare chi aveva ragione e non ne occorrerà neanche molto. E dopo? Si avrà il coraggio di ammettere gli errori e rimuovere quelle brutture o si continuerà a perpetrare questo scempio con altri squallidi rimedi altrettanto dannosi?

 

Italia Nostra “Paolo Orsi” Soverato – Guardavalle

 

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