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Data: 18 Luglio 2020

Viaggiatori del Grand Tour nella Magna Graecia

“Vedo quanto sia difficile giudicare un Paese, lo straniero non vi riesce e l’abitante solo con difficoltà”

 J.W. Von Goethe 

A partire dal ‘700, l’Italia  ha costituito per un gran numero di visitatori una meta agognata grazie alla storia antica ed al suo ricco patrimonio artistico; questi viaggiatori un po’ speciali erano capaci di percorrere migliaia di chilometri rischiando la vita pur di vedere con i loro occhi capolavori d’arte e le bellezze naturali che avevano a lungo studiato e letto sui libri.

Richard Lassels nel suo “Voyage of Italy” (1670)  usa l’espressione Grand Tour per la prima volta. Non solo Roma, Firenze, Padova, Bologna, Venezia, ma anche il sud Italia con la Campania, la Puglia,  la Calabria e la Sicilia, ci lasciano testimonianze di importanti viaggi documentati.

Dalla fine dell’800 in poi, quando il Grand Touruna forma di pellegrinaggio culturale e nello stesso tempo  sentimentale attraverso i territori della Magna Grecia, era ancora considerato “il viaggio della vita” per gli intellettuali di tutta Europa ed il baricentro del viaggio si va spostando sempre più verso il Mezzogiorno, perché lì sono le radici della civiltà e lì sopravvivono riti e miti che la civilisation ha ormai cancellato.  Anche la Calabria fu interessata a questo colto flusso turistico  ed in particolare la città di  “Cotrone”, così si chiamava la città alla fine dell’800 fino al 1928, fu una delle mete preferite di viaggiatori-studiosi inglesi francesi e tedeschi, appassionati conoscitori del mondo classico e desiderosi di visitare le vestigia di quella che era stata una delle più rinomate colonie della Magna Grecia.

Tra i viaggiatori che visitarono la città tra il XIX ed il XX secolo,  François Lenormant-1870-  George Gissing-1897  Norman Douglas-1915 – Paul Bourget  1890- Henry James Forman-  1911 – Henry Morton 1915-  Edward Hutton-1928.                      

Ebbene  questi personaggi, tutti stranieri,  pur a distanza di anni, hanno visitato Cotrone, soggiornando presso l’Albergo Concordia, nell’allora piazza Vittoria, rendendola famosa con i loro scritti. Dopo quasi un secolo di colpevole dimenticanza, questo antico edificio è stato finalmente conosciuto e rivalutato. Anche questa volta grazie ad un altro straniero, il prof. Pierre Coustillas, accademico di Lille, presidente del Gissing Trust, maggiore studioso dello scrittore inglese vittoriano George Gissing, perché,  grazie ai suoi studi ed alle visite fatte a KR nel 1969 e nel 1998 alla ricerca dei luoghi sapientemente descritti dal romanziere,  ha saputo suscitare interesse nei confronti dello scrittore e della sua opera.

Vediamo da vicino quei viaggiatori che hanno visitato la Magna Graecia e Cotrone alloggiando presso l’albergo Concordia e che hanno parlato della città nei loro libri, ed in particolare  Lenormant, Gissing e Douglas, il cui nome è stato apposto su una targa di marmo il 6 marzo 2011 da Italia Nostra presso la stazione ferroviaria di Crotone, a ricordo della loro visita alla città dopo aver percorso l’antica linea ferroviaria jonica (1865-1875) ed essere scesi alla stazione di Cotrone, inaugurata il 31 maggio 1974.  Una targa di marmo in loro onore era stata apposta alcuni anni prima alla parete di ingresso dell’albergo Concordia il 22 Giugno 2002 a cura del Rotary Club di Crotone.   

Francois Lenormant  (Parigi 17 gennaio 1837-  9 dicembre 1883)   professore di archeologia assirologo numismatico visitò la Calabria in treno da Taranto a KR nel 1879. Nel 1882 da Catanzaro parti per la Lucania e poi per Napoli. Il frutto dei suoi studi venne pubblicato ne La Grande- Grèce: Paysages et Histoire scritta nel 1881, tradotta da Armando Lucifero nel 1933 mentre la riedizione fu rielaborata nel 1975 da Pugliese Carratelli.  Tale opera ispirò il viaggio di Gissing e di Douglas che percorsero lo stesso itinerario di Lenormant alla ricerca dei luoghi e dei personaggi descritti dall’archeologo.

Nei capitoli X ed XI Lenormant parla di Cotrone:..”Una graziosa città di  ottomila anime, che si estendeva su  una collina avanzata nelle acque del mar Jonio. Nella parte centrale della città, due strade ad arcate si tagliavano in croce ed era lì che si trovava l’unico albergo, Hotel  Concordia con camere pulite e con buona cucina.                                                                                                                                

 

Poi la descrizione del promontorio di Capo Colonna…”lo scenario di distruzione è la prova evidente dell’avidità dell’uomo che permise  le perdite di così prezioso patrimonio artistico. L’unica  consolazione di tanta perdita era e lo è tuttora lo splendido paesaggio naturale. Il mare con il suo colore intenso fece da  sfondo al verde della montagna. Elemento dominante l’intenso profumo emanato dai mirti, lentischi e la presenza degli ulivi che venivano coltivati in quantità sufficiente da ricoprire l’intero paesaggio”……                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             

George Gissing  ( Wakefield 22 novembre 1857- Ispoure 28 dicembre 1901)

 

Scrittore vittoriano, tra i migliori romanzieri insieme a George Meredith e Thomas Hardy, ha una brillante carriera universitaria. Nel 1876 si trasferisce negli Usa  dove guadagna da vivere scrivendo brevi racconti così da poter finanziare i viaggi in Grecia ed in Italia. Rientrato a Londra scrive dei romanzi- 1880 Workers in the Dawn- The Unclassed – New Grub Street  Born in Exile   The Odd Woman- Appassionato studioso delle antichità classiche, nel 1897 arriva in Italia, a Napoli, da dove il 16 novembre si imbarca con il traghetto Florio diretto al sud, verso lo scrigno delle memorie eterne, a contemplare le vestigia del mondo greco classico, lasciando alle spalle il tumulto industriale dell’ Inghilterra vittoriana. I luoghi visitati riservarono però brutte sorprese ad uno degli ultimi grandi viaggiatori del secolo scorso. Sbarcato dal vaporetto  a Marina di Paola, proseguì  su una carrozza per Cosenza, da  dove prese il treno per Taranto. Poi,  lungo la riviera jonica sulla storica ferrovia jonica per fermarsi ad ammirare le tavole palatine a Metaponto, le rovine di Sibari fino ad arrivare in una sera tempestosa,  il 26 novembre 1897, alla stazione ferroviaria di Crotone, come è inciso nella targa di marmo fatta apporre da Italia Nostra. Poi il soggiorno all’Hotel Concordia,  la febbre causata da una polmonite, la guarigione quasi miracolosa da parte del dott. Riccardo Sculco, medico di chiara fama e nobiluomo, che poi divenne suo amico. La visione di Capo Colonna solo attraverso la lettura del libro di Lenormant dato che Gissing non riuscì a visitare le rovine sia per il maltempo che per la febbre…              

                  … “ Fissai gli occhi su questo Capo, aguzzandoli finchè non mi parve di distinguere qualcosa, un puntolino sporgente contro il cielo….allora ricorsi al cannocchiale, e subito quel puntino divenne visibile, simile ad un faro. E’ una colonna dorica, l’unico sostegno che sia rimasto del grande tempio di Era”…. ….” Che ne è stato delle rovine di Crotone? Nella squallida cittadina di oggi non resta traccia dell’antichità. Eppure una città cinta da mura della circonferenza di 12 miglia non doveva sparire facilmente dalla faccia della terra.”…

Foto Capo Colonna – photo by Marcello Macrì

Foto Capo Colonna – photo by Marcello Macrì

 La visita agli aranceti di Crotone – come aveva letto dal libro di Lenormant –  Il suo incontro con il sindaco, marchese Anselmo Berlingieri, per chiedergli il permesso di visitare la sua proprietà vicino all’Esaro. Del sindaco  lo scrittore ha una pessima opinione, per l’arroganza del suo porgere, …”Senza nulla toccare”.. Mentre ha un’ottima opinione del custode del camposanto, Giulio Marino, che ha creato dal nulla un giardino con gerani di 10 varietà, salvia, rosmarino… Marino era stato il valletto del barone Luigi Berlingieri, che aveva accompagnato a Londra.    

Norman Douglas nel suo Old Calabria farà ricerche sia sui personaggi del Concordia che sul custode del camposanto…”che ne è dell’altro amico di Gissing, il cortese custode del cimitero? Morto (1901), come gli uomini dei quali curava le tombe, come lo stesso Gissing (1903)” . Gissing morì nel 1903 e fu sepolto a Saint-Jean-de Luz in Aquitania.                                         Gissing  ebbe grande riconoscenza e stima per  il dott. Riccardo Sculco, (1855-1931)- un bravo medico di nobile famiglia che lo aveva salvato dalla polmonite  Ne divenne grande amico.                                          

Il dott. Sculco fu il primo medico a Cotrone ad utilizzare il chinino – ricordato per l’ episodio del colera a C. Colonna- nel 1887 – quando  via mare andò con il sindaco a C.Colonna,  curò i  malati  e fece seppellire  i morti in un sarcofago con la calce viva  per fermare l’epidemia. Per riconoscenza  il Sindaco fece erigere un  bassorilievo nella cappella funeraria Berlingieri,  poi donata al Comune – Riccardo Sculco fu sindaco nel 1890. Portò l’energia elettrica a Cotrone. Il fratello, Nicola Sculco (1846 1913),  storico, scrisse Capocolonna attuale e Ricordi sugli avanzi di Cotrone.    

La malattia aveva impedito a Gissing di recarsi a Capo Colonna (capo Nao). …” Appena mi fossi potuto alzare, sarei dovuto fuggire da Cotrone ma  voltare le spalle  al promontorio Lacinio senza aver visitato il Capo né le rovine del tempio mi sembrava una disgraziata necessità che avrei deplorato per tutta la vita…”.

Capo Colonna

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

Il viaggio di Gissing prosegue poi in treno per Catanzaro, dove sosta per alcuni giorni, per Squillace, nei luoghi di Cassiodoro, per arrivare poi a Reggio Calabria, dove fece visita ad un piccolo museo archeologico (comunale) con una altrettanto ridotta biblioteca di testi archeologici. Gli fu chiesto di firmare il registro dei visitatori , erano perlopiù tedeschi. Alla prima pagina era scritto Francois Lenormant  membre de L’Institut de France” 1882 ….

Lo scrittore annota tutti i dettagli del viaggio, prepara anche bozzetti di disegni, in modo minuzioso così da trascriverli nel suo diario di viaggio,  “Sulle rive dello Jonio”, pubblicato a Londra nel 1901.   Il libro  ci appare dunque come un  diario di viaggio, documento di una sorta di geografia sentimentale e privata del Sud,  il  racconto di un’esperienza di viaggio originale ed insolita  che pone al centro la ricerca intima del sé di chi viaggia insieme alle immagini vive della diversa realtà meridionale, con la scoperta del nuovo stato sociale nella difficile congiuntura post unitaria. Gissing sa cogliere i segni del cambiamento e la nascita di figure sociali e luoghi che appartengono già al moderno. Il  mezzogiorno post unitario non sfuggi alla devastante  modernizzazione così, in un paesaggio di antiche rovine, divenuto campo di macerie, lo sguardo dello straniero colto si aggirò perso e stupefatto per cogliere una traccia, una pietra, l’ombra del passato fuggito. Emblematico l’addio commosso che Gissing porge al mar Jonio, prima di partire da Reggio Calabria. 

          …”Solo e silenzioso ascoltavo lo sciacquio dell’onda….; e mentre davo un ultimo sguardo in direzione dello Jonio avrei voluto potermi aggirare senza fine nel silenzio dell’antico mondo, dimenticando il presente ed ogni suo suono”…

                                                                                                                                                                                                                                            Norman Douglas  Nasce a Thùringen nel Vorarlbelg-Austria 8 dicembre nel 1868-scompare a Capri il 7 febbraio 1952. Nel  1915 pubblicò Old Calabria , frutto di almeno 7 visite tra il 1907 e nel 1947 in Calabria.  Appassionato cultore di biologia e scienze naturali,  viaggio’ molto in Italia e nel mezzogiorno e  visse a lungo a Capri, cittadino onorario come Benedetto Croce. Amò molto i paesaggi della Calabria e sopra tutto le montagne, che percorse a piedi. Nel 1908 intervenne a soccorso dei terremotati di Reggio Calabria e di Messina. Lottò contro la schiavitu’ dei bambini siciliani che raccoglievano pomice a Lipari. Scrisse Moving Alone, un viaggio a piedi in Calabria nel 1937. Parco Old Calabria, a lui dedicato, ha sede a Torre Camigliati in Sila.

Da Old Calabria, un brano dedicato alla foresta del Gariglione in Sila.

“Il Gariglione era un autentico unwald  o giungla vergine: non esiste nulla di simile nelle Alpi. All’epoca della mia visita Gariglione era dunque una foresta vergine, mai sfiorata da mano umana, …un impenetrabile groviglio di alberi costituito dai garigli (quercus cerris) da cui deriva il suo nome e da migliaia di abeti barbuti…  Sembra che la foresta sia stata venduta per 350.000 lire ai tedeschi: il suo silenzio primordiale è rotto da un esercito di 260 uomini che abbattono alberi con sorprendente rapidità, Scompare così un’altra oasi di bellezza. CHE RIMARRA’ DELLA SILA QUANDO AVRA’ PERDUTO LE SUE FORESTE?    

Lo scrittore ambientalista Francesco Bevilacqua ha pubblicato recentemente con l”editore Rubbettino un bellissimo libro “Sulle tracce di Norman Douglas- Avventure tra le montagne della vecchia Calabria”.  Mi piace citare un brano particolarmente significativo:…… “In un tempo in cui i luoghi antropologici scompaiono, si estinguono (paesi, campagne, montagne) e l’atopia, come la chiamò Eugenio Turri, dilaga, in un’epoca in cui si espande rapidamente lo spazio anonimo, uguale, omologato, che non è più storico, identitario, relazionario, e diventa non-luogo, (Marc Augè), in un momento storico in cui diviene malattia endemica “quell’amnesia dei luoghi” che ci porta a massacrare il paesaggio ed a svendere il territorio, ecco che Norman Douglas può servire a risvegliarci da quel coma profondo nel quale siamo caduti come calabresi, rispetto a noi stessi, alle nostra Identità, alle nostre Patrie, e farci riacquistare  quell’orgoglio, quella consapevolezza non retorici che ci porteranno a progettare per la nostra terra, un futuro dal cuore antico, come avrebbe detto  Carlo Levi.”

 

Norman Douglas anticipa, nelle interessanti pagine di Old Calabria, quel grido sconsolato di dolore e di denuncia che ancora oggi Italia Nostra ed altre associazioni  elevano contro i tagli indiscriminati di alberi  nei  boschi del Parco nazionale della Sila e del Pollino da parte di gente senza scrupoli, che baratta la vita di queste meravigliose creature – anche secolari – per denaro, consentendo che  un rilevante e prezioso patrimonio forestale e di biodiversità  finisca  in cenere. Una situazione intollerabile  che richiede interventi di controllo più efficaci e costanti per fermare al più presto questa insopportabile strage.

 

Lì, 18 luglio 2020                            

Teresa Liguori vice Presidente nazionale Italia Nostra

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

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