Italia Nostra

Data: 2 Novembre 2016

L’Arbitraggio Culturale: nuove frontiere nella gestione del patrimonio culturale e del turismo

27 ottobre 2016

Fondazione Riccardo Catella

L’importanza del patrimonio culturale del nostro Paese è nota a tutti. La sua tutela è richiamata tra i principi costituzionali (art.9) ed è assicurata dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs 42/2004).

La competenza è fissata dalla Costituzione (art.117) che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva in materia di tutela e alle Regioni la competenza in via concorrente per la valorizzazione. Con il termine concorrente si definisce il concorso tra Stato e Regioni ove il primo fissa i principi e le seconde provvedono alle norme di attuazione programmatica.

Nel quadro degli indirizzi di valorizzazione troviamo, importantissimo, l’Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei. D.M. 10 maggio 2001.

Il nostro Paese annovera 3.847 musei, 240 aree archeologiche. Nel 2014 i visitatori di musei e aree archeologiche (dati MiBact) sono stati 38.424.587, saliti nel 2015 a 43.288.366. Dall’atto d’indirizzo si è ottenuto un processo di valorizzazione che ha visto le Regioni procedere verso modelli d’accreditamento basati sui servizi offerti dalle raccolte e dai musei, ma molto può essere ancora fatto. I Musei espongono i propri beni, ospitato eventi temporanei, svolgono attività di ricerca, erogano servizi anche i terzi.

Il Mondo

IMG_8541Nel mondo, nel 2015 si è registrato un incremento del 4,4% rispetto al 2014 raggiungendo un record di 1,19 miliardi di viaggiatori quando nel 1990 erano complessivamente 435 milioni. Nei primi sei mesi del 2016 vi è stato un ulteriore incremento del 5% e si stima che sino al 2030 si manterrà un incremento annuo del medio del 4%. L’Europa è data con una progressività del 4,7%. Si stima che il turismo internazionale abbia generato nel 2015 una spesa complessiva di 1.110 miliardi di euro con un aumento del 3,6% sul 2014. La ripartizione per macroaree vede l’Europa protagonista con una quota del 36,4% ovvero circa 400 miliardi di euro.

Secondo il WORLD Travel & Tourism Council (WTTC) il settore viaggi e turismo pesa per il 9,8 % del PIL mondiale circa 6.500 miliardi di euro nel 2015. Si stima che questo settore impieghi 108 milioni di lavoratori pari al 5% della occupazione totale.

L’Italia

Rispetto al 2014 il settore turistico è cresciuto nel 2015 del 3% con 109,7 milioni di visitatori e i valori medi di permanenza di 3,5 giorni, con una spesa media pro capite giornaliera di 107 euro. Il valore aggiunto generato dai loro consumi è stimato in 37,6 miliardi di euro (da Piano Strategico del Turismo del MiBact).

L’analisi potrebbe poi essere più approfondita, ma già questi dati attestano un crescente interesse mondiale per il turismo che concentra nel 50% la sua attenzione in Europa ove l’Italia da sola attrae un sesto dei visitatori. Un’analisi del fenomeno è complessa, ma registra un incremento del reddito in paesi popolosi, Cina, India, Estremo Oriente, Sud America. A ciò si aggiunga un oggettivo miglioramento dell’offerta culturale pubblica (flussi nei musei).

Questi dati dimostrano come il turismo sia uno dei settori a progressiva crescita planetaria, e, in particolare, l’Europa la macroarea di più significativo interesse con l’Italia ai primi posti tra i Paesi in cui risulterà più interessante investire. Il turismo culturale è parte importante del flusso di visitatori, interessati al territorio, disponibili a investire una somma maggiore giornaliera rispetto alla stanzialità balneare o montana.

Diviene così interessante l’investimento in questo settore da parte di operatori finanziari quali i Fondi.

Negli anni gli investimenti in Italia hanno interessato settori quali, la moda, il real estate, il settore alberghiero, il design, la meccanica di precisione, il settore-auto moto e, in genere, il Made in Italy. Ora possiamo immaginare scenari interessanti nel mondo culturale.

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La rifunzionalizzazione di grandi complessi storico-monumentali e d’archeologia industriale, ad esempio, potrà trovare nuova destinazione in istituti culturali, quali musei, laboratori di ricerca e restauro, centri di didattica, documentazione ed erogazione di servizi culturali. Le nuove destinazioni d’uso dovranno essere compatibili con le caratteristiche del monumento e non pregiudicarne l’integrità, ma il processo di valorizzazione, ben sintetizzato all’art.6 del Codice dei Beni culturali, dovrà avvenire nel più rigoroso rispetto della tutela.

Non si pensi che l’unica destinazione possibile sotto il profilo reddituale sia l’hotel, ma cerchiamo di perseguire un’offerta culturale che riempia gli hotel tutto l’anno. Immaginiamo quindi contesti che offrano e producano cultura creando valore e occupazione qualificata.

I musei, secondo il citato documento d’indirizzo sugli standard possono proporre, l’esposizione delle proprie opere, ospitare eventi temporanei (mostre, concerti, ecc.), effettuare ricerca e documentazione, erogare servizi culturali anche a terzi,  fare formazione e didattica, promuovere servizi aggiuntivi e di marketing culturale territoriale, divenire centri di produzione e di offerta d’immagine, gestire un marchio e ogni forma di diritto d’opera e d’immagine, patrocinare servizi culturali integrati.

Andranno poi sviluppate altre offerte culturali quali la gestione e la valorizzazione del sistema ferroviario storico. Il flusso di visitatori sempre in crescita e la potenzialità dell’offerta consente d’immaginare musei ed istituti culturali che, gestiti da privati in proprio o in concessione e finanziati da soggetti terzi, come appunto i fondi, possono produrre utile attraverso una politica dei prezzi adeguata e su standard internazionali, attraverso la vendita di servizi e attraverso la gestione dei propri diritti. Dobbiamo e possiamo dimostrare che un Museo non solo può sostenersi, ma può anche produrre reddito. Lo Stato potrebbe intervenire con una revisione della politica fiscale tra questa l’applicazione dell’art bonus alle attività culturali private.

Il Presidente di Italia Nostra

Marco Parini

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