News dal territorio

28-10-2019

Nuovi noccioleti in provincia di Macerata: quando il vuoto della pianificazione territoriale regionale lascia il territorio alla mercé del più forte

Alla fine stanno arrivando: i noccioleti, richiesti da due multinazionali come la Ferrero e la Loacher, muovono i loro primi passi nei nostri territori. Apprendiamo da fonti giornalistiche che la cooperativa agricola Montesanto di Potenza Picena sta per iniziare l’impianto di questi arboreti in terreni di sua proprietà in zone imprecisate dell’entroterra maceratese. Non ne sappiamo l’estensione, ma durante la presentazione del progetto “Nocciola Italia” della Ferrero (tenutasi lo scorso 12 aprile all’abbadia di Fiastra e organizzata proprio insieme alla stessa Montesanto) si parlava di appezzamenti minimi da 100 ettari che, per diventare remunerativi dovrebbero arrivare ad almeno 500 ettari. Per le Marche, la Ferrero si aspettava l’adesione di almeno 1000 ettari di territorio tramite la sottoscrizione di un contratto della durata ventennale. È invece della scorsa estate la presentazione a Matelica del progetto “Nocciole insieme” della Loacher ma non ne conosciamo lo stato di attuazione e le adesioni in termini di estensioni di territorio (si parlava durante la presentazione del progetto di un’azienda potenzialmente interessata a Loro Piceno di 120-150 ettari).

Ora, quanto sta avvenendo accende le nostre preoccupazioni anche se, vogliamo dirlo sin da subito, qui nessuno è contrario alla coltivazione dei noccioleti. Siamo infatti convinti che ogni attività agricola svolga un’importante funzione di manutenzione del territorio ma, affinché tale opera abbia risvolti realmente positivi su tutto l’ambiente, è necessario che quell’attività sia sostenibile.

Cosa significa che i nuovi noccioleti devono essere sostenibili? Nelle scienze ambientali ed economiche, è sostenibile quell’attività in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri. Un ecosistema in equilibrio è implicitamente sostenibile.

Da quanto appena detto appare evidente la centralità della pianificazione territoriale, quell’attività amministrativa al cui interno  vengono compiute delle scelte per il futuro di un territorio alla ricerca di quell’equilibrio: la nuova coltivazione porterà dei cambiamenti i cui impatti possibili dovrebbero essere dimensionati, valutati all’interno di un sistema complessivo e, se necessario, risarciti o mitigati con interventi compensativi, affinché le generazioni successive possano ancora godere di quell’ambiente.

La regione Marche, purtroppo, non brilla in termini di pianificazione. Tutt’altro. E da qui deriva la nostra preoccupazione. Abbiamo una legge regionale urbanistica del 1992 quando tutte le altre regioni d’Italia hanno normative in ambito di gestione del territorio molto più avanzate e moderne; abbiamo un piano paesistico ambientale del 1989 tanto disatteso quanto superato e adeguato solo preliminarmente alle prescrizioni del codice del paesaggio del 2004; una norma regionale di impatto sugli impianti fotovoltaici uscita solo nel 2010, quando oramai le nostre campagne erano già state ampiamente devastate; per giungere infine alla mitica e vergognosa VIA ex post del 2013 con cui si autorizzò, in provincia di Macerata, la realizzazione di due impianti a biogas precedentemente realizzati….

Anche nel caso dei noccioleti i presupposti non sono purtroppo incoraggianti. Durante la presentazione del progetto della Ferrero si parlò della redazione preliminare a qualsiasi nuovo impianto di una carta della vocazionalità, una mappa dei terreni con i requisiti necessari per la coltivazione delle nocciole. Noi non ne abbiamo notizia: qualcuno dei gentili lettori ne ha qualcuna?

Chiudiamo facendo nostro l’appello che Alice Rohrwacher rivolse all’inizio di quest’anno ai presidenti di Umbria, Toscana e Lazio, regioni nei cui territori  la nota regista rilevò i pesanti danni inflitti al paesaggio proprio dal massiccio impianto di nuovi noccioleti: “Scrivo nella speranza di trovare sia un’istituzione che abbia a cuore il proprio territorio e chi lo abita, sia una politica desiderosa e capace di pensare uno sviluppo vero e comunitario, sostenibile per tutti… Quali saranno i contraccolpi di un cambiamento così radicale del paesaggio, quali saranno le conseguenze dei trattamenti, dei fertilizzanti, dei diserbanti di una coltura così intensiva? Sono state fatte le dovute valutazioni di impatto ambientale, sulla salute pubblica, sulle preziose falde acquifere, sulle relazioni socio-economiche, sul turismo, per trasformazioni di tali vastità? Sono state coinvolte le istituzioni competenti, le Università, i comitati, la società civile per valutare se questa trasformazione sia davvero positiva per il territorio nel suo insieme? Se ritengono positivi tali cambiamenti, invito i tre presidenti a spiegarli a me e alle tante persone come me che assistono attonite a questa trasformazione. Se invece condividono le nostre preoccupazioni, agiscano quanto prima nel riprogettare le politiche di sviluppo di un territorio che appartiene a tutti noi.

Attendiamo fiduciosi le risposte dei nostri amministratori.

Macerata, 27 ottobre 2019

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