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14-01-2019

Oltre la maschera il futuro: riflessioni di Benedetto Tilotta

Si è tenuto sabato 12 gennaio alle ore 18,00, presso la saletta dell’EcoMuseo Monti Climiti a Melilli, l’incontro Oltre la maschera il futuro a cura di Benedetto Tilotta, artista melillese e socio di Italia Nostra sez. Melilli.

Un momento di riflessione dedicato alla maschera. «Che cos’è la maschera? Perché la maschera? E perché il futuro?»

Ponendo questi interrogativi Benedetto Tilotta ha subito centrato il tema: «In apparenza le risposte sembrano fin troppo scontate. Partendo da un concetto meramente carnascialesco, ciò che ci sarebbe da dire, per quanto argomento sicuramente vastissimo, è fin troppo evidente sotto i nostri occhi. Mascherare e mascherarsi per diletto… per emulazione…per pura follia in un contesto folle che va verso una deriva irrazionalmente folle. Perché no: lo si faceva al tempo dei greci, lo si faceva nel settecento, lo si fa ogni giorno sotto gli occhi di tutti, indossando maschere per ogni occasione».

Ma qual è il risultato di questo mascherarsi?

«Il risultato di tutto ciò, diventa – continua Tilotta – un alienarsi dalla verità della vita, chiusi nel nostro piccolissimo io, che ci stritola sempre più facendoci diventare, di volta in volta, sempre più un biscotto… un pannolino… una crema di bellezza. In questo caso, i media fanno di noi ciò che vogliono. Ci costringono a seguire certi dettami che sono solo illusione parossistica inneggiante ad un futuro mai esistito e che mai si potrà raggiungere. Come in un orizzonte virtuale dove più corriamo per raggiungerlo e più esso si allontana da noi».

La maschera, quindi?

«Questa piccola scultura portatile (come la definì Amleto Sartori prima, e suo figlio Donato dopo) è in grado da sola – risponde Tilotta – di dare le risposte a questa grottesca parabola discendente a cui ci costringono i mostri e i fantasmi di tutti i giorni che si chiamano vita.

Vita in quanto bellezza di per sé innocente, ma fatta cattiva da quanti hanno il bisogno di affermazione personale a discapito dei più.

Parlo della vacuità delle mode… dei media… del consumismo… del terrorismo… della paura di quanti guardano alla vita con speranza nel futuro, restandone poi regolarmente delusi e chiudendosi sempre più poi, in quel mondo virtuale che la civiltà forzata ci ha costruito intorno. Per i nostri agi dicono… per comodità e velocità insistono.

Ma nei fatti le gabbie dorate hanno sempre asservito un sistema occulto che controlla ogni nostra mossa».

Quale la funzione della maschera, allora?

«La maschera, in questo mondo lontano, seppur sotto i nostri occhi, ingiallisce e la si pensa anacronistica ed assolutamente inutile. Ma nei fatti, rimane l’unica via libera… veramente libera verso la libertà. Si districa, abile e consapevole, fra le trappole della vita ed i dolori del mondo restandone immune. Si batte ferocemente con lo scontato ed il superfluo. Si afferma nella mente dell’uomo come unico “alter ego” di tutto ciò che vorremmo non avere, ma di cui ormai abbiamo bisogno in un modo irreparabile.

La maschera perciò, diventa l’unico paradigma coniabile per guardare al futuro con speranza».

Perché la commedia dell’arte con le sue maschere?

«Come voce più vicina ai nostri tempi, essa si è assunta la responsabilità – conclude Tilotta – di lottare contro il potere costituito. Ha rifatto il maquillage a quella società gretta del cinquecento che usava, assieme ai preti col loro potere, il teatro come strumento per ricchi, quindi elitario, purgando ogni allusione sarcastica verso i potenti… ogni riferimento sessuale… ogni parolaccia… ogni bisogno di quanti ritenuti bifolchi e gente del volgo, anche con la morte.

La neonata Commedia dell’Arte quindi si è schierata dalla parte dei deboli… del popolo. E’ proprio del cinquecento il privilegio di annoverare nella sua prima metà, la nascita dei guitti: i primi attori nomadi. Compagnie che hanno dato la propria vita in nome di qualcosa di nuovo che avrebbe dato poi la stura a tutte le forme di arte moderna sin da quel momento.

Il tutto per più di quattrocento anni … fino ai giorni nostri. Ecco quindi il futuro».

«Benedetto Tilotta è uomo poliedrico dal fine ingegno – sostiene la prof.ssa Nella Tranchina, Presidente IN – Melilli – che riesce a condurci lungo nuovi sentieri della conoscenza e del sentire. Anche questa volta ci ha dato interessanti suggestioni».

L’evento è stato introdotto da un preludio musicale del duo di violoncello Valentina Scuto e Francesca Tilotta.

Addetto stampa

Alessandra Privitera

3494620291

 

Brani eseguiti

La M° Valentina Scuto, in qualità di violoncellista ha eseguito:

  1. Suites n.1 per violoncello solo, di Johann Sebastian Bach

In Duo con la violoncellista Francesca Tilotta:

  • Gabriel’s Oboe, brano musicale scritto da Ennio Morricone per il film Mission
  • Canone, di Johann Pachelbel

Italia Nostra Onlus