Appelli

19-10-2016

Ospedale unico a Fosso Sejore significa disastro ambientale

Probabilmente abbiamo assistito ad una farsa: i sindaci che litigano, Fano che propone Chiaruccia, Pesaro che risponde Muraglia. Invece era già tutto deciso da tempo: Fossosejore  mette tutti d’accordo.

fossosejoreUna scelta scellerata, uno scempio ambientale, un ecomostro che distruggerà la conca verde formata dall’erosione della falesia solcata dal torrente Sejore che scorre da secoli convogliando le acque di versante e portando la sabbia verso la linea di costa, approdo piceno nel VII secolo a.C.  Un processo naturale che sarà sconvolto dalla costruzione dell’ospedale che andrà a insediarsi su 1600 pali d’acciaio profondi 20 metri, necessari  a superare l’instabilità del terreno costituito in prevalenza da sabbia e ghiaia sedimentati dal Fosso Sejore.

Il torrente sarà tombato e si dovrà costruire una vasca di laminazione grande come una piscina olimpionica per evitare eventuali esondazioni. L’assenza di una viabilità alternativa alla Statale Adriatica, spesso intasata, specie durante la stagione estiva, renderà necessario lo sfondamento delle colline per creare le nuove infrastrutture che ci costeranno nove milioni di Euro. Senza contare la spesa per l’acquisto dei terreni dai privati.

Una gigantesca colata di cemento che seppellirà tutto il piede della falesia, soprattutto verso Fano, per i servizi, i parcheggi, le piazzole per l’eliambulanza, le strutture residenziali per i parenti dei malati e la lottizzazione che probabilmente seguirà, già invocata dalla proprietà. Insomma un disastro ambientale in un sito che è tutelato da innumerevoli vincoli: dei corsi d’acqua, dei versanti collinari, delle specie arboree, della costa, dell’avifauna; area di interesse archeologico e paesaggistico, Zona a Protezione Speciale, Sito di Interesse Comunitario.

Ma chissenefrega! Tutto pur di compiacere gli unici che avranno un vantaggio da questa colossale operazione speculativa,  i proprietari, i costruttori e gli operatori dell’edilizia. Non c’è un altro movente in questo delitto ed è un modus operandi che si ripete nel resto della regione, a Macerata e a Fermo.

Smantellati  i piccoli ospedali che hanno sempre garantito la salute dei residenti nei centri dell’interno, il punto di pronto intervento affidato alle sole ambulanze. E non si venga a dire che è più conveniente dal punto di vista economico, perché gli ospedali di Cattolica, Riccione e Rimini che distano tra loro meno di Pesaro e Fano sono gestiti con perfetti criteri di economicità, anzi sono le mete preferite dei pazienti pesaresi, della cosiddetta mobilità passiva. Romagna docet.

Infine, dulcis in fundo: come intendono finanziare l’ecomostro? Con la finanza di progetto, cioè senza una lira e senza considerare il fallimento sicuro, come emerge da uno studio della Bocconi che riferisce il fallimento di nove progetti su dieci nella realizzazione di opere pubbliche con project financing. In Toscana il gruppo Astaldi che ha realizzato gli ospedali di Prato, Pistoia, Lucca e Apuane li ha appena messi  in vendita, mentre il gruppo Condotte ha venduto a una società britannica l’ospedale di Empoli e la centrale energetica del polo ospedaliero di Firenze, realizzati in project financing. Ospedali trattati come prodotti  finanziari, qualcosa che si compra e si vende come i titoli, le azioni, le obbligazioni e i derivati. Alla faccia della salute dei cittadini!

 

Federica Tesini

Presidente di Italia Nostra Sezione di Pesaro e Fano

 

 

Italia Nostra Onlus