News dal territorio

07-12-2018

Osservazioni piano rimodulato Fossa Combratta

Condividiamo le osservazione presentate dalle altre associazioni ambientaliste e anche dagli uffici tecnici del Parco. Da parte nostra osserviamo che il profitto del singolo industriale viene a sommarsi alla superficialità delle istituzioni e la conseguenza sotto gli occhi di tutti è purtroppo una grave alterazione dell’ambiente. Il danneggiamento ambientale, perché di questo si tratta, è già in atto con la costruzione “per la sicurezza degli operai” di un’opera mastodontica, sulla quale la Ditta avrebbe investito 600.000 euro, ovvero il para massi imposto dalla ASL PISLL con N. O. del Parco e che la stessa ASLPISLL dichiara che, se lasciato in situ, senza opere di manutenzione, “può costituire un pericolo”.

Dunque non solo danneggiamento ambientale, ma con l’innesto oggi di situazione di pericolo che prima non c’era. Devastazione ambientale di nuova creazione è stato il tentativo di creare uno sbocco alternativo, per evitare di passare dalla strettoia del paese di Bergiola, senza alcuna autorizzazione, in terreni privati e demaniali, che nella relazione paesaggistica dell’arch. Moisè del 25/3/2018 viene così descritta: <<strada sterrata che raggiunge il crinale e passa nel territorio del Comune di Massa attraverso boscaglia di castagni e carpini… di minimo impatto, seguendo l’orografia con modeste pendenze>>.

Prossima devastazione da realizzare il progetto di una strada alternativa a quella allargata abusivamente, di soli 200 metri, in area boscata, con pendenza fino al 25%. E veniamo al progetto originario e alle sue modifiche coincidenti con una variazione societaria e all’interesse specifico di tornare a lavorare un marmo insolito il “verdello”, da lanciare nel mercato.

La cava, attiva dal 1996, sempre con modesti quantitativi, era chiusa. E’ stata riattivata, nonostante fosse nel Parco, solo nel 2016 (PCA n. 16) per un triennio e per 1.370 mc (il 30% del quantitativo previsto dal PIT, PIT riscritto dalla politica con il supporto di un avvocato e di un geologo delle imprese). E qui si pone un quesito al Parco: era obbligatorio riaprire quella cava, il cui ravaneto è rinaturalizzato e le cui pareti erano ossidate? La norma contenuta nel PITè vincolante per il Parco?

La funzione del Parco non dovrebbe essere anche tutelare il paesaggio e l’ambiente? Pensa il Parco di assolvere la funzione che gli è stata assegnata di sviluppo delle condizioni economiche a favore della popolazione, creando un’azione più che negativa per il vicino paese di Bergiola, dal momento che una breve strada, obbligata, per la maggior sterrata di 1.200 m lo collega alla cava e che i camion lo attraverseranno?

In questo caso il rumore, il passaggio dei camion (anche 8 al giorno) saltano agli occhi e all’orecchio dei soli ambientalisti, per la VIAC di Sauro Gianni…tutto regolare.

Quanto allo sviluppo socio-economico che porta la nuova attività di cava, possiamo affermare senza timore di smentita che il numero degli operai impiegati direttamente e nell’indotto indicati nei piani estrattivi, va drasticamente ridotto, in genere dimezzato.

In parallelo con il cambiamento societario, si profilano all’orizzonte problemi per la sicurezza, individuati postumi anche da ASL PISLL.

E’ interessante la definizione presente in tutta la documentazione di <<grande massa marmorea per un antico taglio che ha lasciato in sito un alto potenziale di cinematismo di dimensioni ancora maggiori, rendendo impraticabili i piazzali sottostanti>>. Nessuna precisazione a che epoca risalga questo taglio fatto con il filo elicoidale: non dovrebbe essere difficile ricostruirlo dai piani estrattivi.

Qui due domande si pongono:

  • Se i geologi della Ditta lo avessero segnalato, se la ASLPISLL l’avesse individuato fin dal primo momento, il Parco avrebbe riaperto la cava?
  • Perché il Parco, venendo meno alla sua funzione e ad un suo obbligo, quando la cava ha smesso di lavorare non ha imposto il ripristino ambientale? Forse perché non c’era la necessità di un ripristino e non si individuava il pericolo?

Certamente dall’estate 2017 si profila la necessità, per la sicurezza degli operai nei piazzali di lavoro, di abbattere 58.000mc a fronte del disgaggio di 555 mc costituenti il vero pericolo.

Infatti, una situazione di pericolo si sarebbe verificata fin dall’agosto 2017 con “il crollo di una porzione della parete sud”: non ci sono noti i meccanismi che hanno provocato il crollo, non abbiamo rinvenuto foto, non ci sono descrizioni dell’evento (di notte, di giorno, di giorno lavorativo…), né sono indicati i quantitativi.

La titolarità della Ditta cambia il 28/8/2017: chissà se il nuovo socio, al corrente dell’accaduto, avrebbe confermato l’ingresso nella società!

Anche qui si pone una domanda ai tecnici della Ditta e della ASLPISLL: come mai non era stato segnalato il pericolo?

Oggi si discute di un piano in riduzione da 58.000 a 26.000 mc in cui però, ci sembra, che la sicurezza degli operatori non sia messa al primo punto dal momento che << ci si avvicina alle masse instabili senza intervenire sulle stesse>>.

La domanda è: perché non rinunciare anche ai 26.000 mc????

Allo scopo di scavare il verdello???

Chiudiamo queste brevi note tornando a quel PIT, tirato come copertina di qua e di là. Lo scrive anche l’avvocato Carcelli, che ha dato un contributo alla sua riscrittura a quanto si legge dal giornale VERSILIA PRODUCE, quando diffida il Parco per allungare i tempi di autorizzazione: <<Diritti quesiti e intangibili del PIT (art. 17 c. 14)>>.

Abbiamo in apertura segnalato che è grazie al PIT che possono riaprire cave chiuse, PRIMA DEI PIANI DI BACINO, autorizzate a scavare il 30% della precedente autorizzazione per un triennio.

Il PIT richiamato anche nel SIA, alla scheda 17, vieta la lavorazione delle cave della Brugiana, ma per il bacino di Combratta precisa <<le attività estrattive e una discarica di cava poste in prossimità del crinale del monte Brugiana all’interno del bacino di COMBRATTA interferiscono con un versante interno caratterizzato da un contesto naturale>>.

Solo perché “non visibile dalla costa” si deve distruggere un paesaggio e sottoporre il paese di Bergiola all’inquinamento delle sorgenti, al rumore e al passaggio incontrollato dei camion?

Poniamo sul piatto della bilancia la comunità e l’ambiente e dall’altro il verdello che si può acquistare ad Asiago e nel Bergamasco. Certo resta da capire come compensare l’azzardato investimento di 600.000 euro della Ditta, ma anche questa è stata una scelta degli imprenditori che avranno valutato attentamente il rischio

 

Il presidente della sezione ApuoLunense di Italia Nostra – Mario Venutelli

 Il presidente della sezione Massa Montignoso di Italia Nostra –  Bruno Giampaoli

Italia Nostra Onlus