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17-01-2019

Palazzo Beneventano di Lentini: segnalazione per la lista rossa

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Indirizzo/Località: Via Francesco d’Assisi 2/4 – Lentini (Siracusa)

Tipologia generale: palazzo gentilizio

Tipologia specifica: palazzo gentilizio

Configurazione strutturale: corte mediterranea articolata in più corpi edilizi, di diverse epoche di costruzione.

Epoca di costruzione: sec. XVIII (precedente fondazione 1436)

Comprende: l’immobile presenta una superficie costruita ed articolata in diversi corpi avente una superficie utile pari a 1700mq, mentre presenta una corte e spazi esterni pari a 4000mq

Uso attuale: negli anni ’80 Palazzo Beneventano venne utilizzato impropriamente come canile comunale e, per un brevissimo periodo, asilo nido; successivamente divenne deposito per i mezzi e la sosta dei cassonetti della nettezza urbana. Restaurato tra il 2003 e il 2010 (lavori mai ultimati). Dal 2016 bonifica, manutenzione ordinaria e straordinaria, il tutto autofinanziato, gestito e curato dalla sezione locale di Italia Nostra. Nonostante l’operato di Italia Nostra, a tutt’oggi si registrano parecchie carenze che, una volta completate, garantirebbero l’agibilità del bene, soprattutto nella zona nobiliare, nella quale non sono mai stati installati i vetri agli infissi e l’impianto elettrico; nella zona rurale, i restauri sono stati migliori, ma anche in questo caso non è stato contemplato il sistema antincendio e il piano di evacuazione che limitano tutt’ora la piena gestione e fruizione del bene.

Uso storico: palazzo della famiglia Beneventano

Condizione giuridica: di proprietà del comune di Lentini dal 1976

Segnalazione: del 12 dicembre 2018 – segnalazione della sezione di Lentini di Italia Nostra – lentini@italianostra.org

 

 

Motivazione della scelta

Il Palazzo Beneventano, presso il quartiere “Badia” di Lentini, è un bene comunale ritrovato attraverso un lungo processo di interventi di bonifica svolta dal gruppo della sezione locale di Italia Nostra. Questo sito storico rappresenta uno scrigno di memorie per la cittadinanza e per tutti quei nuclei familiari che un tempo si basavano sulla vita campestre; è stato per decenni tradito e lasciato ad usi impropri. In pochi decenni, tra gli anni ’70 e i ’90, un patrimonio librario raro, tele, suppellettili, arredi e resti archeologici delle collezioni di famiglia sono andate letteralmente in frantumi. Come in un sogno, il sito, dopo secoli di attività, perde di ogni riferimento e centralità, divenendo luogo di cattiva frequentazione, da evitare. L’immobile presenta una superficie costruita ed articolata in diversi corpi avente una superficie utile pari a 1700mq, mentre presenta una corte e spazi esterni pari a 4000mq.

Palazzo Beneventano venne acquisito a seguito di un tracollo finanziario della famiglia Beneventano tramite un’asta pubblica nel 1976, nella quale venne data priorità d’acquisto al Comune di Lentini, che divenne successivo ed attuale proprietario, acquistando il complesso monumentale per l’irrisoria cifra pari a 20.000.000 di Lire.

Negli anni ’80 Palazzo Beneventano venne utilizzato impropriamente come canile comunale e, per un brevissimo periodo, asilo nido; successivamente divenne deposito per i mezzi e la sosta dei cassonetti della nettezza urbana.

Nel 2003 l’accesso ai finanziamenti di recupero edilizio, a seguito del terremoto del 1990, permette di restaurare parte della residenza nobiliare, nella fattispecie il complesso abitativo nobile (restauro parziale).

Nel 2010 il comune di Lentini avvia la ricezione di un nuovo finanziamento, questa volta attraverso fondi Europei; vennero così restaurate (sempre parzialmente) tutte le sale anticamente destinate al lavoro contadino: stalle, scuderie e magazzini di deposito.

I lavori di restauro non vennero mai ultimati, lasciando parecchie incompiute, soprattutto nell’ala patronale, quella delle sale baronali, nella quale non sono mai stati installati i vetri agli infissi e l’impianto elettrico; nella zona rurale, i restauri hanno avuto esito migliore, ma anche in questo caso vi è una mancanza: non è stato pensato il sistema antincendio e il piano di evacuazione che limitano tutt’ora la piena gestione e fruizione del bene.

Dal 2016 bonifica, manutenzione ordinaria e straordinaria, visite guidate, laboratori didattici, museologia e museografia degli spazi in “luoghi del contemporaneo”, ripristino del “centro studi” con 1500 volumi di numismatica, wi-fi gratuito, logotipo e identità visiva del luogo, rassegne ed appuntamenti di musica, arte, letteratura, teatro ed altro; tutto autofinanziato, gestito e curato dalla sezione locale di Italia Nostra.

Dal 2017 la sezione ha bonificato ed aggiunto valore artistico-culturale e sociale anche nell’area circostante alla dimora storica (quartiere “Badia”), trasformando le palazzine abusive, poi sanate, degli anni ’70 – ’80 in “tele d’arte a cielo aperto”, da non fraintendersi con una street art

decontestualizzata, bensì un percorso d’arte d’autore che lega il sito storico alla piazza centrale della cittadina.

E’ necessario comunque riprendere quei lavori di restauro che sono rimasti incompiuti. Nonostante l’operato della sezione locale di Italia Nostra, tutt’oggi si registrano parecchie carenze che, una volta completate, garantirebbero l’agibilità del bene, soprattutto nella zona nobiliare, nella quale non sono mai stati installati i vetri agli infissi e l’impianto elettrico; nella zona rurale, i restauri sono stati migliori, ma anche in questo caso non è stato contemplato il sistema antincendio e il piano di evacuazione che limitano tutt’ora la piena gestione e fruizione del bene.

La parte più urgente per un recupero si espleta in un antico e preziosissimo tappeto litico di fine ‘700, quasi coevo a quello del sagrato della Chiesa Madre di Lentini.

Questo tappeto, in buona parte compromesso dal peso dei mezzi della nettezza urbana, non venne preso in considerazione nel piano di recupero del palazzo. Tutt’oggi presenta gravissime condizioni, con parti oramai illeggibili, ma fortunatamente facilmente recuperabili poiché le geometrie decorative sono perfettamente speculari alla parte sopravvissuta.

L’assenza di alcune grondaie sta ponendo a rischio le pitture al soffitto di alcune sale del piano nobile, le quali con le infiltrazioni d’acqua e le umidità di risalita rischiano di staccarsi, come in parte avvenuto nei precedenti anni.

 

EVENTUALI RIFERIMENTI STORICO-BIBLIOGRAFICI

I Beneventano discendono da un ramo della famiglia romana degli Orsini che, a seguito dei contrasti con Papa Bonifacio VIII, si trasferiscono in Umbria (col nome Ursolea), Venezia (col nome Urseola) e Benevento (Orsileo).

Matteo Orsileo, sposo di Flaminia Colonna, si stabilì a Benevento. Da qui “per certa ed importante inimicizia”, insieme al cugino e ad altri due gentiluomini familiari, fuggirono e da qui ancora, “dubitando tradimento”, proseguirono per la Sicilia giungendo “in Lentini appresso la Corte Regia,

ch’era allora in Catania”. A Lentini lasciarono il nome Orsileo e presero il nome di Beneventano, dalla città di provenienza.

Italia Nostra Onlus