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06-06-2019

Percorso degli Antichi Mulini a Cardeto: segnalazione per la Lista Rossa

Indirizzo/Località: argini destro e sinistro del torrente Sant’Agata

Tipologia specifica: Vecchi mulini ad acqua, a pala verticale, edificati lungo gli argini del torrente Sant’Agata sul territorio del comune di Cardeto

Configurazione strutturale: Molti dei mulini si trovano in un pessimo stato di conservazione e di abbandono, ma meritano attenzione poiché potrebbero essere un volano di sviluppo per la valle Sant’Agata e perché costituiscono un interessante esempio di archeologia industriale, inoltre testimoniano una delle importanti attività produttive svolte in passato dagli abitanti di Cardeto. Essi rappresentano ancora un legame affettivo e un ricordo importante per le persone più anziane che lì trascorrevano momenti di vita quotidiana, e consentono di ricostruire i pezzetti della storia che caratterizza questo paese.

Uso attuale: L’accesso è consentito soltanto a piedi, attraversando l’argine del torrente Sant’Agata.

Segnalazione: di giugno 2019 – segnalazione della sezione di Reggio Calabria di Italia Nostra – reggiocalabria@italianostra.org

Motivazione della scelta

Spesso a risalire i corsi dei fiumi grandi e piccoli dell’Aspromonte ci si trova improvvisamente di fronte a strutture dalle forme strane e monumentali: sono le strutture poderose di antichi mulini che utilizzavano l’acqua come forza motrice. La utilizzavano con sistemi che costituivano vere e proprie meraviglie di ingegneria idraulica ed erano realizzati in legno e in granito.

Risalendo gli argini del torrente Sant’Agata, in prossimità del Comune di Cardeto, è possibile scoprire una serie di vecchi e affascinanti mulini ad acqua in pietra, del tutto abbandonati, pertanto a rischio.

I mulini di Cardeto sono tutti beni privati, appartenevano a famiglie locali e spesso erano edificati  accanto all’abitazione dei proprietari, ottima strategia per controllare che la farina non venisse rubata.

Furono molto importanti per l’economia del paese fino agli anni ’50 del 1900, in quanto numerose erano le coltivazioni di grano da portare a molitura ed essi rappresentavano un importante motore per lo stesso sviluppo agricolo del paese.

Il passaggio ai mulini moderni a cilindri decretò la dismissione di quelli ad acqua e provocò anche una certa diminuzione nelle locali coltivazioni del grano, poiché i contadini, invece di produrre la farina in proprio, vendevano direttamente il grano ai mulini industriali che, anche per motivi economici,  lo mescolavano a grani meno costosi, probabilmente  prodotti altrove.

La presente segnalazione verte soprattutto sul mulino “Cenderi” che, rispetto agli altri, si mantiene un buono stato di conservazione, grazie alla quasi totale integrità dei suoi  muri esterni, costruiti in pietra e laterizi, che, ancor oggi, appaiono abbastanza solidi.

Detto Mulino potrebbe diventare un edificio biosostenibile con macine in pietra naturale e una ruota idraulica, come quelle in uso nel secolo scorso; costituirebbe così, non soltanto un’attrazione turistica, ma anche un mezzo di produzione biologica, concepito all’insegna della biosostenibilità del territorio.

Il mulino “Cenderi”, così come gli altri mulini di Cardeto, è stato censito all’interno del Piano Paesaggistico redatto dal Dipartimento di Urbanistica della Regione Calabria tra i beni del settore  Architetture rurali e del lavoro.

Riguardo al mulino Cenderi, sarebbe possibile il totale restauro considerando il buono stato di conservazione dei muri portanti. Con delle maestranze locali capaci ed esperte si potrebbe mettere in sesto anche il meccanismo delle pale e renderlo funzionante e visibile al pubblico, anche grazie all’accessibilità facilitata.

Si potrebbe, persino, immaginare di riprendere l’antica tradizione di macinatura del grano, sicuramente più costosa rispetto a quella industriale, ma più genuina perché il grano prodotto in loco non risulterebbe alterato. Ciò darebbe nuovo incremento alla locale produzione, un tempo ampiamente praticata e consentirebbe lo sfruttamento di molti terreni che oggi appaiono abbandonati.

Per valorizzare gli altri mulini si potrebbero realizzare dei percorsi segnati, ripulire i sentieri così da rendere visitabili i resti degli edifici e segnalarli con dei pannelli didascalici specifici con tutte le informazioni. In passato alcuni sensibili amministratori avevano pensato di acquistarli e restaurarli, come avvenne nel comune di Scido in cui uno fu reso perfettamente funzionante, o come a Palmi, dove alcuni resti recuperati si conservano nel museo del folklore.

Purtroppo i mulini localizzati nelle zone di Colachecco e Maru Ninu non sono accessibili a causa dell’ingrossamento delle acque del torrente che impedisce il loro raggiungimento.

Italia Nostra Onlus