Comunicati

07-11-2010

Pompei crolla per incuria

“Quanto affermato dal segretario generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Roberto Cecchi, in merito al crollo della Schola Armaturarum a Pompei, è gravissimo. Dichiarare ufficialmente che “la manutenzione ordinaria non viene effettuata più da almeno mezzo secolo, come ha riferito Cecchi, vuol dire che allora il Ministero deve chiudere – afferma Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra -. Per noi la grave situazione in cui versa il nostro patrimonio culturale, purtroppo, non è una novità. Tutti i monumenti in Italia sono a rischio. La nostra associazione ha sempre denunciato la mancanza di manutenzione e di finanziamenti dirottati puntualmente su imprese inutili, su mostre faraoniche all’estero o finalizzati solo a spot mediatici. E laddove la manutenzione viene effettuata, spesso i restauri sono fatti mali, con l’utilizzo di cemento armato o di ruspe, come più volte denunciato da Italia Nostra nell’area di Pompei, mezzi assolutamente vietati in zone come queste. Dalle due torri di Bologna alle Mura Aureliane a Roma, l’elenco dei beni culturali a rischio è totale e il disastroso crollo avvenuto stamane a Pompei testimonia l’urgenza della nostra denuncia sulla gestione del sito campano”.

Due anni di commissariamento non solo non hanno risolto i problemi del “degrado quotidiano” (servizi al visitatore di scarso livello, cani randagi, ecc.), ma concentrando le risorse della Soprintendenza esclusivamente su iniziative mediatiche o di cosiddetta valorizzazione (eventi al teatro grande, ologrammi e multimedia), hanno smantellato quel programma di manutenzione faticosamente elaborato negli anni precedenti dagli organi della tutela, sicuramente meno spendibile in termini pubblicitari, ma indispensabile per la tutela del patrimonio stesso e quindi per la sua stessa sopravvivenza.

Come per le frane e le alluvioni che hanno devastato ampie zone del nostro territorio (dal Veneto alla Calabria) negli ultimi giorni, questo disastro non era imprevedibile, ma è frutto dell’incuria dell’uomo.
Pompei è patrimonio non italiano, ma mondiale: Italia Nostra richiede al Ministro Bondi di affidare immediatamente agli organi scientifici del suo Ministero l’elaborazione di un piano di conservazione del sito quale premessa indispensabile, non solo delle elementari ed irrinunciabili esigenze della tutela, ma altresì del rilancio culturale di Pompei. Gli avvenimenti di oggi dimostrano, nella loro drammatica evidenza, la necessità di rafforzare l’opera degli organismi della tutela: Pompei deve diventare un laboratorio a cielo aperto dell’eccellenza italiana nel campo del restauro e della conservazione e non una Fondazione mirata al lancio di eventi estemporanei e dagli incerti valori culturali.

Come per difendere il nostro territorio non servono le “Grandi Opere”, ma della quotidiana, incessante opera di ripristino e contenimento del rischio idrogeologico, così per salvare il nostro patrimonio culturale non abbiamo bisogno di iniziative effimere e culturalmente risibili o addirittura controproducenti, bensì di restituire la piena operatività alle Soprintendenze – a Pompei come a L’Aquila – in termini non solo di risorse economico finanziarie, ma di efficienza amministrativa e di riconoscimento istituzionale.
L’ennesimo episodio di oggi testimonia infine, se mai ve ne fosse bisogno, che il ruolo dei Commissari, come nel caso di  Pompei affidato alla Protezione Civile, tende a prevaricare le funzioni di tutela proprie dei Soprintendenti e, quando non gestito con la necessaria competenza, provoca danni pesantissimi al nostro patrimonio.

Leggi anche: “Sfacelo Pompei: ecco le foto dello scempio”

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