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09-02-2012

La rivoluzione della lattuga. Si può riscrivere l’economia del cibo?

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Recensione di Alessia Cassetti del libro di Franca Roiatti (Egea ediz. 2011): “La rivoluzione della lattuga. Si può riscrivere l’economia del cibo?”

E’ da poco iniziato un anno difficile all’insegna della  crisi economica che ha investito l’Italia e  l’Europa intera. Sono necessari sacrifici, ma soprattutto cambiamenti di stili di vita se si vuole fronteggiare e superare questa situazione. Potremmo iniziare restituendo il giusto valore alla Terra, riscoprendo le nostre radici antiche e il legame tra il cibo e la natura. Secondo quanto racconta la giornalista Franca Roiatti nel suo libro “La rivoluzione della lattuga” (Egea 2011), bisogna ripartire tornando a coltivare la terra, riappropriarsi del verde in città, strappandolo alla continua invasione del cemento.

L’autrice presenta  i nuovi «cittadini del cibo», «contadini urbani» che si armano di zappa e fanno rivivere aree dismesse attraverso la costruzione di orti in città. Quest’ultimi non sono quindi orti tradizionali, ovvero isolati o periferici, ma sono aree coltivate che sfruttano spazi in disuso come i tetti delle abitazioni, degli edifici scolastici, davanzali, giardini pubblici e cosi via.  Un fenomeno che sta prendendo sempre più piede soprattutto  nelle più grandi metropoli, come New York, Detroit, S. Francisco, proprio in quelle città dove le persone si «ammalano per il troppo cibo» e l’obesità dilaga; manifestazione quest’ultima di uno dei molti effetti dell’ascesa delle grandi catene di distribuzione alimentare. Si sta assistendo a una reazione dei cittadini che desiderano non solo dare valore a ciò che mangiano, ma anche rispettare l’ambiente. Consumare prodotti locali significa ridurre l’inquinamento, il consumo di energia e il traffico per il trasporto della merce. Coltivare orti in città contribuisce inoltre  a risolvere la problematica dello smaltimento dei rifiuti e il trattamento delle acque reflue, influisce sulla nostra salute in quanto comporta un   consumo di cibi realizzati senza l’uso di pesticidi e diserbanti e infine ci riavvicina ai ritmi naturali della Terra, consegnandoci solo prodotti di stagione. Franca Roiatti nel suo libro ci presenta non solo le varie realtà del mondo, come il caso di Detroit, dove nelle aree abbandonate della città si stanno insediando innumerevoli “community garden”, cioè orti sociali, ma ci mostra anche come l’Italia abbia iniziato a muoversi in tale direzione.

Negli Stati Uniti dal 1998 al 2009 il numero dei “farmers market” (mercato degli agricoltori) è passato da 2700 a più di 5200. In Italia nel 2010 il numero dei mercati di Coldiretti è cresciuto del 28 per cento e più di 8 milioni di italiani vi hanno fatto la spesa. I gruppi di acquisto che si organizzano in varie formule per comprare direttamente dai produttori si moltiplicano e sono ormai oltre 2500 negli USA, 1500 in Francia e almeno altrettanti  in Italia.

Italia Nostra, la Fondazione Campagna Amica di Coldiretti e l’associazione dei comuni italiani (ANCI), hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per promuovere la diffusione degli orti e fornire un servizio a chi si avvicinerà a questa esperienza. Nel testo dell’accordo si sottolinea l’importanza dell’orto come «luogo di aggregazione multietnica, di scambio, di conoscenze e di educazione ambientale», ma anche il fatto che la sua coltivazione permette di ottenere «prodotti dimenticati e a rischio di estinzione perché fuori dalle logiche dei grandi consumi e della globalizzazione»

Un importante passo in avanti è stato compiuto anche dalla politica italiana quando nell’Agosto 2011 la commissione Ambiente della Camera ha approvato una proposta di legge, che promette di promuovere il valore degli orti urbani, dei giardini pensili nelle città italiane, delle “green belt” (cinture verdi intorno alle città) e chiede la piantumazione di 500.000 alberi in più ogni anno. Propone inoltre la creazione presso il ministero di un Comitato per lo sviluppo del verde pubblico che monitorerà i comuni e li affiancherà nel realizzare gli obiettivi. In più,  il piano dovrà dare linee che “consentono un adeguamento dell’edilizia e delle infrastrutture pubbliche e scolastiche che garantisca la riqualificazione degli edifici, anche attraverso il rinverdimento delle pareti e dei lastrici solari e la creazione di giardini e orti”.

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Per approfondimenti:

vai alla nostra campagna nazionale sugli Orti Urbani

Commenti

Un commento a “La rivoluzione della lattuga. Si può riscrivere l’economia del cibo?”

  1. Gabriele Margani ha detto:

    Mi sembra si tratti di uno di quei libri assolutamente da non perdere per arricchire le nostre conoscenze su un tema, il cibo, di cui tutti ne parlano pur non avendo gli strumenti adatti per poterlo fare. E’ consolante sapere che là dove gli spazi verdi sono limitati ai parchi pubblici la gente stia riscoprendo il piacere di coltivare l’orto. Complimenti all’autrice del libro!

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