Lista Rossa

07-11-2019

Resti delle trincee della Linea difensiva di Medea (1915 – 1918) a Romans D’Isonzo (Gorizia): segnalazione per la lista rossa

Indirizzo/Località: Via Ara Pacis – Romans d’Isonzo  (Gorizia)

Tipologia generale: opere difensive e di incastellamento

Tipologia specifica: resti delle trincee blindate

Configurazione strutturale: resti delle trincee blindate della Linea difensiva di Medea, realizzata nel corso della Grande Guerra (1915 – 1918)

Epoca di costruzione: sec. XX

Comprende: le trincee furono realizzate in calcestruzzo con copertura voltata a botte, su un lato vi sono delle feritoie per i fucilieri e a intervalli regolari e sulle testate le postazioni per le mitragliatrici

Uso storico: costruita nel 1916 per ordine del generale Cadorna, la Linea difensiva di Medea aveva a Nord il caposaldo posto sull’omonimo colle e incrociava a Sud la “VI Linea”, in seguito detta “Linea degli abitati”

Condizione giuridica: ricedenti in proprietà private il sistema delle trincee è situato a cavallo del confine fra i Comuni di Medea e Romans d’Isonzo. La salvaguardia di questo tipo di monumenti è prescritta dal Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia. Il Comune di Romans d’Isonzo ha inserito nel suo Piano Regolatore Generale una norma diretta a tutelare i resti delle fortificazioni del suo territorio

Segnalazione: del 3 agosto 2019 – segnalazione della Sezione di Gorizia di Italia Nostra – gorizia@italianostra.org

Motivazione della scelta: All’inizio della Grande Guerra, nel luglio del 1915, il generale Luigi Cadorna, per far fronte ad un eventuale contrattacco nemico, dette avvio ai lavori di costruzione di sette linee difensive fortificate. Esse erano disposte in successione rispetto all’andamento del fronte carsico e si estendevano lungo il bacino pianeggiante del fiume Isonzo, dai rilievi al mare. Le opere risultavano già completate, nonostante si sviluppassero per decine di chilometri, nel mese di marzo 1916. Queste fortificazioni non vennero mai utilizzate, perché lo sfondamento da parte dell’esercito austro-ungarico, nel 1917, non avvenne sul fronte del Carso ma più a Nord, sulle alture di Caporetto.

Finita la Grande Guerra gran parte di queste fortificazioni furono demolite e i materiali risultanti sepolti sul luogo a notevole profondità, per non intralciare i lavori agricoli delle zone in cui si trovavano. Tuttavia rimangono ancora, disseminati nelle campagne del Friuli Orientale, molti resti di questo importante sistema difensivo, sebbene per lo più in stato di abbandono, soprattutto perché di proprietà privata. Essi formano, nel loro insieme, la memoria materiale di un evento che ha profondamente sconvolto questi luoghi.

La Linea difensiva di Medea aveva a Nord il caposaldo posto sull’omonimo colle e incrociava a Sud la “VI Linea”, in seguito detta “Linea degli abitati”.

I resti delle trincee blindate del tratto di Linea in argomento, situati nei pressi del ponte del torrente Judrio, costituiscono un insieme esemplare di questo genere di fortificazioni, sia per la loro tipologia che per il loro livello di degrado.

Queste trincee furono realizzate in calcestruzzo con copertura voltata a botte. Su un lato disponevano di feritoie per i fucilieri e a intervalli regolari e sulle testate di postazioni per le mitragliatrici. Il lato anteriore era protetto da un terrapieno, davanti al quale venivano stesi, per una profondità di circa 8 mt., dei reticolati.

Attualmente, intorno a questi avanzi sono cresciute delle piante infestanti, i cui rami e le cui radici s’infiltrano nelle fessure del calcestruzzo, provocando dissesti e crolli. La rigogliosa vegetazione impedisce peraltro la vista dei manufatti. Le strutture rimaste presentano inoltre, in varie parti, vistose lacune e discontinuità. L’interno dei tratti ancora coperti viene utilizzato dagli agricoltori come deposito e discarica di materiali.

Il sistema delle trincee in argomento è situato a cavallo del confine fra i Comuni di Medea e Romans d’Isonzo. La salvaguardia di questo tipo di monumenti è prescritta dal Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia. Lodevolmente, il Comune di Romans d’Isonzo ha già inserito nel suo Piano Regolatore Generale una norma diretta a tutelare i resti delle fortificazioni 1915 – 1918 del suo territorio.

Le trincee sono di proprietà privata e quindi inaccessibili. Risultano però ben visibili dalla strada di interesse provinciale SP 6 Bivio di Angoris–Versa, che corre lungo i lati Nord e Ovest della zona in cui sono situate. Ci si può avvicinare percorrendo le capezzagne utilizzate dagli agricoltori per la coltivazione dei seminativi contigui.

Si tratta di importanti documenti storici della Grande Guerra, cioè di monumenti di architettura militare dell’inizio del XX secolo. Le numerose manifestazioni, che sono state organizzate per ricordare il Centenario di questo tragico evento, hanno però completamente ignorato il problema della tutela e della conservazione di questi resti.

Non sono noti progetti di recupero dei resti del sistema delle linee difensive blindate situate nella pianura orientale del Friuli. Data la loro ubicazione sparsa è possibile pensare soltanto ad un programma di manutenzione e al loro inserimento in percorsi di tipo lento.

Sarebbe estremamente complesso sottoporre questi numerosi monumenti a tutela diretta del MIBAC. Perciò è auspicabile che tutte le Amministrazioni Comunali, del territorio in cui ancora permangono, si adeguino quanto prima alle prescrizioni dal Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia, inserendo nei propri Piani Regolatori delle norme per la loro salvaguardia puntuale.

 

RIFERIMENTI STORICO-BIBLIOGRAFICI

Mantini, Marco; Stok, Silvo. I Tracciati delle trincee sul fronte dell’Isonzo, le alture di Monfalcone. Parte 2°. Udine, Gaspari, 2010.

Stok, Silvo. I tracciati delle trincee sul fronte dell’Isonzo. IV. La pianura tra Torre e Judrio. Udine, Gaspari, 2011.

Italia Nostra Onlus