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17-04-2020

Ricostruzione post-pandemia: la febbre del cemento assedia Genova. Intervista ad Ermete Bogetti.

Intervista ad Ermete Bogetti, Presidente di Italia Nostra Genova

D.) Nei giorni scorsi è stata pubblicata sui mezzi di stampa in più occasioni la sortita di vari politici in merito alla volontà di dar corso ad una “deregulation” in materia urbanistica al fine di favorire la ripresa economica. Nella Regione Liguria qual è la situazione?

R.) Il Presidente della Regione Liguria, Toti, propone la sua ricetta per la ricostruzione del tessuto produttivo post pandemia che si può riassumere così: “via il codice degli appalti, via gare europee, via controlli paesaggistici, via Certificati antimafia, via tutto. Almeno per due anni.” “La gente ha capito che le cose vanno fatte bene e che le leggi vanno rispettate. Io mi fido.” Se passasse una siffatta impostazione non c’è persona che non veda come si favorirebbero la malavita organizzata, i corrotti e i corruttori di ogni livello, gli speculatori, i disonesti, con evidente immenso danno economico per tutti i cittadini e gli imprenditori onesti, nonché con incalcolabile danno per l’ambiente e per il paesaggio.

Ciò in una regione, la Liguria, che detiene il primato per il consumo di suolo, massimamente concentrato nella sottile fascia costiera, quasi tutta cementificata. In una regione che non vuole neppure salvare l’entroterra, essendo assolutamente evidente e talvolta esplicitamente dichiarato lo sfavore dell’attuale maggioranza in Regione Liguria verso i parchi naturali, anche quelli ancora esistenti.

D.) E per quanto attiene il Comune di Genova?

R.) Per non parlare del Comune di Genova. La Giunta propone in questi giorni una modificazione delle Norme generali del PUC con i seguenti contenuti:

– Piscine pertinenziali: cade il limite dei 30 metri cubi. Con la modifica, si possono fare piscine grandi quanto si vuole anche in zone di rilevante valore paesaggistico, persino quando il paesaggio è costituito da fasce con muri di pietre a secco: un regalo ai proprietari di ville in collina o sul mare con danno al paesaggio e all’ambiente (impermeabilizzazione del suolo, consumo d’acqua, sostanze inquinanti).

– Nel caso di sostituzione edilizia la soglia dell’incremento volumetrico viene portata al 40%. Cioè, demolendo e ricostruendo, si può realizzare una nuova costruzione con volume prossimo ad una volta e mezza quello della costruzione preesistente: un regalo alla speculazione edilizia con danno all’ambiente e alla qualità della vita (consumo di suolo, cementificazione, incremento della densità abitativa).

–  In presenza di dissesti attivi o quiescenti non è più consentita, fra gli interventi finalizzati al ripristino delle condizioni di sicurezza e di stabilità, la demolizione di edifici: disposizione semplicemente assurda.

–  Parcheggi: la possibilità di realizzare parcheggi in struttura viene ampliata ed estesa a giardini e parchi non storici, alle aree di verde strutturato, agli ambiti di conservazione del territorio, agli ambiti di presidio ambientale e di produzione agricola; viene reso possibile scavare affianco agli edifici confinanti semplicemente presentando una perizia che attesta la sicurezza dell’intervento: un altro regalo alla speculazione edilizia con danno per il paesaggio, per l’ambiente (impermeabilizzazione del suolo, eliminazione di verde di qualità, attrazione di traffico veicolare, inquinamento) e per la sicurezza (ben conosciamo l’affidabilità delle perizie pagate dal committente).

–  Introduzione della possibilità di uso a residenza per i fondi degli edifici del Centro Storico: un regalo alle società immobiliari e alla criminalità organizzata, che detengono gran parte del patrimonio edilizio favorito dalla modifica, con danno all’ambiente e alla qualità della vita. Trasformare magazzini e negozi in appartamenti privati, con tutta evidenza, lungi dal produrre alcuna rivitalizzazione, otterrebbe l’effetto, se mai, di accentuare il degrado di intere aree del Centro storico. Si snaturerebbe il rapporto millenario tra strada (vicoli) e attività produttive artigianali (negozi), stravolgendo l’identità stessa della città. Si verificherebbe, inoltre, un aumento traumatico del carico abitativo e del conseguente incremento della necessità di servizi: gas, energia elettrica, acqua, raccolta rifiuti, servizi agli anziani, ai bambini, ai disabili. Il tutto in una condizione che si potrebbe definire di pre-collasso.

– Viene consentito agli imprenditori agricoli di realizzare nuove serre o ampliare quelle esistenti, anche in  ambiti di riqualificazione del territorio di presidio ambientale, omettendo (dimenticanza?) di porre il vincolo dell’utilizzo per serre delle superfici anche qualora venga meno la condizione di imprenditore agricolo professionale: senza tale cautela è un regalo alla speculazione edilizia con danno per ambiente e paesaggio.

D.) In buona sostanza si tratterebbe di una vera e propria deroga sistematizzata a leggi nazionali che negli anni, essendo state declinate sul territorio tramite i piani regolatori, verrebbero di fatto inapplicate?

R.) Certamente. Non solo verrebbero violate norme di legge in materia urbanistica, ma soprattutto verrebbero violati i principi (di massima condivisibili), contenuti nella Dichiarazione Fondativa del PUC, e verrebbero disattese le finalità da perseguire (anch’esse generalmente condivisibili), indicate nel Documento degli Obiettivi del medesimo PUC: il Piano Urbanistico diverrebbe un documento affetto da gravissima incoerenza intrinseca per contrasto fra principi e obiettivi prefissati da un lato e norme generali dall’altro lato.

D.) Una triste e amara realtà considerazione emerge dunque da questo quadro. Ma è ancora possibile invertire questa tendenza?

R.) E’ una politica che non persegue l’interesse pubblico, ma l’interesse privato di pochi in danno di tutti gli altri. Una politica che cerca a tutti i costi visibilità, ora che è stata oscurata dal Covid 19. Già lasceremo alle nuove generazioni un debito colossale, un clima impossibile con i suoi effetti devastanti, il cemento che si sbriciola, rendendo pericolosi e pericolanti i manufatti esistenti (ultimo il ponte sul Fiume Magra), plastica e altri inquinanti ovunque nella terra, nell’acqua, nell’aria …. Vogliamo anche lasciare un mondo completamente saccheggiato dagli speculatori con nuove mostruose costruzioni al posto di quel poco di paesaggio che resta, beni culturali devastati da usi impropri o rovinati sotto il peso del tempo e dell’incuria, ecc. Nulla ha insegnato a costoro la pandemia. Mostrano di non aver capito questo segnale, che ci ricorda che la natura non è totalmente sotto il nostro potere, nella nostra disponibilità.

Seguendo i loro intendimenti non si perseguirebbe una ricostruzione, ma una nuova distruzione di ciò che resta ad effimero vantaggio di pochi – speculatori e malavita, che hanno il denaro per comprare immobili, aziende e amministratori pubblici di ogni livello, come la storia giudiziaria insegna – e ad effettivo danno di tutti, con irrimediabile compromissione di tutti i beni comuni: ambiente, paesaggio, qualità della vita, salute compresa.

Occorre una decisa inversione di rotta! I nostri obiettivi della ricostruzione devono assolutamente essere: ambiente (e clima), paesaggio, qualità della vita (compresa equità sociale dello sviluppo). La produzione deve essere orientata verso questi obiettivi o rendersi compatibile con essi. Forse incominciamo a rendercene conto.

 

 

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