Nazionale

16-07-2020

Roma: morìe di pesci nel “biondo fiume”. Si chiede la nomina di un commissario per il Tevere

Roma: morìa di pesci nel “biondo fiume”. A distanza di pochi giorni e, soprattutto dall’evento del 30 maggio scorso, nella capitale si registra un ulteriore episodio. Domenica, all’ora di pranzo circa, decine di carcasse sono state avvistate galleggiare sulla superficie dell’acqua all’altezza di Ponte Vittorio Emanuele ed è scattato l’allarme. Ieri mattina le squadre della Polizia Municipale e gli esperti della ASL e dell’Arpa hanno effettuato campionature sul posto. Le cause del fenomeno sono ricercate nella eccessiva quantità di acqua che è affluita nel Tevere in seguito alle piogge copiose dello scorso fine settimana e nell’inquinamento proveniente probabilmente dall’Aniene e dai campi coltivati ricorrendo a pesticidi, rilevato in più occasioni. Nella fattispecie, le analisi pregresse avevano dimostrato una presenza di Cipermetrina, sostanza utilizzata contro zecche e zanzare. Una quantità non esagerata che però, unita alla situazione di ipossìa sofferta dai pesci in seguito all’effluvio marcato potrebbe aver saturato il poco ossigeno rimasto generando la morìa di fauna ittica.

La causa è quindi da ricercare nell’uso dei pesticidi e degli insetticidi nelle aree agricole a monte del transito del fiume nella capitale e nella mancanza di acqua nel fiume che di fatto spinge i pesci nelle pozze d’acqua e lì, non avendo ossigeno per mancato ricambio non riescono a respirare.

Insieme alla Cipetermina, gli esperti della ASL e dell’ARPA avevano rilevato tempo fa tracce di Clotianidina utilizzata negli insetticidi, peraltro vietata e ritirata dal mercato nel 2018 perché mortale anche le api. “Quest’ultimo elemento rilevato nelle analisi potrebbe essere legato ai sedimenti del terreno finiti nel fiume per le abbondanti piogge nel periodo della moria”, aveva precisato il direttore dell’ARPA Marco Lupo. Che poi aveva chiarito: “Si tratta di concause, il pesticida e la mancanza di ossigeno hanno determinato la moria”.

A sostenere la ricerca della verità, grazie alla firma della sottoscrizione pubblica che in questi giorni ha contagiato il web, è Ebe Giacometti, Presidente nazionale di Italia Nostra che chiede, tra le altre cose, “le necessarie verifiche anche alla luce di possibili concause quali la presenza di fanghi di varia natura che, in condizioni di assenza di precipitazioni, potrebbero saturare l’ambiente fluviale rendendo quindi impossibile per la fauna ittica la sopravvivenza. Mi sono dunque unita alla richiesta per la nomina di un Commissario Straordinario per il risanamento del fiume Tevere”.

“Il problema è che in genere una serie di concause portano a simili eventi ed inoltre non è facile trovare i colpevoli – sottolinea Catello Masullo, ingegnere civile idraulico e docente presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma La Sapienza e dell’Università Roma Tre, nonche’ membro del direttivo romano di Italia Nostra –  le morìe si verificano prevalentemente a valle della confluenza con l’Aniene che è il fiume che porta la gran parte dell’inquinamento al Tevere. Sono 30 anni che si parla di gravissime forme di inquinamento di tipo industriale e poi di quelle di tipo agricolo nel Tevere. D’altronde va considerato che la capitale è sempre il terzo polo industriale d’Italia. Ma la questione è anche molto più complessa e articolata. Gli scarichi urbani non depurati, ad esempio, rappresentano un’altra grave piaga. Sono tutte forme di inquinamento dovute ad un uso improprio dell’ambiente e quindi un commissario potrebbe essere una buona idea. Intanto si ricerchino i responsabili degli illeciti perchè punire chi pratica questi illeciti rimane un esempio più eloquente di tante leggi. “

 

 

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