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16-02-2011

Serve una politica nazionale contro lo smog

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Continua l’emergenza inquinamento in decine di città italiane, una grave emergenza sanitaria prima ancora che ambientale. Ricordiamo che secondo le stime del Progetto europeo Aphekom, l’inquinamento dell’aria provoca in Europa ogni anno decine di migliaia morti precoci e milioni di giorni di ospedalizzazione per malattie respiratorie, cardiache oncologiche. Il costo del mancato risanamento dell’aria in una città come Roma ammonta a 2 miliardi di euro all’anno.

I sindaci delle città inquinate e i governatori regionali si rivolgono al governo centrale perché approvi finalmente un Piano poliennale di risanamento a livello nazionale, senza il quale le singole realtà locali sono disarmate. Ma nessun segno arriva dal governo: il Decreto legislativo per la qualità dell’aria (di recepimento della Direttiva comunitaria 50/2008), approvato nell’agosto del 2010, non è bastato a evitare l’ennesima procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea e dalla sanzione che si stima pari a 700 milioni di euro all’anno circa. Nel considerare i costi di un inquinamento ormai fuori controllo,  a quelli della sanzione comunitaria vanno aggiunti i costi conseguenti alle malattie e alle morti premature da smog, che la Commissione europea stima in miliardi di euro all’anno*.

Italia Nostra ritiene quindi che non vi possano più essere ritardi nel varare un Piano nazionale per la qualità dell’aria che coordini le strategie regionali, che contenga misure organiche e radicali volte al controllo dell’inquinamento della Penisola, in particolar modo nelle grandi aree metropolitane e industriali, e in tutta la Pianura Padana, dove i valori degli inquinanti in atmosfera sono fuori limite da più di un mese consecutivamente.

Le principali misure proposte da Italia Nostra – delineate dalla “Carta di Mantova”** – sono:

  • Interventi strategici e globali sulla mobilità privata e commerciale, con politiche di road pricing (pedaggi) su aree vaste del territorio, unite a divieti di circolazione e anche a blocchi totali del traffico (e se necessario di impianti industriali inquinanti) in situazioni di emergenza; sviluppo del car-sharing, della mobilità ciclistica e del trasporto pubblico su ferro. Gli interventi sulla mobilità devono essere pensati su scala dell’intero bacino, poiché singoli episodi di divieto o limitazione del traffico non hanno pressoché nessun effetto sulla riduzione degli inquinanti.
  • Scoraggiare l’uso dell’auto con a bordo una persona, ad esempio obbligando al pagamento di un ticket giornaliero. Modificare la tassa di circolazione dei veicoli rendendola progressiva rispetto alle emissioni di CO2, premiando così i veicoli a basso consumo (oggi la tassa è proporzionale alla potenza del motore). Sovrattassa sui voli a breve raggio e sgravi sui biglietti ferroviari.
  • Rinnovo dei mezzi pesanti secondo le direttive comunitarie, con esclusione dei veicoli più inquinanti ancora in circolazione in Italia, e predisposizione obbligatoria di filtri antiparticolato.
  • Prepararsi in anticipo ai periodi critici, utilizzando le previsioni meteo. Condurre in modo attivo campagne mediatiche, televisione, giornali, per far conoscere a tutti le fasi critiche e i relativi rischi per la salute e indurre la cittadinanza ad attivarsi sia a livello individuale, sia pubblico. Oggi si tende ancora a nascondere le “cattive notizie”.
  • Messa a regime di un inventario nazionale e locale delle emissioni industriali, non redatto in base alle autodichiarazioni da parte delle industrie ma condotto dalle Agenzie di protezione ambientale. Controllare e limitare le emissioni delle industrie imponendo il rispetto dei limiti indicati nelle Autorizzazioni Integrate Ambientali. Nel rilasciare nuove autorizzazioni o incrementi di potenzialità di impianti industriali, sollecitare gli enti preposti a considerare con attenzione sempre la situazione ambientale del contesto, contemporaneamente sia a livello locale sia facendo riferimento a limiti di carico globali, da stabilire.
  • Leggi e norme più stringenti in campo edilizio che obblighino e incentivino chi costruisce o ristruttura immobili ad adottare sistemi ad impatto energetico zero. Riduzione della temperatura di alcuni gradi negli edifici di tutti i generi: non richiede investimenti e produce risparmi e condizioni più salubri. Obbligo all’utilizzo di valvole termostatiche per uffici pubblici scuole condomini ecc. Innalzamento in estate delle temperature minime di condizionamento.
  • Limitare gradualmente la produzione di energia elettrica dalle fonti fossili più inquinanti (carbone, olio combustibile ATZ, bitumi) e aumentare l’uso di combustibili meno inquinanti (BTZ, metano), nonché le fonti energetiche pulite, purché compatibili con il paesaggio.
  • Non incentivare con finanziamenti pubblici impianti di riscaldamento o produzione di energia elettrica a basso rendimento energetico o caratterizzati da emissioni inquinanti.
  • Acquisto di energia notturna dai paesi confinanti, anche spostando turni di lavoro dell’industria energivora alla notte.
  • Promozione del risparmio e l’efficienza energetica nelle industrie, che vanno fortemente sospinte verso l’adozione delle migliori tecniche esistenti (Best technology Practices)
  • Un piano poliennale di manutenzione anche preventiva del patrimonio artistico aggredito dall’inquinamento, da concordare insieme alla Sopraintendenze.
  • Piani di forestazione in ambito urbano e periurbano l’adozione e la realizzazione di piani di forestazione finalizzati anche a mitigare il microclima e l’inquinamento.
  • Disporre che non vengano concesse autorizzazioni a impianti di combustione di biomasse, quando la disponibilità di biomasse locali non sia ampiamente provata, quando leda il patrimonio boschivo, quando utilizzi scarti di lavorazione con sostanze nocive, quando le biomasse siano altrimenti utilizzabili senza combustione e quando non vi siano garanzie assolute di mantenimento nel tempo di elevati standard antinquinamento.
  • Disporre il superamento del modello della gestione dei rifiuti basato sull’incenerimento a favore di un deciso potenziamento del recupero e riciclo.
  • Riorganizzare le Agenzie Regionali di Protezione per l’Ambiente (ARPA) sulla base dei bacini di inquinamento e non dei confini regionali. In particolare, per la Val Padana, prevedere un’entità unica, svincolata dal potere politico delle Regioni. Dare possibilità di intervento alle strutture ARPA, attribuendo ai funzionari la qualifica di pubblici ufficiali e stanziando le necessarie risorse finanziarie.

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Note

*CAFE. Service Contract for carrying out cost-benefit analysis of air quality related issues, in particular in the clean air for Europe (CAFE) programme. 2005

**per scaricare la Carta di Mantova vai al link: italianostra.org/wp-content/uploads/2010/06/versione_italiana.pdf

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clicca sulle immagini per ingrandirle

Figura 1: Quantificazione dei danni sanitari in Italia da inquinamento dell’aria (CAFE)


Figura 2: Quantificazione economica dei danni sanitari da inquinamento

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