Negli ultimi decenni la città di Lanciano è stata amministrata da governi di destra, di centro e di sinistra che, pur con responsabilità diverse, hanno spesso compiuto scelte urbanistiche e strategiche dannose, superficiali e prive di una visione complessiva. Il risultato è una città progressivamente impoverita, che ha smarrito parte della propria identità storica, culturale e paesaggistica, rinunciando a valorizzare il proprio patrimonio e a costruire un progetto di sviluppo realmente sostenibile.
Oggi Lanciano continua ad intervenire sul proprio tessuto urbano attraverso opere episodiche, prive di una strategia integrata capace di coniugare tutela del patrimonio, qualità della vita, sostenibilità ambientale, mobilità, innovazione e partecipazione dei cittadini.
Italia Nostra ritiene che sia giunto il momento di cambiare radicalmente metodo.
La prima domanda che dovrebbe porsi ogni amministrazione è semplice: come vivono realmente i cittadini di Lanciano? Quali servizi hanno? Quali sono i bisogni dei quartieri, delle periferie e delle contrade? Quali spazi di incontro, di ascolto e di socialità esistono?
Da troppo tempo la politica realizza contenitori senza costruire comunità. Occorre invece promuovere una vera infrastruttura sociale fondata sull’ascolto, sulla partecipazione e sulla collaborazione tra amministrazione e cittadini. Quartieri e contrade devono tornare ad essere protagonisti della costruzione delle politiche urbane.
Un esempio è il centro storico che rappresenta il principale bene culturale della città e che dovrebbe essere considerato come un organismo unitario da conservare, valorizzare e rivitalizzare. Allo stesso modo il verde urbano e periurbano non può più essere considerato un semplice elemento ornamentale, ma una vera infrastruttura ecologica indispensabile per migliorare la qualità della vita, mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e contrastare l’inquinamento atmosferico.
Rigenerare la città significa recuperare il patrimonio edilizio esistente, riutilizzare le aree dismesse, limitare il consumo di suolo, valorizzare gli spazi pubblici, creare connessioni tra piazze, giardini, percorsi pedonali e ciclabili, alberature, orti urbani e luoghi della memoria collettiva.
Una moderna politica urbana deve essere fondata su alcuni obiettivi prioritari:
- fermare il consumo di nuovo suolo;
- recuperare gli edifici abbandonati;
- riqualificare gli spazi pubblici;
- incrementare il verde urbano;
- migliorare la mobilità sostenibile;
- ridurre le emissioni climalteranti;
- aumentare la resilienza della città agli eventi climatici estremi;
- promuovere la partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche.
Purtroppo nulla di tutto questo è stato fatto ieri e non appare oggi nelle politiche comunali.
Anche il tema della mobilità, sia in passato sia oggi, è stato affrontato senza una visione complessiva. Da anni Lanciano subisce un progressivo isolamento rispetto al territorio del Sangro-Aventino per la mancanza di una seria pianificazione dei trasporti. La linea ferroviaria della ex Sangritana costituiva invece un patrimonio storico, culturale e infrastrutturale che doveva essere conservato, modernizzato e reinserito in un sistema integrato di mobilità pubblica, collegando la città con il territorio circostante e con parcheggi di interscambio esterni al centro urbano, già previsti dal Piano Regolatore Generale del 2008.
In tutta Europa le città investono sul trasporto pubblico ferroviario, mentre a Lanciano si pensa ancora ad aumentare gli spazi destinati alle auto proprio nelle aree di maggiore valore paesaggistico come via Rosato. Appare sconcertante, preoccupante e avvilente il modo con cui vengono affrontati e approvati progetti di rigenerazione edilizio-urbanistica all’interno di aree perequate come quella interessata dall’intervento di via Rosato (AP27 – Ambito 13), con la realizzazione di tre palazzine e di una piastra commerciale di 580 metri quadrati in cambio della cessione al Comune di 84 parcheggi, della realizzazione di tre rotatorie che uniranno via Rosato con via Giangiulio da un lato e via Barrella dall’altro, dell’allargamento della strada e della sistemazione di una minima area verde con un ipotetico piccolo parco giochi.
Con l’avallo dell’amministrazione non è però accettabile l’abbattimento di otto tigli di circa cinquant’anni, perfettamente sani, vietato dalla legge e dal regolamento comunale del verde, peraltro nel periodo della nidificazione, tranciando definitivamente il filare alberato sul lato delle Poste per tutta via Rosato. Si sarebbe potuto ampliare la strada verso le nuove palazzine arretrandole di qualche metro.
Non è inoltre accettabile che uno dei principali ingressi della città venga caratterizzato e compromesso dalla presenza di cemento anziché da un viale alberato, con panche e, meglio ancora, con una fascia di verde urbano capace di rappresentare il vero biglietto da visita di Lanciano.
Una rigenerazione urbana moderna avrebbe dovuto prevedere, nell’intervento progettuale di via Rosato, non tanto elementi di verde ornamentale quanto un verde funzionale: un sistema ben concepito e adeguatamente connesso, pensato come infrastruttura urbana capace di collegare con continuità il tessuto urbano ed extraurbano. Tale sistema avrebbe potuto includere spazi verdi, un parco, giardini e filari di alberi in grado di soddisfare contemporaneamente numerosi obiettivi: ridurre i gas serra, intercettare le polveri sottili, mitigare il microclima attraverso ombra ed evapotraspirazione, aumentare il benessere delle persone negli spazi aperti, ridurre i consumi energetici per il raffrescamento degli edifici, migliorare la gestione delle acque meteoriche riducendo il runoff, sostenere la mobilità ciclopedonale, aumentare l’attrattività e la vivibilità della strada e accrescere il valore economico degli immobili, valorizzando al contempo il paesaggio urbano.
L’associazione Italia Nostra ricorda che oggi il verde è un’infrastruttura multifunzionale che produce benefici ambientali, sociali, sanitari ed economici e che la rigenerazione urbana deve quindi partire dalla natura.





