Italia Nostra

Data: 24 Luglio 2014

Continua il crimine bianco contro l’ambiente ed il paesaggio lucano

Continua il crimine bianco contro l’ambiente ed il paesaggio lucano, e quindi contro la sensibilità e gli interessi dei lucani. Commesso da chi? Non certamente dalla Corte Costituzionale che con la recente sentenza 189/2014 ha bocciato parte dell’articolo 30 della legge regionale di assestamento, la n° 8/2013. L’articolo inseriva norme di salvaguardia in attesa di approvare piano paesaggistico e documento individuante le aree non idonee alla installazione dei grandi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili,atti previsti da leggi dello Stato e ad oggi non ancora emanati.

Nel giugno 2013 era imminente l’ultimo atto della passata consiliatura, l’ultima occasione per tentare di fermare lo scempio paesaggistico e l’iniquità sociale provocati dal devastante esercito di pale e pannelli che stavano e stanno invadendo la nostra terra, soprattutto a causa del crimine bianco consistente nella rinuncia alla messa in campo di un adeguato ed efficiente esercito difensivo fatto di norme rapide, puntuali, precise e rigorose,da adottare e da applicare. Norme che, oltre a dover essere dettate dall’amore per i nostri territori e dalla capacità di gestione degli stessi,erano atti dovuti derivanti da leggi nazionali.

Dopo anni di stimolo, di offerte di collaborazione e anche di pressioni nei confronti della classe politica,un manipolo di Associazioni nazionali, Italia Nostra, Amici della Terra, Lipu, Altura, INU, si costituisce in Coordinamento, promuove, convoca e svolge una conferenza stampa a Matera a fine giugno 2013. Viene abbozzata una proposta di emendamento alla legge regionale di assestamento che poi in tutta fretta,con l’impegno di alcuni consiglieri più sensibili, e grazie alla campagna mediatica offerta dal Quotidiano in testa, viene tradotto nel famoso articolo 30.

Cosa ci si proponeva? Dato che alcuni strumenti razionali ed efficaci di tutela e di “vaglio” delle iniziative progettuali erano stati predisposti dagli uffici regionali di concerto con i Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali, a seguito di regolare protocollo d’intesa fra gli stessi, ma non ancora voluti approvare, nei fatti, dai decisori politici, si è pensato di “utilizzare” comunque questo prezioso lavoro, in attesa dell’approvazione vera e propria.

Si è pensato che fosse razionale e di buon senso far passare i progetti dei grandi impianti al vaglio rapido del gruppo di lavoro che aveva già individuato le aree non idonee all’installazione dei grandi impianti. Sicuramente, data l’urgenza da “ultima spiaggia”, si è commesso l’errore dell’insufficiente concertazione con gli uffici regionali e con gli organismi statali interessati. La Corte Costituzionale, fra le altre cose, ha fatto sostanzialmente rilevare che nessuna norma nazionale prevedeva questo aggravio di compiti per due Organismi dello Stato e che questo ulteriore passaggio avrebbe appesantito i tempi delle istruttorie danneggiando le imprese.

Dell’articolo 30 però la Corte non ha censurato il comma 1, che resta motivo di orgoglio per le Associazioni che lo hanno proposto e per chi lo ha caldeggiato ed approvato: le aree ed i siti non idonei già previsti dal Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale vanno estese in tipologia ed in ampiezza! Quando e come, beh, questo è tutto da vedere, se ripensiamo a tutto quello che succede, o meglio che non succede, in Basilicata.

Ora, chi commette il crimine bianco, quello del satanico perdurare del fatto che la pianificazione paesaggistica è in buona sostanza lasciata al caso, alla decisione dei grandi impiantisti che scelgono i siti? Ed è proprio tanto bianco questo crimine, se è vero che errare è umano ma perseverare è diabolico? E sempre a proposito del perseverare, si tratta di incapacità politica o di cos’altro? E quando cambieremo decisamente rotta? Quando vedremo qualche consigliere regionale che ritiene di essere più illuminato di altri prendere il coraggio a tantissime mani e passare ai fatti, alla lotta dura operando finalmente in concreto per il tanto auspicato “cambio radicale di rotta”? (la lettera è stata pubblicata sul Quotidiano di Basilicata di oggi 24.07.2014)

 

Vitantonio Iacoviello

Presidente sezione Vulture Alto Bradano di Italia Nostra

 

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