Italia Nostra

Dai Beni Minori al Museo Diffuso: una sfida Culturale e Sociale

7 Luglio 2025

Dai Beni Minori al Museo Diffuso: una sfida Culturale e Sociale. 

 

Dai Beni Minori al Museo Diffuso: una sfida Culturale e Sociale

Il dibattito su come valorizzare i cosiddetti “Beni minori” nel nostro vasto patrimonio culturale è un tema incandescente, che ha attraversato decenni di discussioni e politiche e orientamenti, riassunti nella parabola che va dalla Commissione Franceschini al Ministero Franceschini, e oltre. Non si tratta di un giudizio di merito, ma della constatazione di un percorso tortuoso che il concetto di bene culturale ha affrontato negli ultimi settant’anni. 

Il valore del Bene Culturale tra tutela e fruizione

«Ogni elemento materiale che costituisce una testimonianza di civiltà» assume valore di Bene Culturale, poiché incontra ed echeggia il sentire di chi lo vive come traccia del proprio patrimonio di cultura e costume. 

La distinzione tra tutela e valorizzazione, per quanto apparentemente democratica nell’intento di rendere il patrimonio fruibile a un pubblico più ampio, ha in realtà sancito una profonda divisione nel concetto stesso di Bene Culturale, portando a una vera e propria desacralizzazione del concetto di Patrimonio. Se in passato il bene culturale era intriso di un’aura quasi sacra, depositario di storie, memorie e identità collettive, oggi lo vediamo trasformato sempre più spesso in un mero prodotto di consumo. Le moderne politiche del brand, con la loro enfasi sulla visibilità, l’attrattiva turistica immediata e il ritorno economico, spingono a una logica di spettacolarizzazione e facile accessibilità. Questa separazione fisica e concettuale tra tutela e valorizzazione ha dunque avuto come esito la gerarchizzazione dei beni, creando una classificazione dettata da gusti, mode, costumi e logiche di brand, proprio a scapito della profonda comprensione e con esito d’eccessiva semplificazione. 

Il patrimonio, in questa logica, diventa un’immagine patinata, un set per selfie, un elemento di attrattiva turistica più che un’eredità da custodire, studiare e interpretare. La sua connotazione si sposta eccessivamente verso il costume, inteso come tendenza effimera e superficiale, piuttosto che verso la Cultura, intesa come il complesso di conoscenze, valori e tradizioni che plasmano l’identità di un popolo. Si perde il contatto con la sua vera essenza, quella di testimonianza materiale e spirituale di un percorso di civiltà, riducendolo a un oggetto da “consumare” piuttosto che da “vivere” e comprendere in tutta la sua complessità.

Senise: Un esempio virtuoso di Comunità Patrimoniale

La complessità di queste dinamiche meriterebbe una discussione ben più ampia di quanto possa essere contenuta in queste righe. Eppure, proprio da questa premessa scaturisce l’esigenza di riportare un esempio virtuoso, uno specchio veritiero di come le piccole comunità possano interpretare e vivere il proprio patrimonio. Un vero e proprio insegnamento.

Senise, un piccolo comune della Basilicata, ha saputo cogliere questa sfida. Partecipando con un progetto mirato al più esteso progetto nazionale “MINORE. Un faro sul Patrimonio Culturale“, ha introdotto, con un’azione meritoria, il senso più autentico del concetto di Comunità Patrimoniali. La domanda “come trasformare i Beni Minori in Museo diffuso?” trova in Italia Nostra Senise una risposta concreta e significativa, un racconto di impegno e visione che merita di essere ascoltato e replicato.

Una serata speciale tra profondi temi sociali e radici culturali

Come presidente regionale di Italia Nostra Basilicata sono stata invitata a presiedere alla serata di inaugurazione della Logge dell’Antico Mercato a Senise. Avevo seguito il progetto a distanza e nonostante i continui contatti con il presidente della Sezione Domenico Totaro non potevo immaginare la cura profonda del tempo e dei luoghi sottaciuta dal progetto. Intanto ho constatato la presenza di una comunità intera intorno al Bene, e se c’è una accezione corretta del tema Comunità Patrimoniali, Italia Nostra Senisese l’ha realizzata. Il Progetto voluto dalla Sezione ha stretto una collaborazione attiva con il Comune di Senise, le parrocchie di Senise, l’istituto tecnico Leonardo Sinisgalli Senise, il Rotary club Senise-Sinnia, l’associazione culturale A.S.S.A Senise, la Pro Loco Senise, l’Associazione Agoraut, la Radio Senise Centrale, l’Associazione Albachiara Senise realizzando una fase di bonifica dell’area. L’ha poi resa protagonista di una rappresentazione teatrale sorprendente a cura della compagnia teatrale “ La Razza nostra” guidata magistralmente dal socio di Italia Nostra  e regista prof.Filippo Gazzaneo.  

La serata oltre al sostegno delle associazioni cittadine, a vario titolo, ha anche avuto un sostegno economico di piccole attività locali, misura davvero evidente dell’interesse affettivo intorno al Bene restituito e alle attività culturali cui candida come coprotagonista. 

Due parole sullo spettacolo teatrale La razza nostra – Nicola Sole in difesa di Giulia Pavese

Nasce da un libro e da uno spirito di riappropriazione delle proprie radici attraverso l’operato di un cittadino illustre della nostra terra: Nicola Sole (Senise 1821-1859). Più noto come poeta, Nicola Sole fu valente intellettuale del suo tempo e altrettanto valente avvocato del foro di Potenza. In questa sua professione si rese protagonista di alcune sentenze che senza dubbio possiamo ritenere memorabili per la modernità dei concetti espressi. Tra queste il gruppo teatrale “La razza Nostra” ha voluto ricondurre a un più vasto pubblico quella relativa a Giulia Pavese. Il regista della pièce teatrale Filippo Gazzaneo è stato prima coautore insieme a Maddalena Bellusci e Pasquale Carluccio del volume Nicola Sole che non t’aspetti. Atlantismo, solidarismo, coscienzialismo, edito nel 2022. 

Chiamato a processo, in difesa dell’assassina Giula Pavese che aveva accoltellato il suocero nel suo tentativo di violenza sessuale, Nicola Sole volle invocare, non la legittima difesa, ma la necessità di difendere la sacralità del corpo delle donne come custode di dignità personale. In un momento storico in cui il delitto d’onore era ragione per offesa alla famiglia più che alla donna stessa, questa linea di difesa era assolutamente incredibile. La logica di riconoscere e attenuare l’omicidio dei familiari della vittima con la “giustificazione” della difesa di un valore sociale ritenuto supremo per la famiglia dell’offesa, per la cronaca, in Italia è cessata legalmente solo nel 1981, con l’abrogazione degli articoli sul delitto d’onore e del matrimonio riparatore voluta dalla legge 442/5 Agosto 1981. 

Nella rappresentazione teatrale il regista ha voluto che fosse Giulia a trasporre questo delicato tema rendendolo momento di emancipazione femminile. Le parole che Giulia, in un toccante monologo della straordinaria Eleonora Ierone Sono manifesto di un progresso culturale ancora in costruzione, tradito dalle violenze domestiche che riempiono le cronache attuali. 

Nicola Sole con le sue parole a corollario del monologo traduceva in verve giuridica le semplici parole della protagonista, discreto e incisivo nella rappresentazione come nella sua vita intellettuale. Ha lasciato il finale l’agrodolce della invisibilità dei lucani con le loro vite operose, una invisibilità che oggi, e proprio in questi giorni, non può non riportare alla mente una frase che abbiamo letto sul triste nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027 (PSNAI) relativo ai paesi affetti dalla piaga dello spopolamento: «Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma nemmeno essere abbandonate a se stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento» (obiettivo 4: Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile, p. 45).

A Senise, sabato scorso, si è dimostrato l’esatto contrario. 

Isabella Marchetta, presidente Italia Nostra Basilicata