Italia Nostra

Data: 11 Dicembre 2017

Il macroattrattore di Trecchina (PZ): “un altro turismo è possibile”

In Italia sarebbe possibile vivere di turismo per le numerose bellezze naturali e per l’ingente patrimonio artistico culturale di cui essa gode.

Ma di quale turismo parliamo?

In queste ultime settimane sta facendo molto discutere il Macroattrattore turistico in fase di realizzazione sul Monte Santa Maria, nel Comune di Trecchina (PZ). Dalla cima di questa montagna, che si innalza per circa 1090 mt., si gode un panorama stupendo, soprattutto dal lato che si affaccia sulla costa tirrenica della Calabria, da cui si vede l’Isola Dino e quella di Cirella; nelle giornate più terse, difatti ,mare e cielo si toccano e lo sguardo si perde nella grandiosità della natura. Tanto è bastato per far nascere l’idea della realizzazione di un Macroattrattore, un parco divertimenti di media dimensione, posizionato in un area che offre una vista mozzafiato, per un bacino di utenza in grado di garantire lavoro continuativo per almeno 10 mesi l’anno. Così, il 5 aprile del 2014 veniva presentato nel Comune di Trecchina un progetto preliminare, con l’intervento di alcuni Sindaci della “Valle del Noce” e dello stesso governatore della Basilicata. Tale progetto prevedeva un insieme di attività turistico-attrattive per mettere in luce la bellezza dell’ambiente, valorizzandola al massimo e creando anche occupazione, soprattutto tra i giovani.

Si comprende come non sia stato facile per i cittadini presenti, dopo i lunghi interventi delle Istituzioni, finalizzati a mettere in risalto i tanti aspetti positivi, a livello economico e sociale per l’intero territorio, riuscire ad esprimere i propri pensieri, anche perché per la prima volta venivano informati di un progetto, già precostituito e con una sorte decisa. Forse, se si voleva conoscere l’opinione dei cittadini, si sarebbe dovuto democraticamente cercare un coinvolgimento della collettività prima della presentazione, per ascoltare eventuali proposte o stati d’animo contrari; forse sarebbe stato opportuno pensare, insomma, ad un vero progetto “partecipato”. Ciò però non è avvenuto e di conseguenza sarebbe auspicabile che le Autorità coinvolte nelle attività di realizzazione del progetto rendessero pubblica la “documentazione ambientale autorizzativa dell’intervento”, permettendo in tal modo, anche ai non addetti ai lavori, di comprendere quale trasformazione subirà il paesaggio. Il 18 agosto dello stesso anno il progetto veniva approvato dalla Giunta Comunale e il 28 luglio 2015 si apprendeva che la zona interessata del Monte Santa Maria subiva una variante di localizzazione al P.R.G., da zona agricola con salvaguardia ambientale si trasformava, per parere unanime degli intervenuti presso il dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata, in zona per insediamento di attività turistico-sportive, proprio per consentire la realizzazione dell’intervento. Ad alta voce ci si chiede come un’area con salvaguardia ambientale possa trasformarsi all’improvviso in zona per interventi finalizzati al turismo. Comunque, tra qualche ritardo procedurale, il progetto è andato avanti e man mano che esso si è andato concretizzando, ha suscitato dubbi e perplessità nei cittadini e qualche critica da parte di visitatori, richiamati dalla bellezza paesaggistica del luogo. C’è da precisare, inoltre, che poco più in alto è situato il Santuario della Madonna del Soccorso, meta di pellegrinaggio anche dai paesi limitrofi, e sicuramente la sua presenza non si concilia bene con il parco-divertimento che sta nascendo nell’area.

L’Associazione Italia Nostra non può esimersi dal manifestare la propria opinione a riguardo. Essa guarda positivamente agli interventi che riguardano il turismo scolastico, la costruzione di un Planetario, la realizzazione di sentieri da percorrere a piedi o a cavallo, la costruzione di baite, la creazione di fattorie didattiche o l’ippoterapia, mentre  le appaiano devastanti tutte le altre attività attrattive (pista di bob, altalena gigante, slittovia, snakefarm per adulti e bambini etc.) che prevedono scavi, movimento terra, cementificazioni, o l’uso di materiali che non possono essere sicuramente di miglioramento per il paesaggio. L’Associazione Italia Nostra ritiene al contrario che sia possibile soltanto un turismo sostenibile e responsabile che non devasti, non alteri l’ambiente, poiché valorizzarlo non significa sfigurarlo, trasformandolo da ambiente protetto in un Luna Park, riducendo il turismo a momenti di puro consumo. L’altro turismo rispetta l’integrità culturale di un luogo, il suo “genius loci” e coinvolge tutti i soggetti nei processi decisionali, perché esso, prima di essere un fenomeno economico, è soprattutto un fenomeno che interessa l’intera società. A parere dell’associazione, non è possibile riprodurre le esperienze delle Alpi, sempre ammesso che ce ne siano di simili, in ambienti con diverse realtà; ogni progetto deve tener conto del contesto in cui verrà inserito, mentre sembra che tanti macroattrattori stiano proliferando e snaturando in alcuni casi il territorio della Basilicata.

Manca una cultura del paesaggio basata su una visione progettuale capace di guardare lontano nel tempo, per capire che tutte queste “attrazioni” potrebbero trasformarsi in un turismo “mordi e fuggi” funzionante nei primi mesi per poi estinguersi lentamente nel periodo invernale e negli anni, sia per la ripetitività che per le avversità atmosferiche che obbligherebbero ad un continuo utilizzo di personale e attrezzature per rendere efficienti i percorsi. Ci si chiede inoltre come e da chi sarà gestita una simile struttura, con il rischio che prima o poi possa manifestare tutta la sua inutilità, anche per i numerosi cloni presenti. Intanto i danni all’ambiente saranno irreversibili e ci si potrebbe pentire per avere investito circa 5 milioni di euro in opere di nessun interesse pubblico, mentre con una tale cifra si sarebbero potuti offrire servizi utili in tempi di crisi e di disagi sociali. A nostro avviso, si sarebbe potuto mirare ad un turismo portatore di una rinascita e valorizzazione della zona, attraverso attività collegate alle effettive vocazioni del territorio, ma non si è voluto fare la differenza. Ci si augura che, ad opera compiuta, si raggiungano i risultati tanto sperati, anche se la verità più amara rimane la consapevolezza che ”la bellezza non ci salverà, se non saremo noi a salvarla”.

ITALIA NOSTRA

Sezione Vulture Alto Bradano

Presidio di Maratea

Sezione Alto Tirreno Cosentino

 

 

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