Italia Nostra

Osservazioni al MISE sulll’eolico selvaggio lucano

1 Ottobre 2018

Roma, 14,30 di martedì scorso, ingresso del Ministero dello Sviluppo Economico. Pronto per ascoltare la presentazione dello schema di decreto ministeriale di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. 20 Associazioni convocate, fra le quali Italia Nostra che, insieme con Alberto Cuppini, come me antieolico della prima ora, sono chiamato a rappresentare a livello nazionale. Ci manca mezzora all’inizio e la coda si allunga, in attesa di ricevere il pass. Alle 15 siamo in circa 100 e cominciano le procedure per l’ingresso. Realizziamo subito che non avremo tempo per illustrare compiutamente la nostra posizione. Entriamo nella grande sala degli arazzi. Ci dicono che avremo massimo quattro minuti per ogni Associazione. Fra le tantissime associazioni siamo in due soli a difendere i territori dallo scempio eolico, noi e gli Amici della Terra.

Decidiamo che per Italia Nostra parlo io. Mentre parla Simone Togni, presidente dell’Anev, associazione nazionale energia dal vento, rappresentata dal suo presidente nazionale Simone Togni,stravolgo velocemente il garbato ma fermo intervento preparato e decido di sfrondarlo al massimo, di attaccare senza mezzi termini,cercando di interpretare l’ira e il furore di tutti quelli che hanno le pale sulla testa e che sono costretti a guardare un paesaggio che  non è più quello dei propri padri, dei propri nonni, dei propri avi. (Come noi di Lavello, costretti a guardare lo storico campanile di san Mauro incorniciato dalle pale, aggiungo solo ora). Non si sente niente. C’è il microfono ma non i diffusori. Nel Ministero dello Sviluppo economico!). Sono fregato. Ho una vocina flebile. Ma è guerra mi dico, alza la voce, vai, sei dalla parte giusta, hanno già deciso ma tu sfidali pubblicamente, recita la tua indignazione, che è quella dei tantissimi che hanno a cuore l’immensa ricchezza costituita dal Paesaggio italiano e la dignità dei cittadini. Mi avvicino dunque mentre scadono i quattro minuti dell’intervento che mi precede, respiro a fondo, gonfio il petto, alzo la schiena, la voce e la testa e comincio a recitare con il cuore.

Bene gli incentivi per la rimozione dell’amianto dai tetti (comincio con un giusto riconoscimento). E vado giù subito duro. A noi preme che le rinnovabili non producano scempi paesaggistici e che creino lavoro vero! Lavoro diffuso e duraturo. A noi preme che non accada più quanto accaduto fino ad oggi, drammatiche alterazioni e speculazioni territoriali, con la sottrazione di territori rurali estesissimi e nei quali ci riconosciamo, carichi di enorme valore! Ecco, vorremmo dirvi che a tutto c’è un limite, non solo di sostenibilità territoriale, ma anche di sopportazione sociale per una dinamica da tempo intollerabile! Eolico, entrando nel merito, eolico che sostiene la miseria dell’1,5% di tutto il fabbisogno energetico italiano con la distruzione del Paesaggio e con la mortificazione della dignità di tanti italiani. Ma produce occupazione, dite (e guardo tavolo del sottosegretario al quale siede anche il Ministero dell’Ambiente, e la platea che segue incuriosita). Allora, citando uno dei tanti progetti eolici, continuo a recitare sempre più indignato: 37% nella produzione,22% nella componentistica,16% per sviluppatori e progettisti, 25% per tecnici specializzati, montaggio, manutenzione, cantiere eccetera.

Tutte attività svolte molto lontano dal posto dove si piantano le croci, senza occupazione locale. Molto lontano, quasi sempre all’estero addirittura.  Ad impianti realizzati, utilizzando anche sistemi di controllo da remoto, nel posto non vedrete nessuno al lavoro. Dov’è dunque il lavoro vero e duraturo nei luoghi di impianto? Dov’è la ricchezza promessa?  Provocate solo profondo disvalore dei terreni circostanti. Lavoro zero. Zero! Vi sfido a venire sui posti a verificare, dico guardando tutti. Dobbiamo cambiare subito rotta! Continuo. Questo è il Ministero del Lavoro! Con i nostri soldi prelevati dalle bollette vogliamo benefici spalmati sull’intera popolazione. Vogliamo incentivare, invece dell’eolico, trasporti pochissimo inquinanti, efficienza energetica, ricerca, innovazione, miglioramento della tenuta termica delle costruzioni, pannelli a tappeto sulle stesse, prestando la dovuta attenzione alla salvaguardia dei centri di pregio. E fare tanto altro segnalatovi nelle accorate lettere che vi inviamo, insieme con altre associazioni sensibili. Così faremmo un grande passo in avanti per uscire dalla crisi con provvedimenti di equità sociale. L’urbanista Berdini calcola che abbiamo ben 750000 ettari di superfici urbanizzate solo da 1995 al 2005, superfici quindi non di interesse storico. Quanta energia potremmo ricavare utilizzando queste superfici? Di quante imprese locali di installazione e manutenzione stimoleremmo la crescita? Il bilancio di quante famiglie aiuteremmo? Coraggio dunque Ministero del Lavoro, coraggio, create lavoro vero, diffuso. Spendete i nostri soldi per l’equità sociale! (Invece che per favorire rendite speculative, aggiungo adesso) E, per concludere, dico guardando in faccia il sottosegretario, rispondete alle Lettere con le quali vi inviamo sollecitazioni e suggerimenti! Almeno forse ogni tanto rifletterà su quanto ha sentito. Spero. E mentre ritorno al mio posto ringrazio mentalmente Enzo Cripezzi, responsabile Lipu Puglia e Basilicata, grande oppositore dell’eolico, coautore del mio intervento originario.

Vitantonio Iacoviello – Consigliere nazionale di Italia Nostra

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