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“Le vite dei miei morti” di Filippo Gazzaneo: la poesia del lutto tra le minuzie del ricordo

31 Luglio 2025
vite dei miei morti

Le vite dei miei morti: un racconto lirico sulla perdita

Nel suo nuovo libro, Le vite dei miei morti, pubblicato da Robin Edizioni, Filippo Gazzaneo esplora con delicatezza il tema del lutto. Lo fa attraverso un racconto lirico, intimo e raccolto, che ha come figura centrale la madre scomparsa. L’autore evita ogni enfasi e si concentra su cosa resta dopo una perdita: non le grandi parole, ma i piccoli gesti quotidiani, come le mani che sfiorano una tovaglia o un cucchiaio che gira nel caffè.

La memoria come sostanza

Gazzaneo, già noto per titoli come “Spaghi d’autunno”, crea un’opera che sfugge alle classificazioni. Non è poesia in senso stretto, né prosa convenzionale. In Le vite dei miei morti, la memoria diventa la forma e la sostanza del discorso. L’autore sceglie di raccontare il lutto partendo dalla morte della madre, ma senza retorica. Il suo interesse non è la sofferenza, ma le tracce che restano: oggetti, gesti, abitudini. Con un incipit toccante, “Ho perso mamma. Ma non è del mio dolore che ti voglio parlare…”, Gazzaneo invita il lettore a un viaggio nella quotidianità del ricordo.

Uno stile essenziale e universale

La forza della scrittura di Gazzaneo sta nella sua capacità di dire molto con poco. Il linguaggio è scarno, essenziale e poetico, ma sempre accessibile. Non ci sono scene eclatanti o svolte narrative, solo il tempo che scorre e la memoria che cerca di afferrarlo. Il libro si inserisce nella collana “Libri per tutte le tasche”, un’iniziativa di Robin Edizioni che unisce qualità letteraria e formato economico. Con Le vite dei miei morti, Gazzaneo conferma una voce unica nel panorama letterario contemporaneo: personale, riconoscibile e, allo stesso tempo, universale.