Italia Nostra

Data: 13 Settembre 2016

“Chissà Milone…” Italia Nostra Calabria sulla “questione” Stadio Crotone/Soprintendenza

Chissà Milone…

Immagino, oggi, i visi attoniti e sbigottiti di Umberto Zanotti Bianco, Paola Zancani Montuoro e Paolo Orsi, davanti lo stadio di Crotone a seguito del parere positivo  della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone per l’ampliamento del vecchio “Ezio Scida”. Loro, che “indagavano” sulle cose del passato (archaiologhìa) avrebbero aperto, invece, una nuova campagna di scavi sull’antica Kroton (V – III sec. A. C.).

Loro, ad esempio, avrebbero certamente plaudito il 3 agosto del 1985, allorquando la Legge 431 (Legge Galasso) assoggettava “ope legis”, entro attente misure di rispetto, le aree archeologiche, dopo che nel 1981 l’area dello stadio veniva assoggettata a vincolo archeologico, parte diretto e parte indiretto, a seguito delle risultanze di più campagne di scavo.

Loro, convinti che, alla pietas per le persone e per i monumenti, a quella pietas laicamente religiosa, doveva seguire il riscatto di una comunità, di un popolo, avrebbero certamente sovrinteso e tutelato Crotone. Avrebbero restituito il patrimonio archeologico, e non solo, alla consapevolezza ed all’orgoglio civico dei calabresi. Oggi no! Oggi tutto questo non ci è concesso.

Umberto Zanotti Bianco, scriveva, a proposito dell’allora Sovrintendente Paolo Orsi: “ A me che cercavo di traversare quelle regioni chiudendo gli occhi su tutto ciò che non fosse la sofferenza del popolo, cominciò fin d’allora a instillare la profonda pietà dei monumenti della Calabria”.

Una pietas che non ha avuto la Soprintendenza nell’autorizzare (dopo due bocciature dello stesso Ente) “l’occupazione temporanea dell’area sottoposta a tutela diretta e indiretta con installazioni provvisorie, prefabbricate di tipo leggero, completamente rimovibili, senza operazioni di scavo, per un periodo di due anni”, considerando la tribuna dello stadio crotonese alla stregua di un gazebo da giardino!

Già, perché, un manufatto precario ed amovibile è tale quando reca in sé i caratteri della durata limitata in un ragionevole tempo. In poche parole, la nuova tribuna dello Scida (7200 posti!) dovrebbe collocarsi “ispo facto” ad un uso temporaneo, per fini limitati nel tempo e contingenti con conseguente e celere eliminazione allo scadere del tempo prefissato, e non già dopo due anni, come autorizzato. E due anni non sono certo da considerare “congruemente delimitati nel tempo” (cfr CdS sez. 4 n° 3029/09; Cass. Pen. Sez. 3 n° 40439(06; CdS sez. 5 n° 3490/06; etc…). Quali strutture, poi, sono in condizioni di poggiare sulla nuda terra senza prima essere ancorate ad una solida e poco rimovibile platea in cemento armato? Insomma, un’altra pagina di malatutela. Chissà Milone cosa avrebbe fatto?

Arch. Carlo de Giacomo – Presidente Italia Nostra Calabria

 

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