Italia Nostra

Data: 23 Novembre 2020

La costa di Stalettì raccontata dal Codice Romano Carratelli

Si pubblica una ricerca dell’Arch. Alessandra Pasqua con alcune sue ipotesi e considerazioni a partire dal Codice Romano Carratelli

Il comune di Stalettì (Catanzaro) è ricco di testimonianze del passato risalenti ad epoche diverse, dell’età neolitica, magnogreca, bizantina, alto medievale con le opere di Cassiodoro, e di età successive, anche lungo la costa.

Il litorale di questa porzione di territorio viene rappresentato in due tavole del Codice Romano Carratelli. Si tratta di un manoscritto cartaceo a carattere militare, anepigrafo, risalente alla fine del XVI secolo, composto da 99 acquerelli di fattura pregevole, gran parte dei quali corredati di testo illustrativo in raffinata grafia cancelleresca. Tali notevoli illustrazioni raffigurano il sistema difensivo della Provincia di Calabria Ultra del Regno di Napoli. L’autore del prezioso manoscritto rappresenta città fortificate, castelli e torri già edificate e redige anche i progetti delle fortificazioni necessarie a garantire la salvaguardia del territorio, individuando altresì i luoghi in cui costruirne di nuove, a causa delle devastazioni e delle scorrerie dei pirati saraceni lungo le coste calabre. Si tratta di un ampio progetto pensato dagli imperatori spagnoli Carlo V e Filippo II per difendere il territorio. È essenzialmente l’equivalente di una rappresentazione fotografica di quel periodo storico che oggi consente di avere un quadro più completo rispetto alle vicende geo-politiche di quest’area del Mediterraneo. Siamo infatti in presenza della più antica iconografia organica della Calabria e, allo stesso tempo, di un vero e proprio pezzo d’arte. Il raro Codice è stato sottoposto a vincolo dal Ministero dei Beni Culturali nel 2014.

Figura 1. Immagine da Il Codice Romano Carratelli fornita da Emanuele Bertucci. Tavola numero 62, Torre del Palombaro

La tavola numero 62 raffigura la punta di Stalettì vista da Settentrione, con la Torre del Palombaro, l’unica ad essere rappresentata due volte all’interno del Codice. Fu edificata nel XV secolo e nel Codice è riportata come torre già esistente nella Cala Palombaro, sulla scogliera. Presenta pianta circolare, base tronco-conica con muri a scarpa sormontati da una successione di gattoni, i quali sorreggono la parte cilindrica, conclusa da merlature. Più in alto, sul monte Moscio è rappresentata la chiesa di Santa Maria de Vetere Squillacio, fondata nel VI secolo nell’area del monastero cassiodoreo Castellense, forse su un edificio sacro preesistente, risalente all’età magnogreca, e successivamente ricostruita nel XI secolo. La chiesa viene rappresentata a pianta longitudinale, con facciata a capanna e con un alto campanile laterale. In basso la costa di Squillace, con il torrente Alessi, alla foce del quale l’autore pone una croce che indica il punto in cui è necessario costruire una torre di guardia (fig.1).

Le fonti storiche informano che la Torre del Palombaro era collocata in prossimità della grotta di San Gregorio Taumaturgo. La studiosa Emilia Zinzi si era occupata di detta Torre che, dalle indicazioni cartografiche, risultava posta sulla scogliera, vicino al mare. Rizzi Zannoni riportava che questa presumibilmente avesse pianta circolare e si trovasse in prossimità del mare. La Torre viene citata in differenti fonti con nomi diversi.  Nel 1613 Cartaro la riporta come Torre De Staiari; nel 1618 prende il nome di Torre di Santa Maria de Vetere, come l’antica chiesa posta sul medesimo promontorio; nel volume dell’Accademia Reale Delle Scienze di Lisbona del 1788 viene chiamata Torre della Coscia. Verso il 1950, prende il nome di Torre del Palombaro, dal nome della cala su cui insiste.

Oggi non si conosce la precisa collocazione di questa torre, non si sa se rimanga qualche testimonianza materiale dei ruderi o se la speculazione edilizia ne abbia irrimediabilmente distrutto ogni traccia. La Cala del Palombaro risulta raggiungibile soltanto dal mare giacché l’accesso dalla scogliera è stato privatizzato. Sul fianco della roccia si individua un camminamento che arriva fino al mare, di fattura attuale, ma che potrebbe ricalcare un sentiero antico, scavato nella pietra. Questo percorso porta ad una costruzione di forma quadrangolare di recente fabbricazione. Poiché la Torre del Palombaro era visibile sia da Settentrione che da Meridione, doveva trovarsi sul costone posto fra la Cala del Palombaro e la Cala della Lamia. Tale area, oggi chiamata Torrazzo di Copanello, è stata completamente cementificata, per cui si teme che l’antico manufatto sia stato abbattuto negli anni della urbanizzazione selvaggia. (fig.2)

Figura 2. Foto di Attilio Armone. Cala del Palombaro

La chiesa di Santa Maria de Vetere Squillacio, oggi denominata Santa Maria del Mare, si trova in una proprietà privata, in stato di abbandono. Gli antichi muri sono realizzati in pietra e mattoni con innesti di materiale di spoliazione, il tetto è crollato. Sono ancora leggibili l’abside semicircolare posta ad Oriente; la facciata laterale a Meridione, scandita da tre monofore, due sormontate da archi acuti, una da un architrave di pietra; la facciata principale, posta ad Occidente, risalente al tardo settecento di impostazione neoclassica (fig.3). Non è più leggibile il lato a Settentrione, sul quale sorge in adiacenza un’abitazione privata che ingloba un vano, forse appartenente alla torre campanaria, come si evince dalla rappresentazione grafica del Codice Romano Carratelli (fig.1).

Figura 3. Foto di Alessandra Pasqua. Santa Maria de Vetere Squillacio, facciata principale

La tavola n° 63 raffigura l’intera Baia di Caminia vista dalla scogliera a Meridione, in cui appare la Torre del Palombaro sullo sfondo, ed in primo piano una torre di progetto. Il foglio in questione riguarda i casali di Gasperina e di Montauro e la didascalia che accompagna l’immagine riporta: “Nel monte di Rinaldo territorio di Sant’Anna Grancia di Santo Stefano lo bosco vi sono doi Casali di detto Monasterio, come Gasperina et Montabro, […] e per assicurazione de loro persone […] in detto monte vi è necessaria una torre…”. La torre di progetto è dipinta a pianta quadrata, con un alto basamento a scarpa rimarcato da un toro, un piano superiore munito di due monofore e concluso in sommità da un cordolo, da una successione di beccatelli e da merlature. Di fronte ad essa viene rappresentata la preesistente Torre del Palombaro, con la quale era in rapporto visivo (fig. 4).

Figura 4. Immagine tratta da Il Codice Romano Carratelli a cura di Emanuele Bertucci, Mediano Editore, 2019, tavola n° 63, Progetto di una torre di guardia

La baia di Caminia oggi presenta molte costruzioni frutto della speculazione edilizia degli ultimi decenni del ‘900. Tuttavia, sulla scogliera a Meridione, è ancora visibile una struttura di notevoli dimensioni, simile al basamento di una torre a pianta quadrangolare, in pietra di granito, con i muri a scarpa. L’indagine condotta è soltanto visiva poiché non è possibile accedere alla zona. Da una ricerca bibliografica sui siti archeologici censiti in Calabria non si evince alcuna menzione della costruzione. Si potrebbe ipotizzare che essa corrisponda alla torre in progetto nella tavola n° 63 del Codice Romano-Carratelli. L’architetto Vittorio Faglia sostiene che “la presenza di due torri costiere in territorio di Stalettì pare poco probabile, anche se è possibile ipotizzare una vedetta di rimando, poiché la torre del Palombaro, in riva al mare, ha alle spalle un promontorio roccioso molto scosceso” (fig. 5).

Figura 5. Foto di Giuseppe Palazzo

Dalla comparazione fra la tavola del Codice e lo stato dei luoghi si potrebbe supporre che il sito di edificazione della torre di progetto possa coincidere con la scogliera sulla quale è posto il manufatto individuato, anche se non se ne può dedurre il punto preciso. Vi è inoltre una coincidenza di forma fra il basamento della torre disegnata e l’edificio indicato (fig.6).

Figura 6. Foto di Attilio Armone

Un documento del 1845, riferito ai luoghi in questione, riporta il progetto della strada detta della “Coscia di Stalettì”, che collega i territori e le “popolazioni poste ad Ostro ed a Settentrione del promontorio roccioso di Copanello”, alle spalle di Caminia. La cartina, realizzata con china e acquerello colorato su cartoncino, risale alla fase progettuale della grande opera. Sul promontorio di Stalettì sono segnalate la chiesa di Santa Maria del Mare e la Torre del Palombaro. Viene, inoltre, evidenziata in rosso la strada progettata e passante sulla costa (fig. 7).

Figura 7. Immagine fornita da Domenico Condito: Archivio di Stato di Catanzaro, “Pianta della campagna tra il fiume Squillace e la pianura di Salinaro”, 1845, documenti on line

Non vi è traccia della costruzione avvistata a Meridione della Baia di Caminia, nonostante il documento sia abbastanza recente. Si può supporre che, se di una fortificazione si tratta, il manufatto non fu mai concluso e non assolse al suo compito di difesa delle coste.

Da persone del posto si apprende che l’edificio, fino agli anni ‘20 del ‘900 era una calcara, fornace per la lavorazione della calce. Questa attività produttiva era molto praticata nel territorio del comune di Stalettì fin da epoche molto antiche, magnogreca o bizantina, tanto che il toponimo Caminia probabilmente deriva dal greco kaminos, camino, forno. Emilia Zinzi aveva rilevato, in località Lattà di Stalettì, posta a metà collina, diverse fornaci risalenti ad un periodo storico non individuabile con certezza per l’uso protratto nel tempo. Si tratta di cavità di circa cinque metri di profondità, con una apertura sommitale di circa tre metri di diametro, rivestite all’interno da spesse pareti in pietra e legante. Molte di queste cavità presentano, sulla bocca, muretti di grosso spessore e stesso materiale, che servivano ad areare la calcara. Gli abitanti del luogo attestano il loro uso fino ai primi decenni del Novecento, quando il cemento armato ha sostituito le tecniche di costruzione in pietra. L’antica struttura individuata sulla costa risulta delocalizzata rispetto alla tradizione lavorativa della calce nel comune di Stalettì poiché è situata su una scogliera in granito e il materiale da lavorare doveva essere condotto sul posto dalle campagne circostanti. Il vantaggio di collocare una calcara in prossimità della spiaggia poteva consistere nel fatto di trasportare agevolmente via mare la calce prodotta, la disponibilità di acqua e di legname necessari alle fasi di lavorazione e, forse, il riutilizzo di una struttura preesistente, dato che il manufatto in questione non risulta comparabile per tipologia ad altre fornaci presenti sul territorio.

Ecco che il Codice Romano Carratelli si rivela un prezioso documento storico ed artistico, che ci permette di formulare una serie di ipotesi sulle preesistenze rilevate lungo il litorale e ci dà un’idea di come doveva presentarsi lo scenario costiero della Calabria Ultra sul finire del XVI secolo, scrigno colmo di informazioni storiche, geografiche, paesaggistiche, utile alla conoscenza del patrimonio architettonico di questa terra.

 

 

Fonti bibliografiche

Bertucci E. a cura di, Il Codice Romano Carratelli. Città fortificate, Torri e Castelli nella Calabria Ulteriore nei 99 acquerelli di un manoscritto di fine Cinquecento. Mediano Editore, Catanzaro, 2019, pag. 146, 147.

La cartografia dei secoli XVIII e XIX, Archivio di Stato di Catanzaro, documenti on line, Pianta della campagna tra il fiume Squillace e la pianura di Salinaro, 1845.

Faglia V., Tipologia delle torri costiere di avvistamento e segnalazione in Calabria Citra in Calabria Ultra dal XII secolo, Volume primo Ricognizioni, Pubblicazione dell’Istituto italiano dei Castelli- Roma, 1984, pagg. 138-139.

Faglia V., Tipologia delle torri costiere di avvistamento e segnalazione in Calabria Citra in Calabria Ultra dal XII secolo, Volume secondo Schedatura, Pubblicazione dell’Istituto italiano dei Castelli- Roma, 1984, pagg. 362-363.

Valente G., Le torri costiere della Calabria, Vincenzo Ursini Editore, Catanzaro, 2° edizione, 1999, pag. 68.

Zinzi E., Analisi storico-territoriale e pianificazione. Un’esperienza metodologica nel Sud d’Italia. Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Cz), 1997, pagg. 246-254; 308-315; 322-325.

Zinzi E., Studi sui luoghi cassiodorei in Calabria, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (Cz), 1994, pagg. 82, 203.

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