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Data: 8 Luglio 2020

Armatori sorrentini del XVIII e XIX secolo. L’ultimo saggio di Francesco Saverio Esposito

Avvocato con la passione dell’indagine storica, Francesco Saverio Esposito ha pubblicato diversi saggi su testate online e non solo. Al centro delle sue ricerche la costiera Sorrentina e la storia dei suoi abitanti. Attualmente per i lettori di Telestreet (1) è uscito un lungo saggio sulla storia dei grandi armatori sorrentini nel corso dei secoli XVIII e XIX. 

Un approfondito excursus sulle famiglie più importanti di armatori della penisola che, poi, soprattutto nel ‘900, di fatto hanno dato vita a compagnie di navigazione tra le più famose del mondo. Basti pensare ad Achille Lauro al quale faceva capo la omonima flotta, per un periodo, la più cospicua d’Europa, e, più recentemente, a Gianluigi Aponte patron della MSC, un colosso mondiale sia  per il trasporto merci che per la crocieristica.

Abbiamo rivolto alcune domande all’autore chiedendo in particolare di raccontare la sua dedizione all’attività di storico.

Il porto di Nisida nella seconda metà del XIX secolo

D) Nel suo ultimo saggio lei pone sotto la lente di ingrandimento una ricerca approfondita che condensa in poche pagine. Un’operazione connotata da difficoltà estrema e dalla quale traspare una grande passione per il lavoro di indagine storica. Può fornire ai lettori alcune coordinate metodologiche che l’hanno guidata nella stesura di questo studio?

R) L’ambiente marittimo non è il mio perché ho scelto di fare l’avvocato. Però in quell’ambiente mi ci sono ritrovato fin da bambino, mio padre era un Comandante della Marina mercantile e sua madre  dell’armatore Francesco Saverio Ciampa era una nipote, entrambi i mie nonni paterni, poi, discendevano da  alcune di quelle famiglie di capitani ed armatori del XVIII secolo di cui parlo nei miei articoli. E, dunque , fin da piccolo mi sono ritrovato ad ascoltare  storie di mare ed, in particolare, dei brigantini varati alla Marina di Cassano, dei capitani che vi si imbarcavano, molti nella parentela, per  affrontare difficili e pericolose  navigazioni intorno al mondo  da un oceano all’altro. Dopo la morte di mio padre ho, quindi, iniziato a dare uno sguardo  ai suoi documenti ed anche a quelli di famiglia  trovandovi foto antiche ed atti che hanno suscitato immediata curiosità. Mi è sorto il desiderio di conoscere chi fossero i miei avi e cosa facessero. Prima  ho consultato i registri di battesimi, matrimoni e morti della Basilica di S.Michele Arcangelo (partono dal 1560 circa) ed, in tal modo, incrociando i dati delle varie raccolte,  sono risalito con gli avi  fin quasi ai primi del ‘500. Erano soprattutto marinai. Successivamente mi sono dedicato alla lettura degli atti  conservati all’Archivio Notarile di Napoli ed all’Archivio di Stato  e poi, a quelli di Marina nell’archivio di Stato di Pizzofalcone senza tralasciare i documenti contabili  conservati nell’archivio del Banco di Napoli. Qui sono raccolti atti  degli antichi banchi napoletani sui quali operavano, fin dal 1500,  i capitani del Piano di Sorrento. In pratica  sulla scorta delle notizie che di volta in volta rinvenivo sono passato da un archivio all’altro. Di enorme aiuto sono stati i testi di storia locale pubblicati in precedenza ed anche testimonianze conservate in archivi privati  da parenti ed amici.

2.  L’excursus storico racconta le vicende delle comunità sorrentine dal secolo XIII fino al secolo XIX, analizzando un periodo di grandi cambiamenti economici, dovuti alla rivoluzione industriale che sconvolse tutto il mondo occidentale. Può tracciare i confini storici di questo appassionante periodo?

Ritengo che l’avventura marinara del Piano di Sorrento, il territorio che si estende dalla Punta di Scutolo ai confini della città di Sorrento, oggi diviso tra i Comuni di Meta,Piano di Sorrento e S.Agnello, sia iniziata nel medioevo ma che abbia iniziato ad avere un respiro se non  nazionale  quantomeno esteso a tutto il regno meridionale  a partire dalla fine del 600’ e principalmente, dopo l’avvento nel 1734, di  Carlo di Borbone alla guida del Regno di Napoli. Il regno di Carlo fu ricco di innovazioni in tutti i settori della vita pubblica e lo fu anche nell’ambito marittimo. Sarà sufficiente porre attenzione alla circostanza che a metà del 700 risale la riforma che prevedeva solo per chi avesse superato un esame di abilitazione le funzioni di  comando dei bastimenti destinati alla  navigazione di lungo corso( oltre lo stretto di Gibilterra)  ed al 1751  la creazione di una compagnia marittima di assicurazioni che garantiva navi e carico. E’ fuori discussione che  nel XVIII secolo si sia formata nell’area del Piano di Sorrento  una classe di imprenditori marittimi oltre che di valenti capitani tale da  potersi porre, senza tema di smentita, ai vertici, in questo settore, dello stato meridionale. Man mano gli armatori del Piano di Sorrento, e per tale intendo anche di Meta e S.Agnello, iniziarono una scalata economica e finanziaria irresistibile che li portò inizialmente  a primeggiare nel Regno delle Due Sicilie e, dopo l’unità d’Italia, a rivaleggiare per numero di velieri  ed importanza delle loro flotte mercantili  con i loro pari liguri di Genova, Camogli ecc…

Foto di famiglia risalente all’incirca al 1889 dove compaiono sul lato destro il notaio Pietro Maresca e suo cugino il Dott. Antonio Maresca sul terrazzo del fabbricato alla via Bagnulo 34 ove era la sede dello studio notarile.

D) Le fonti utilizzate: questo ultimo saggio sugli armatori ed i capitani del “Piano di Sorrento”contiene numerose notizie inedite individuati negli archivi di stato, parrocchiali, vescovili, nei faldoni notarili, nelle biblioteche pubbliche e private, nei cassetti e nei bauli delle famiglie sorrentine. In particolare spiccano gli atti stipulati dal Notaio Pietro Maresca. Può fornire ai nostri lettori un piccolo saggio sulla documentazione individuata nell’archivio del notaio?

R) Tra il 2016  ed il 2017 ho scritto due libri ( un “Romanzo Lungo Tre Secoli” ed un “Medico Gentiluomo”), in realtà testi che ripercorrono la storia di alcune famiglie  storiche di Piano, in particolare dei Maresca ma anche dei Lauro, dei Massa, dei Cafiero ed altri: nell’occasione effettuai numerose e  complesse ricerche di atti notarili ed altri incartamenti del passato. Di quelle ricerche  mi sono avvalso oggi per gli articoli recenti. Nel 2018 poi, mi venne l’idea di tornare  in Archivio Notarile ed Archivio di Stato per esaminare  i repertori  del Notaio Antonino Maresca e di suo figlio Pietro Maresca, rispettivamente il primo  mio quadrisavolo  ed il secondo mio trisnonno. Ero pressoché certo che, essendo il Notaio Pietro Maresca  cugino di altro mio avo, il medico Antonio Maresca che dell’armatore F.S. Ciampa, aveva sposato, nel 1881, Giovanna, una figlia, di trovare nei loro faldoni riferimenti ad operazioni commerciali della flotta Ciampa. E praticamente è stato così perchè nelle raccolte dei due notai, soprattutto di Pietro Maresca, ho trovato  informazioni di grande interesse non solo sulla flotta ma, anche, della vita quotidiana  dei Ciampa e delle famiglie a loro collegate. Confesso che, con mia enorme  sorpresa, mi sono imbattuto in transazioni commerciali, contratti per la costruzione di navi, atti di compravendita di navi, noli  e quant’altro sottoscritti non solo dai Ciampa ma  da buona parte degli armatori della costiera in quel dato momento storico. In alcuni  erano costituiti il nonno ed il padre di Achille Lauro, in altri  i Cafiero, in  altri Lauro di un ramo diverso da quello del celebre Achille, ecc….  In pratica quello studio notarile è stato  dal 1870 al 1902 crocevia di armatori, capitani, agenti marittimi (in qualche caso anche Genovesi o Palermitani) , costruttori di navi ecc…  Ovviamente ho messo queste nuove  notizie in relazione a quelle già  raccolte in precedenza e ad altre ancora provenienti da archivi pubblici e privati. E’ stato sorprendente costatare che  piccoli borghi  come Piano di Sorrento e Meta fossero, a  fine ‘800, al centro di interessi mercantili nazionali!!

Il brigantino Ciampa

D) Arriviamo alla storia dei  grandi armatori Sorrentini. I Lauro, i Maresca, i Cafiero, per citarne alcuni, proseguono l’avventura iniziata secoli primi e rinvigorita nel corso del XVIII secolo. In particolare a destare curiosità è la storia di Francesco Saverio Ciampa, dal matrimonio con Emilia  Cacace passando per la costituzione della Ditta Sorrentina Esportazione Agrumi fino alle vicende dei suoi eredi. La curiosità dei più è legata anche alle vicende personali di questi personaggi. Potrebbe trattarne, anche sommariamente, per i nostri curiosi lettori?

R) L’armatore Francesco Saverio Ciampa era il nonno di mia nonna, Silvia Maresca,  e, quindi, come facilmente intuibile, al centro dei  suoi racconti. Ho ascoltato fin da  piccolo, mia nonna parlare dell’armatore e delle sue attività ma anche del figlio, Francesco, che gli successe, nel 1982, nella gestione della flotta. La famiglia Ciampa ai primi dell’800 si interessava del commercio di agrumi e  fu proprio nei primi decenni del secolo che significativamente il padre di Francesco Saverio si indusse ad acquistare alcuni  antichi magazzini alla Marina di Cassano.

Antonio Maresca e Giovanna Ciampa

Verosimilmente proprio per utilizzarli per la conservazione degli agrumi destinati poi ad essere imbarcati sui brigantini alla fonda ed esportati. Come ho scritto nel più recente degli articoli pubblicati nel periodo del Coronavirus  in un libello agiografico sull’armatore, pubblicato nel 1892 (dopo la sua morte) si afferma che allorquando Francesco Saverio volse lo sguardo al mare dopo aver incontrato Emilia Cacace, discendente da un’antica famiglia di capitani ed armatori, che sposò nel 1846. Evidentemente il suo fu uno sguardo piuttosto profondo e proficuo  visto che, a partire dal 1847, nel corso di pochi decenni, riuscì a fondare una delle flotte mercantili più importanti del mezzogiorno e, poi, d’Italia  stringendo rapporti commerciali e finanziari in tutto il mondo. La Ditta Sorrentina Esportazione Agrumi  che egli creò con i propri figli  aveva sedi  all’estero , in special modo negli Statu uniti ed in Inghilterra , ma anche in Italia a  Rodi Garganico e Messina. Filiali con la chiara finalità di  facilitare l’esportazione non solo degli  agrumi prodotti  in Penisola Sorrentina ma anche in Puglia e Sicilia. Ma limitare le attività della Flotta Ciampa all’esportazione di agrumi è riduttivo della realtà che essa rappresentava nel panorama mercantile dell’epoca. Le sue navi solcavano tutti i mari del mondo  noleggiate per conto di operatori Italiani ed esteri. Fu senza  alcun dubbio un personaggio di spicco nel mondo armatoriale italiano di quello spicchio del XIX secolo.

D) E ancora: per le vicende di Achille Lauro? Una storia da rotocalco che appassionerebbe chiunque. Un personaggio noto in tutto il mondo che mantiene un legame particolare con la sua terra d’origine. Può raccontarci qualche episodio inedito che lo riguarda?

R) Achille Lauro l’ho conosciuto personalmente quando era Sindaco di Sorrento, carica alla quale era giunto dopo aver tentato invano, senza riuscirvi, di essere eletto nella sua città d’origine, Piano di Sorrento, dove, per l’appunto, era nato  nel 1887. Negli anni ’50 Achille Lauro si candidò alla carica di Sindaco di Piano di Sorrento e, nonostante nei comizi raccogliesse la presenza di folle oceaniche (in pratica metà paese si riversò in Piazza Cota ad ascoltarlo), non riuscì a vincere. La spuntò un nipote, Raffaele Cafiero, peraltro discendente da una nota famiglia di armatori già consolidata nel 700’. Una personalità, quella di Achille Lauro,  prorompente ed innegabilmente complessa con molteplici  sfaccettature. Negli anni ’60-’70 e fino alla dismissione della flotta, a fine anni ’80, una bella fetta di marittimi della costiera, la maggioranza, era imbarcata con la Flotta Lauro – Mio padre stesso iniziò a navigare con Lauro di cui parlava spesso. Mi riferì, tra gli altri, un episodio curioso e singolare. Nel periodo 1947-1948 papà era secondo o, forse  terzo, ufficiale imbarcato su  una nave di Lauro che, se non erro, faceva viaggi in Mediterraneo e West Africa. Ebbene  talvolta, mentre erano all’ancora in porto a  Napoli, d’estate, verso le 2.00-3.00 del mattino veniva sotto bordo, su una vettura sportiva scoperta, Achille Lauro. Questi saliva a bordo a consumare fette d’anguria messa appositamente in fresco dal cuoco già preavvisato della visita notturna dell’armatore. 

D) E infine, le intraprese dei fratelli Gaetano e Ferdinando Petrelluzzi di Meta. Un coacervo di storie e di imprese, in cui la fantasia e la realtà si intrecciano prepotenti. Mi viene da pensare allora, a quando un romanzo?

R) I Pretrelluzzi sono solo alcuni degli armatori che operavano a Meta in quel periodo, tuttavia la loro storia è quasi certamente  una delle più incredibilmente interessanti ed affascinanti. Nel lontano 1896, il giorno di San Valentino, un brigantino di Meta, il Leopoldo dell’armatore Ferdinando Petrelluzzi,  gettò l’ancora alla Guadalupa, nei Caraibi Francesi. Ne era comandante  Leopoldo Petrelluzzi, 30 anni, che mai avrebbe immaginato di rimanere in quell’isola per tutta la vita. Affascinato dalla bellezza dell’isola (Vi sono stato nel 2013 e realmente è un paradiso terrestre), spiagge di sabbia bianca immacolate, all’interno vi è una delle più alte cascate del Sud America circondata dalla foresta pluviale primordiale (anche questa ho visitato ed era magnifica), vi  conobbe una ragazza di origine francese, Laurence Collin de la Roncière, della quale perdutamente  si innamorò e che decise di sposare. Dopo aver fatto ritorno  in Italia ed aver informato suo padre Ferdinando delle sue intenzioni fece nuovamente ritorno a Guadalupa, sposò la ragazza e vi rimase per sempre. Nel 1898 acquistò una piccola isola, sulle carte nautiche attuali porta il nome di isola Petrelluzzi. Su quell’ isoletta – chiamata anche Isola delle Foglie – nacque  nel 1887 il poeta Alexis Leger (in arte Saint John Perse), gloria letteraria francese e Premio Nobel per la letteratura  nel 1960. Leopoldo era il figlio di quel Ferdinando Petrelluzzi che, come altri armatori della costiera, un pomeriggio  di fine 800, il 22 aprile 1894, si intrattenne nello studio del Notaio Pietro Maresca per trattare la vendita del brigantino “Rosalia”, I discendenti di Leopoldo Petrelluzzi e Laurence Collin de la Roncière vivono tuttora numerosi a Guadalupe. Ancora nel 1935 un Petrelluzzi, Umberto, era Console Italiano in Guadalupa. Ma non credo che la scelta di Leopoldo Petrelluzzi fosse un caso isolato tra i marinai del Piano di Sorrento.

Ricordo che, da piccolo, mia nonna mi parlava di un prozio del padre o, addirittura, di suo nonno, non ricordo bene, che, intorno al 1820, era giunto con il suo brigantino a Santo Domingo e c’era rimasto. Dopo qualche anno altri comandanti di brigantini del Piano, evidentemente di passaggio per l’isola dei Caraibi,   riferirono  che questo capitano, dopo essersi fatta ivi una famiglia, vi era deceduto in preda alle febbri tropicali.

Ecco con le mie ricerche ho tentato, mi auguro di esserci riuscito, di conservare la memoria di questa tradizione marinara del Piano di Sorrento anche attraverso il racconto di episodi di vita quotidiana dei protagonisti.

 

 

(1) https://telestreetarcobaleno.tv/armatori-e-capitani-del-piano-di-sorrento-nell800-ultimo-saggio-dellavv-fsco-saverio-esposito/

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