Italia Nostra

Le Mura Civiche di Alife (Caserta): segnalazione per la Lista Rossa

21 Settembre 2020

Indirizzo/Località: Alife  (Caserta)

Tipologia generale: opere difensive e di incastellamento

Tipologia specifica: mura

Configurazione strutturale: rarissima cinta urbana del I secolo a.C., in più parti danneggiata da un terribile bombardamento americano nella seconda guerra mondiale, ma danni più gravi fece la speculazione edilizia e l’abusivismo del dopoguerra. Versa oggi in sostanziale abbandono, soverchiata da abusi o da erbe e cespugli, con evidenti danni in più settori ma alcuni tratti conservano imponenza e bellezza

Epoca di costruzione: sec. I a.C.

Comprende: cinta muraria con due porte, parti di torri e settori di lunghi tratti ancora legibili

Uso attuale: rarissima cinta urbana del I secolo a.C. versa in sostanziale abbandono, soverchiata da abusi o da erbe e cespugli, con evidenti danni in più parti

Uso storico: ricostruita dai conquistatori romani dalla vecchia città sannitica distrutta e ricalcato sulla forma del castrum romano, la città assunse un aspetto rettangolare con alte mura in opera incerta e numerose torri piene. Le porte erano ubicate al centro di ogni lato e unite da due vie, cardo e decumano, sulle quali si impostò un regolare impianto sullo schema ippodameo

Condizione giuridica: bene pubblico presente nella Carta del Rischio del MiBACT, ma non presente tra i beni tutelati (da Vincoli in Rete)

Segnalazione: del 15 settembre 2020 – segnalazione della sezione di Caserta di Italia Nostra – [email protected]

Motivazione della scelta

Alife fu città sannitica antichissima ed evoluta che nel V secolo a.C. batteva monete d’argento di grande valore, ed inumava i defunti in ricche necropoli.

L’abitato preromano al tempo della guerre sannitiche si arroccò in cerca di sicurezza sul colle del distrutto castello di Sant’Angelo di Rupecanina che in età normanna ne riprese e rafforzò le mura megalitiche, delle quali imponenti resti sono anche sul Monte Cila di Piedimonte Matese e sul Monte Perrone di Roccavecchia di Pratella.

Nel 90 avanti Cristo questi abitati furono assaltati da Silla e rasi al suolo e la popolazione fu in gran parte sterminata e, probabilmente fu Silla stesso, o poco più tardi i Triumviri che fondarono la nuova città di Alife in pianura.

Questa ebbe un impianto ricalcato sul castrum romano: forma rettangolare con alte mura in opera incerta e numerose torri piene. Le porte erano ubicate al centro di ogni lato e unite da due vie, cardo e decumano, sulle quali si impostò un regolare impianto sullo schema ippodameo, scandito da strade tra loro parallele. Il foro era presso l’incrocio delle due strade principali, le terme sotto la cripta della cattedrale normanna. non lungi dalla quale era il teatro. Alquanto discosto il criptoportico, all’esterno ad est l’anfiteatro.

Le mura di Alife difesero la città anche nel medioevo. Sono evidenti rappezzi di età longobarda con materiali di recupero e più ordinati rifacimenti di età normanna nella quale fu anche costruito un poderoso castello sull’angolo nord est delle mura.

Il castello e le mura rimasero efficienti sino all’età aragonese. mentre nel ‘500 la città era semideserta e in rovina.

Nell’800, quando dovunque in Europa si abbattevano mura e castelli, la Commissione Conservatrice di Terra di Lavoro consolidò il mastio del castello.

Grandi danni al castello e alle mura li subirono durante un terribile bombardamento americano nella seconda guerra mondiale che fece anche centinaia di vittime civili.

Nella fame di ricoveri il castello fu occupato da sfollati che, usando materiali poverissimi ricavarono tuguri, adducendo che il castello era stato lasciato ai poveri dal Conte Rainulfo grande guerriero e cognato di Ruggero il Normanno.

Danni più gravi fece anche la speculazione edilizia che seguì nel dopoguerra: una torre della porta ovest fu abbattuta con la dinamite perché pericolante, le case dilagarono sulle mura o all’esterno in adiacenza impedendone la vista.

Non sono mancati parziali tentativi di restauro, dei paramenti, non sempre felici.

Oggi una rarissima cinta urbana del I secolo a.C. versa in sostanziale abbandono, soverchiata da abusi o da erbe e cespugli, con evidenti danni in più settori ma alcuni tratti conservano imponenza e bellezza.

Un segnale di interesse è dell’agosto del 2020 che ha visto l’inizio di un intervento di somma urgenza a tutela del mastio del castello. Manca però un piano organico di tutela, restauro eliminazione di abusi e superfetazioni, mentre il centro storico progressivamente perde popolazione, il che potrebbe suggerire una legge speciale per un intervento pilota per rafforzare recuperare il perimetro murario, scavare restaurare il grande castello tra i primi, se non il primo, del tipo a cittadella d’Italia, risanare il patrimonio edilizio urbano, con scavi nei vasti settori in edificati.

RIFERIMENTI STORICO-BIBLIOGRAFICI

Castagnoli, Ippodamo da Mileto e l’urbanistica a pianta ortogonale in Rendiconti Accademia Lincei s. VIII,XI, 1956, p.370 e segg. Merolla, in Archeologia Classica, XVI, 1964, p. 36 e segg.

AA.VV., In finibus Alifanis ,. Storia ed archeologia di Alife e del suo distretto (a cura di D. Caiazza e Luigi Cielo), Piedimonte d’Alife 2001