Italia Nostra

Data: 4 Ottobre 2023

LA TRISTE FINE DELLE SOPRINTENDENZE AL PAESAGGIO?

Di Kekko 14 di Wikipedia in italiano - Opera propria di chi ha caricato in origine il file, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6931495

Un caso emblematico in penisola sorrentina: il parere favorevole (con prescrizioni) all’Ospedale Unico in pieno centro abitato a Sant’Agnello.«Sovrintendente è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia».

Matteo Renzi- Stil Novo, 2012

“La strategia è fin troppo chiara: far dimenticare che al Mibact non spetta solo governare la bellezza, ma anche vegliare sul territorio e fermare cementificazione e speculazione edilizia. Per farlo, occorrerebbe mettere le soprintendenze in grado di funzionare, di “dire di no”: tutto il contrario di ciò che vuole Franceschini, lanciato a tutta forza verso la poltrona che Sergio Mattarella libererà nel 2022, e dunque determinato a “dire solo sì”. Tanto che le famose “soprintendenze uniche” (quelle miste), pensate per far contare la competenza (e dunque la capacità di tutela) sempre di meno, nemmeno in questa riforma vengono messe in grado di funzionare.”

T. Montanari, volerelaluna.it, 20/12/2019

 

Dalle parole ai fatti. In conseguenza della riforma Franceschini, o meglio riforme, ce ne sono state tre versioni dal 2014 al 2019, l’azione delle soprintendenze sui territori ha subito la regressione che ci si poteva aspettare, come previsto dai pochissimi che oggi in Italia non si fanno incantare dalle sirene che equiparano i beni culturali a merci.

Non si può trattare in questa sede della riforma, ma almeno un punto, quello che ritengo più significativo, vorrei metterlo in evidenza: si è operata una separazione “mortale” tra tutela e valorizzazione, come se l’una non fosse consustanziale all’altra, come indicato con chiarezza nei principi fissati dalla legge quadro sui beni culturali (1). Senza tutela non c’è valorizzazione e quest’ultima è indirizzata, testualmente, “a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura” (e non prioritariamente a fare cassa, intento quasi esclusivo secondo gli indirizzi correnti).

Con la riforma i luoghi deputati alla tutela, le soprintendenze, prima impegnate con compiti in ambito territoriale in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali e beni paesaggistici, hanno perduto competenze riguardo alla valorizzazione, a favore dei grandi musei territoriali sui quali si è deciso di investire la maggior parte delle risorse finanziarie disponibili.

In più, e questo è l’effetto delle tragiche parole di Renzi, recepite senza un sussulto anzi con vero entusiasmo da chi ha gestito questo delicatissimo settore, le soprintendenze sono state accanitamente e costantemente svilite nel loro operato, depauperate del personale tecnico ridotto al lumicino dopo i pensionamenti contemporanei di migliaia di funzionari (frutto avvelenato della legge Fornero: nessuno ha provveduto in anticipo, con  efficaci sostituzioni, a contenere le perdite…), non rinforzate dall’ingresso tramite concorso pubblico di nuovo personale, strombazzato, questo sì, dal/dai ministro/i, ma per numeri che rappresentano solo una minima parte dell’effettivo fabbisogno. Il disegno era comunque quello di trasferire al privato personale e competenze come puntualmente è avvenuto con l’ingresso trionfante di agenzie private, che non fanno parte della funzione pubblica, ma la sostituiscono un po’ ovunque in particolare nel settore “valorizzazione”.

In questo quadro non facciamo fatica ad immaginare i nuovi funzionari, in particolare quelli che devono esprimere pareri nei vari settori a partire dal più delicato, quello paesaggistico, condizionati a dire di sì o nì a tutte le richieste di parere per timore di intralciare lo “sviluppismo” ministeriale e non solo.

Non vogliamo gettare alcuna croce sulle soprintendenze, già a sufficienza “vessate”, ma di certo le conseguenze di questo clima non hanno tardato a manifestarsi nel nostro territorio, quello della penisola sorrentino-amalfitana, con la predisposizione di pareri che qualche tempo fa non avremmo letto, caratterizzati dal mancato riferimento a normative di tutela esistenti, ergo alla legge regionale n. 35/87, PUT, Piano Urbanistico Territoriale avente valenza paesaggistica (2)!

Per la verità l’attacco al piano urbanistico a valenza paesaggistica della penisola sorrentino-amalfitana, non è storia recente. La Regione Campania da anni sta conducendo la sua battaglia a questo strumento di tutela di un delicatissimo comprensorio, agendo su tre fronti: cercando di sostituire, senza successo finora, il piano paesaggistico con altro avente regimi interdittivi più deboli; provando a superare l’ostacolo costituito dalle sue norme attraverso una legislazione urbanistica regionale che esplicitamente ne consenta il superamento (3); provando a risolvere le contraddizioni attraverso gli strumenti della deroga, degli accordi di programma, attraverso la predisposizione di procedimenti di approvazione dove Regione e Comune spesso interagiscono scambiandosi i ruoli, l’una sostituendosi agli altri (4).

E qui arriviamo al punto di questo ragionamento che riguarda i pareri espressi dalla Soprintendenza al paesaggio nei confronti del progetto presentato dall’ASL NA3 Sud per la demolizione e ricostruzione, con cubature quadruplicate, di un fabbricato destinato ad Ospedale Unico della penisola Sorrentino-Amalfitana, da realizzarsi in pieno centro urbano, in zona 2 del PUT, nella quale è eventualmente possibile la realizzazione di  attrezzature di interesse comune (non certo attrezzature pubbliche di livello superiore) e di impianti sportivi, il tutto nel rispetto delle caratteristiche ambientali”, ma solo qualora la zona di rispetto ambientale “non interferisca con le visuali prospettiche di osservazione degli insediamenti antichi, di cui alla zona “A”.

Ci troviamo di fronte, in questo caso, ad una diversa strategia di attacco alla tutela del territorio ed al piano paesaggistico vigente che lo difende.

In questa sede non posso richiamare le infinite criticità di quello che ritengo uno scellerato intervento sul territorio peninsulare, né dare conto di tutte le più che pertinenti osservazioni presentate da associazioni storiche della tutela (Ass. Crawford, Italia Nostra, WWF) nel procedimento di approvazione che si è concluso il 16 settembre con il no del Consiglio Comunale e della nuova maggioranza al governo di Sant’Agnello che ha respinto una variante e un progetto tanto pericolosi. Mi riferisco, invece, alla azione svolta dalla Soprintendenza al paesaggio in questa circostanza, in due conferenze dei servizi, la prima sullo studio di fattibilità nel 2015, la seconda sul progetto definitivo del 2023, con una approvazione frettolosa, caratterizzata da osservazioni superficiali e contraddittorie.

In prima battuta nel 2015 il rappresentante della Soprintendenza BAPSAE (5), nell’esaminare in Conferenza dei Servizi lo Studio di Fattibilità, non prende atto immediatamente che il progetto è difforme rispetto alle norme fissate dalla L.R. 35/87, per la evidente interferenza di un edificio dalle dimensioni enormi in un’area prossima al centro storico cittadino, nonché per altezze e destinazione d’uso (attrezzature pubbliche di livello superiore) e non ne rinvia l’esame ad avvenuta approvazione della variante alla stessa legge regionale, ovvero alla progettazione congiunta della variante da parte della Regione e del Ministero della Cultura, come prescritto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Esprime invece un “parere favorevole con prescrizioni”, concordando sulla “scelta localizzativa” di un intervento che in quel momento era in evidente contrasto con l’articolato e soprattutto con le finalità di un Piano, il PUT, che per la soprintendenza doveva costituire norma di riferimento in quanto piano paesaggistico!

In occasione della Conferenza dei Servizi per l’approvazione del progetto definitivo nel 2023, la Soprintendenza BAPSAE fa di meglio, dimentica totalmente le prescrizioni da essa stessa fissate nel 2015 (necessità di disarticolare la volumetria prevista in modo da non generare un volume compatto), e approva in buona sostanza un monoblocco, decisamente impattante sul fragile contesto della zona 2 in cui ricade, e, più precisamente per la maggior parte, in zona di rispetto ambientale, a ridosso della zona A di Tutela degli insediamenti antichi accentati, limitandosi a suggerire, considerata finalmente l’entità delle opere previste (6), la redazione di una variante al PUT!

Per questo progetto si realizza, come in tanti altri casi, una distorsione nella logica della successione degli atti del procedimento: prima viene approvato il progetto e poi si approva la variante che dovrebbe renderlo legittimo! Una terribile distorsione portata avanti, consapevolmente e da tempo da parte regionale e, stante agli atti, in qualche modo “condivisa” dalla soprintendenza, in molti casi in posizione di evidente sudditanza, non possiamo che definirla così, nei confronti degli organismi politici e dei loro disegni, in nome dell’accelerazione della tempistica per l’esecuzione di opere “di interesse pubblico, indifferibili ed urgenti”.

Questa accelerazione, nel caso in esame e non solo, ha avuto un unico risultato: mettere sotto il tappeto rilevantissime criticità nella scelta dell’area, non solo paesaggistiche -per nulla prese in considerazione a nostro parere- ma di carattere urbanistico, idrogeologico e trasportistico, per non dire altro.

Resta il fatto che la Soprintendenza al paesaggio, in questo ambito territoriale tanto delicato, da qualche tempo e con sempre maggiore frequenza esprime pareri che non tengono in alcun conto la normativa e le finalità del PUT, come se non si trattasse più del loro “strumento di riferimento” in quanto piano a valenza paesaggistica, ma, come è accaduto in altre circostanze (si veda l’ultima perla: il parere positivo per i nuovi alloggi a Cetara in area di inedificabilità assoluta del PUT!), limitandosi a fare riferimento al Codice dei Beni Culturali, L. 42/04, ed eventualmente ai limiti fissati dal D.M. 1444/68, nulla valendo i limiti della 35/87, neppure presi in considerazione.

Oggi quanti sono interessati all’integrità della residua parte del patrimonio paesaggistico del territorio sorrentino, scampata alle devastazioni degli anni passati: tre condoni, leggi regionali e nazionali permissive anche in difformità dalle norme di tutela ecc… (7), non trovano più nella Soprintendenza un baluardo certo, talora unico, nei confronti degli aggressivi disegni di una politica che si fonda sul consumo delle risorse a partire da quelle ambientali, cosicché le associazioni che si muovono in questo ambito e i cittadini sensibili al problema sono lasciati sempre più soli in quella che appare spesso una guerra tragicamente impari.

nota 1Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 Codice Dei Beni Culturali e del Paesaggio nella Parte Prima, Disposizioni Generali Articolo 1 –  Principi – Punto 2. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura.

nota 2 – è stato ribadito in molteplici e reiterate sentenze sia della Corte Costituzionale sia del Consiglio di Stato che i Piani paesaggistici sono prevalenti su altre disposizioni territoriali e che documentano l’illegittimità delle disposizioni volte a eludere o modificare i contenuti paesaggistici del PUT;

nota 3 – sentenza n. 261/2021, Corte Costituzionale ha giudicato illegittimi i commi 2, 3 e 4 dell’art. 12-bis della legge regionale n. 19/2009, nella parte in cui essi prevedono che gli interventi edilizi possano essere realizzati in deroga a quanto prescritto dalla L.R. n. 35/1987, per le zone di inedificabilità assoluta;

nota 4- la sussidiarietà è un principio di grande valore, stabilisce la possibilità dell’ente sovraordinato, la regione per esempio, di sostituirsi ad un ente, il Comune, che non ha forze e strumenti per provvedere da solo, ma ciò non può significare sostituirsi sempre e comunque all’ente locale, come è nel caso di cui si tratta;

nota 5- BAPSAE, un altro degli infiniti acronimi della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio, sigla che cambia continuamente, come, del resto il nome del ministero, passato recentemente da Ministero per i Beni Culturali e Ambientali a Ministero della Cultura.

nota 6- un volume complessivo da realizzarsi di 121.000 mc su una sup. di 12.000 mq con un indice di fabbricazione previsto di 7,6 mc/mq, contro il volume consentito per la zona di 1,5 mc/mq, un’altezza di oltre 20,00 metri dal suolo a fronte del valore massimo di 14,00 m previsto dal PUT per la zona, difformità di destinazioni d’uso il PUT non prevede la possibilità di realizzare una struttura di valenza comprensoriale, secondo i dati riportati nelle osservazioni al progetto definitivo e alla variante al PUT, presentate da Associazione Crawford, da Italia Nostra e WWF.

nota 7 – si veda l’ultimo disegno di legge della Regione Campania di modifica della legge 16/22 sul Governo del Territorio, dove, per ricordarne un solo passaggio, si sostituisce con la parola “incentivi” la parola “vincoli”…

Paola Gargiulo, architetto, sezione Penisola sorrentina

Foto di: Kekko 14 di Wikipedia in italiano – Opera propria di chi ha caricato in origine il file, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6931495

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