Italia Nostra

Data: 7 Dicembre 2023

Un ricordo di Mario Maresca 

Venti anni ci separano dalla morte nel 2003 del caro Ing. Mario Maresca, storico presidente di Italia Nostra – Sezione penisola sorrentina, associazione che ha guidato si può dire per tutta la vita nel periodo forse più tormentato della storia urbanistica, sempre difficilissima, di questo meraviglioso e travagliato territorio.

Per ricordarlo è stato organizzato un convegno a Meta con la partecipazione di amici e collaboratori di Mario (mi permetto di chiamarlo così per la grande amicizia che ci ha legato) nelle “cruente” battaglie sostenute contro la speculazione, ma ancora di più contro interessi e appetiti che prendevano le forme di legge e di strumenti di pianificazione contrari a qualsiasi buonsenso, a qualsiasi tentativo di preservare il patrimonio paesaggistico ed edilizio che la storia ci ha consegnato. Lotte, dunque, in particolare contro chi presentava progetti devastanti e contro chi li approvava anche predisponendo una strumentazione urbanistica piegata a questi interessi.

Chi come me si è formata in quegli anni e attraverso quelle battaglie “attrezzata” a leggere con spirito avvertito le vicende urbanistiche che abbiamo attraversato e che stiamo purtroppo ancora attraversando, spesso caratterizzate da spregio per i valori difesi da Mario e da tutto il gruppo di persone radunate intorno a lui, ancora oggi sente di avere contratto un debito inestinguibile con quella generazione e quelle vicende di cui occorre più che mai fare memoria.

Foto Antonino De Angelis

Ecco perché per questa occasione ho riaperto i faldoni con i documenti di quel periodo che ho conservato, per rileggere articoli di giornale, note di convegni, recuperare qualche fotografia, pochissime, perché allora, e me ne dispiaccio tanto, non ci si fotografava! Di tutte le battaglie che ci videro impegnati: per la difesa della Pineta delle Tore, contro l’ampliamento scriteriato dei porti, contro la realizzazione della famigerata dorsale sorrentina e tante altre, ricordo con particolare intensità quella per evitare la lottizzazione a Punta Campanella nel 1981, con un presidio di storici protagonisti della tutela in penisola e di tanti, tantissimi giovani.

Rileggo le pagine di sostegno a quello che diventerà in forza di legge nel 1985 il PUT, Piano Urbanistico Territoriale della penisola sorrentino-amalfitana, che prima di allora nel 1968 era stato predisposto dal Ministero di LL.PP.. Un sostegno fondamentale se si considerano le opposizioni scatenate, da allora e a tutt’oggi purtroppo, contro questo strumento di sviluppo e salvaguardia, mai compreso e, anzi, strenuamente combattuto dalla maggioranza delle amministrazioni locali e regionali.

E ancora le battaglie per la tutela dei centri storici minacciati da demolizioni e sventramenti dopo il tragico sisma del 1980, regolamentati, si fa per dire, da piani di recupero fin troppo improvvisati, da interventi distruttivi fatti passare per “necessari e urgenti”.

Desidero rievocare qui un ricordo personale, quando nel 1990 fui indicata da Mario quale componente della Commissione Comunale di Meta per l’esame dei progetti da approvare ai sensi della L. 219/81, che assegnava i contributi in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 1980/1981 e per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti.

Ricordo un periodo di lavoro lungo ed esaltante dove ci fu da lottare, con Mario accanto, ad interpretare la legge, a leggere le carte, a offrire alla Commissione motivi di riflessione per evitare che sull’onda di scelte superficiali e guidate dal solo interesse economico, si distruggessero, con demolizioni e ricostruzioni, tra l’altro non necessarie perché non giustificate da condizioni statiche irrecuperabili, architetture di assoluto pregio appartenenti a privati.

Devo dire che quella battaglia, come moltissime altre, non è stata inutile se Meta è stato l’unico comune della penisola sorrentina ad aver completato nel 2011  l’iter dei finanziamenti per tutte le pratiche ex L. 219/81; se gran parte degli edifici storici danneggiati dal sisma è stata conservata; se ad essi fu risparmiata la terribile “sostituzione edilizia a parità di volumi” che, secondo il Piano di Recupero, si sarebbe potuta attuare qualora i costi di riparazione fossero stati maggiori/uguali ai costi di ricostruzione ex novo (e si può ben immaginare quanto fosse facile ottenere questo risultato con un ben orientato computo metrico…). Molte di quelle architetture, allora votate ad una violenta e sciagurata sostituzione, oggi con soddisfazione di tutti, sono restaurate e mantengono intatta la qualità di un tessuto edilizio storico impareggiabile.

Paola Gargiulo

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