Italia Nostra

Data: 24 Giugno 2022

Arena Borghesi. Una pagina nera dell’urbanistica faentina

Faenza, 23 giugno 2022

Fino a due anni fa, la caratteristica più riconoscibile dell’Arena Borghesi era quella di essere a “misura” umana, un luogo abbracciato al viale, che si apriva alla città.
Oggi invece è uno spazio rinchiuso, soffocato dal nuovo ampliamento del supermercato.

L’ampia architettura arborea a “misura” di viale ottocentesco, è stata cancellata e l’Arena Borghesi è stata ridotta (in tutti i sensi, da quello dimensionale a quello paesaggistico) a “misura” di supermercato.

Una realtà negata da coloro che usano impropriamente i termini “rigenerazione” e “restituzione”, come è accaduto nella conferenza stampa, alla fine dei lavori.
La rigenerazione dello spazio, citata dal Sindaco, è in realtà un rinnovo edilizio.
Una vera rigenerazione urbana, ha tra i suoi obiettivi quelli di evitare il consumo di suolo, conservare il verde di prossimità e i paesaggi identitari.

Il “rinnovo” dell’Arena Borghesi ha prodotto effetti esattamente opposti.

E non è appropriato il termine di restituzione, che indica la riconsegna di un manufatto restaurato e mantenuto nel suo assetto originario.
È stata restituita la funzionalità degli edifici, ma «lo spazio simbolo della comunità», come lo definisce il Sindaco, è stato stravolto e ha perso l’unitarietà con un viale monumentale. Si è mantenuta la funzione culturale dell’Arena Borghesi (che ha fin dal 1895), ma è stata cancellata la cultura urbana del luogo, del suo rapporto organico con la città storica.

L’ingombrante ampliamento del supermercato, che schiaccia la platea e il proscenio, aggrava l’invasività di un corpo estraneo al contesto paesaggistico, compromette definitivamente la relazione visiva che si ha dallo Stradone.
Un’espansione che va a completare la disastrosa scelta urbanistica di 40 anni fa di insediare un supermercato in un’area residenziale sensibile e che ne ingigantisce l’incongruità col tessuto storico. (il Piano Regolatore del 1996 incluse il supermercato tra gli edifici “incongrui, fuori contesto, che con le loro dimensioni hanno stravolto il rapporto dimensionale con il tessuto storico circostante”)

Rispetto a quei tempi, la reiterazione dell’errore urbanistico appare ancor più grave; si è sconfessata una pianificazione che dalla fine anni ’90, a Faenza e in ambito più generale, ha assunto le linee guida della sostenibilità ambientale e della ricucitura paesaggistica.
Il “prezzo” del rinnovo edilizio e funzionale dell’Arena Borghesi è invece l’allargamento di una lacerazione urbanistica, che lascia un grave impatto sulla storia urbana faentina.

I costi sostenuti da Conad non compensano lo stravolgimento di un luogo; solo uno sguardo superficiale, indotto da uno spazio nuovo e rifinito, può farlo ritenere inevitabile.

Inoltre, l’alternativa della ricerca di risorse pubbliche non è stata esplorata fino in fondo. Alla base c’è il fatto che il “luogo” Arena Borghesi non è mai stato considerato un bene culturale, ma come un qualsiasi terreno da sfruttare per un accordo tra pubblico e privato. È un dato urbanistico che smaschera la retorica dello «spazio simbolo della comunità».

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