Italia Nostra

Data: 24 Settembre 2018

Case Manfrediane a Faenza (Ravenna): segnalazione per la Lista Rossa

Indirizzo/Località: Via Manfredi 22-30 angolo Via Comandini 2 – Faenza (Ravenna)

Tipologia generale: palazzo gentilizio nobiliare

Tipologia specifica: residenza

Configurazione strutturale: antico complesso monumentale rara testimonianza del periodo storico, tra il gotico e il rinascimento della città

Epoca di costruzione: sec. XIII/XV/XVIII

Comprende: antico complesso monumentale di palazzo nobile

Uso attuale: da una situazione iniziale di degrado e incuria, per mancanza di interventi di manutenzione da parte dell’ultimo proprietario, il complesso è ora pericolante e in grave stato di abbandono

Uso storico: per lungo tempo ritenute case di proprietà della famiglia Manfredi, signori di Faenza, gli ultimi studi storici le indicano appartenute a famiglie della corte manfrediana – Bazolini, Viarani e Pasi – poi dal 1778 al 1905 ai Caldesi, poi a diversi privati fino all’acquisto nel 2001 da parte del Comune di Faenza

Condizione giuridica: il complesso fu acquistato nel 2001 dal Comune di Faenza esercitando il diritto di prelazione

Segnalazione: del 26 luglio 2018 – segnalazione della Sezione di Faenza di Italia Nostra – faenza@italianostra.org

Motivazione della scelta: Le case manfrediane rappresentano un brano insostituibile della storia faentina e una rara testimonianza del periodo tra gotico e rinascimento; assieme alla quattrocentesca Casa Ragnoli e all’antica Chiesa di San Michele erano elemento qualificante del cosiddetto quadrivio dei Manfredi, nel cuore del centro storico di Faenza.

L’antico complesso monumentale, ebbe origine dal primitivo nucleo di una casa torre (XIII secolo). Di un ampliamento successivo in età gotica restano alcune tracce sulle facciate con mattoni a vista (portale e finestre archiacute); più consistente l’ampliamento della seconda metà del XV secolo con il corpo di fabbrica su Via Comandini e l’ampia corte con il portico sormontato da loggetta; altri interventi sono databili agli ultimi decenni del Settecento (scalone e ambienti di rappresentanza) e ai primi dell’Ottocento su via Manfredi. Importanti le vicende decorative: alla fase tardogotica risaliva il raffinato fregio e gli ornati in cotto sulla facciata di Via Comandini, pressoché perduti; all’età rinascimentale gli stemmi sui capitelli del loggiato, tracce di affreschi decorativi nel cortile, alle pareti del piano terra e del primo piano ora coperti da intonaco, soffitti a cassettoni e travi dipinte, oltre a rare decorazioni di carattere profano – elaborati fregi policromi a grottesche – poi coperti da false volte, rinvenuti recentemente e di cui si era persa memoria. Della fase neoclassica restano le decorazioni di un ambiente dei tre decorati da Felice Giani (1820) oltre alla scene di gusto teatrale di Clemente Caldesi; al terzo decennio dell’Ottocento risalgono le decorazioni tardo-neoclassiche di altri ambienti.

Il complesso fu acquistato nel 2001 dal Comune di Faenza esercitando il diritto di prelazione, col progetto di realizzare un polo culturale comprendente la confinante Biblioteca Comunale oltre alla Chiesa e alla Canonica dei Servi già acquistati in precedenza.

In tempi recenti, prima della scoperta degli importanti affreschi rinascimentali, ottenuta l’autorizzazione della Soprintendenza, il Comune ha messo in vendita il complesso ritenendo compatibile l’uso privato, tuttavia per comprensibili motivi non è emerso un concreto interesse all’acquisto.

Da una situazione iniziale di degrado e incuria, per mancanza di interventi di manutenzione da parte dell’ultimo proprietario, il complesso è ora pericolante: sono crollati solai e parti di pavimenti, si ignorano le condizioni del coperto mai revisionato. La condizione complessiva è quella del totale abbandono.

Si tratta di un evidente caso di rinuncia dell’ente pubblico a prendersi cura di un importante bene comune di alta valenza storico-artistica nell’ambito di un progetto lungimirante e di una strategia per la città. Indispensabile l’urgenza di una messa in sicurezza, il confronto su una possibile destinazione che non può essere che pubblica, il reperimento di fondi per un possibile auspicabile restauro che lo renda elemento qualificante nell’ambito di un progetto complessivo per la città.


Riferimenti storico-bibliografici:

Per lungo tempo ritenute case di proprietà della famiglia Manfredi, signori di Faenza, gli ultimi studi storici le indicano appartenute a famiglie della corte manfrediana – Bazolini, Viarani e Pasi – poi dal 1778 al 1905 ai Caldesi, poi a diversi privati fino all’acquisto nel 2001 da parte del Comune di Faenza.

Nutrita la bibliografia di cui dà conto l’ultimo importante studio: ANGELO BANZOLA, Casa Caldesi. Un’ipotesi di restauro per il complesso architettonico faentino, Laurea magistrale, Università di Bologna, Corso di Laurea in Architettura, Cesena, 2015.

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