Italia Nostra

Data: 19 Dicembre 2016

Demolizione dell’ex Mulino di Mezzo di Bazzano, le istituzioni si piegano all’interesse privato

Nonostante i nostri appelli del maggio/giugno 2016, rivolti alla Soprintendenza Belle Arti e paesaggio e alla Commissione regionale per il patrimonio dell’Emilia Romagna,  che ribadivano l’urgenza di un intervento per la tutela dell’antico edificio detto Mulino di Mezzo, proprietà dell’ILPA spa, nulla è stato fatto per preservare dalla demolizione un bene d’interesse architettonico e documentale di comprovata storia secolare, una delle ultime testimonianze  degli opifici idraulici preindustriali del territorio bazzanese.  Gli accertamenti archivistici condotti da Italia Nostra con la scoperta di documenti inediti, accolti peraltro con favore dalla Soprintendenza, avevano  definito con certezza l’identità storica del Mulino di Mezzo, contrariamente a quanto presentato dalla proprietà che ne negava l’interesse. L’istruttoria stessa condotta ab origine dall’ufficio di tutela si era dimostrata lacunosa e in gran parte erronea.

 

Il Mulino di Sopra o di Mezzo, documentato sul Canal Torbido dai passaggi proprietari dal XV al XX secolo e dalla cartografia fin dall’inizio del XVII secolo,  era appartenuto alla famiglia senatoria Tanari di Bologna dal 1562 al 1827. Il Canal Torbido, con presa in destra del fiume Panaro, alimentava vari mulini lungo il suo tracciato da Savignano a Crevalcore: tre di questi erano appunto i Mulini Tanari,  detti Mulino della Sega, Mulino di Sopra o di Mezzo e Mulino di Sotto. A causa della demolizione avviata la scorsa settimana resterà come unica testimonianza il Mulino di Sotto, più piccolo e tuttora abitato, visibile lungo la via per Castelfranco. Troppo poco è stato fatto per la salvaguardia degli impianti idraulici e del Canal Torbido, deviato e tombato nell’area di proprietà ILPA, ora privato dell’edificio di maggiori dimensioni e rilevanza architettonica. Italia Nostra e le Associazioni firmatarie dell’appello per la tutela ritenevano fattibile che ILPA spa, con una minima variante, potesse comunque realizzare il progetto edilizio ( mq 14.000 su una superficie di mq 43.000) conservando l’ex Mulino di Mezzo, interessato per soli 50 mq dai nuovi edifici industriali. Sarebbe stato un segno di rispetto nei confronti della storia del territorio bazzanese e della comunità locale che ne aveva richiesto la tutela. Con profonda amarezza non ci resta che constatare che in questo caso le Istituzioni per la tutela del nostro patrimonio culturale non hanno saputo operare nell’interesse del bene storico architettonico ma si sono piegate all’interesse privato, ampiamente sostenuto dall’Amministrazione Comunale e Regionale.   Italia Nostra, sezione di Bologna ( Jadranka Bentini, presidente) Italia Nostra, sezione di Modena (Giovanni Losavio, presidente) Italia Nostra, sezione dei Castelli modenesi – Spilamberto ( Dante Pini, presidente) Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale                          (Massimo Tozzi Fontana, coordinatore AIPAI dell’Emilia-Romagna ) Consorzi dei Canali di Reno e di Savena  (Fabio Marchi, direttore dei tre Consorzi) Comitato per Bologna Storico Artistica ( Carlo De Angelis, presidente) Associazione Amici delle vie d’acqua e dei sotterranei di Bologna ( Antonio de Capoa, presidente) Comitato per la salvaguardia della centrale del Battiferro ( Giorgio Dragoni, presidente) Associazione “Gruppo di Documentazione Vignolese Mezaluna – Mario Menabue” (Giampaolo Grandi, presidente) Gruppo FB “Bologna L’Altro Ieri” ( Valentina Prisco, membro fondatore)

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