Italia Nostra

Data: 26 Marzo 2014

Il 4 maggio tutti a Mirandola!

Cari storici dell’arte italiani,

a quasi un anno dal nostro indimenticabile 5 maggio all’Aquila, è tempo di tornare a conoscere con i nostri occhi un’altra parte di quello che Raffaello chiamava il «cadavere di questa sì nobil patria».

Ed è per questo che vi invito a riunirci tutti nel cuore dell’Emilia terremotata: a Mirandola, domenica 4 maggio 2014. Come all’Aquila, anche a Mirandola prima vedremo con i nostri occhi, poi ci riuniremo per parlare ed ascoltare.

L’idea, questa volta, parte da moltissimi amici emiliani e da Italia Nostra, che hanno l’urgente bisogno di sentire la solidarietà, ma soprattutto la vicinanza intellettuale e morale della comunità scientifica della storia dell’arte. Il pericolo che minaccia Mirandola, e con essa tutto il tessuto monumentale storico dell’Emilia terremotata, è meno platealmente drammatico, ma in un certo più sottilmente insidioso di quello che sta uccidendo l’Aquila. Sconfessando una civiltà secolare, le istituzioni politiche, le autorità religiose e gli organi della tutela emiliani stanno permettendo, avallando, favorendo l’idea di ricostruire gli edifici storici dov’erano, ma non com’erano. La terribile retorica del terremoto come «occasione» di ‘lavoro’ e di ‘rinnovamento’ apre la strada ad una ricostruzione che rischia seriamente di non far conoscere agli italiani di domani l’Emilia Romagna che abbiamo conosciuto noi.

Immaginate per un attimo cosa sarebbe successo se, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, fosse passata la linea della modernizzazione dei monumenti gravemente danneggiati: oggi non avremmo – per non fare che due esempi prossimi alla terra di cui parliamo – né l’Archiginnasio di Bologna, né il Tempio Malatestiano di Rimini. E al loro posto ‘contempleremmo’ due architetture degli anni cinquanta del Novecento. L’aspetto paradossale è che oggi questa deriva affaristico-imprenditoriale trova un alibi ‘culturale’ nella mistica di una teoria del restauro architettonico disposta a sacrificare ogni valore storico, urbanistico, civile sull’altare della presunta ‘autenticità’ dei manufatti.

Ebbene, di fronte a tutto questo gli storici dell’arte italiani non possono restare in un silenzio che rischia di trasformarsi velocemente in complicità.

È per questo che vi invito tutti, il prossimo 4 maggio a Mirandola: per Mirandola, per un’Emilia, com’era e dov’era.

Grazie, e a presto

Tomaso Montanari

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Per saperne di più:

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