Italia Nostra

Data: 26 Maggio 2020

Il Piano Grande di Fondotoce

IL PIANO GRANDE DI FONDOTOCE

Un’area di grande valore ambientale e paesaggistico da preservare e valorizzare

Il “Piano Grande” è tornato di attualità nell’agenda del Governo della città di Verbania. Esiste un progetto della società Malù, che prevede la trasformazione dell’ambito della “cascina “ di Fondo Toce, e non solo, con destinazione a luogo di sport e divertimento, di nuova ricettività turistica, di ampliamento delle strutture a servizio del gioco del golf e ad estensione della superficie dell’impianto sportivo esistente.

Tale progetto è alquanto discutibile in quanto la proposta invece che preservare il quadro paesaggistico di quei luoghi, fortemente identitari, rispettarne i valori naturalistici, riconosciuti dalla presenza della riserva naturale, e valorizzarne la residua funzione agricola, storicamente esercitata, conduca ad un pesante depauperamento ambientale dell’area.

Il progetto, pur non conosciuto nei suoi aspetti di dettaglio, è indirizzato verso obiettivi non condivisibili, che comportano un accrescimento ulteriore di uno degli elementi di maggior criticità di cui oggi la riserva di Fondo Toce, ma non solo, soffre, ossia l’eccesso di pressione antropica.
E’ un progetto coerente con una politica della concentrazione dell’offerta turistica nel polo dell’“Isolino”, che verrebbe ulteriormente caratterizzato da nuovi e aggiuntivi servizi da integrarsi con quelli ricettivi extra alberghieri esistenti.

Pare dunque che poco importi al progetto di preservare i valori identitari, naturalistici e storici di cui abbiano fatto cenno e che dovrebbero, invece, costituire le linee guida della pianificazione della città di Verbania rispetto a quell’area.

Tali linee guida trovano conferma in strumenti di pianificazione sovraordinata come il Piano Paesaggistico Regionale, e non sono solo patrimonio delle istanze di cui sono portatrici le Associazioni scriventi.

Giova ricordare che una delle tematiche che il Comune di Verbania sarà chiamato a sviluppare, sarà proprio l’adeguamento del proprio strumento urbanistico alle direttive, indicazioni e prescrizioni che il PPR fissa all’interno di tutta la strumentazione normativa di cui è dotato.

E’ un’operazione complessa che dovrebbe essere il risultato di una revisione generale dello strumento e che proprio nella zona del Piano Grande trova forse uno dei nodi più impegnativi da risolvere, ma anche un suo campo di stimolante e attenta attuazione.

Un’operazione che dovrebbe dunque vedere il Consiglio Comunale di Verbania, attraverso un percorso partecipato, essere l’attore protagonista di scelte programmatiche coerenti con gli strumenti della pianificazione sovraordinata.

Sotto questo profilo ci pare che la proposta “Malù” ora in corso, male si coniughi con scelte di pianificazione che debbono essere oggetto di valutazione complesse e articolate, che andranno esaminate dalla Commissione competente e dal Consiglio Comunale in ogni fase del procedimento e non solo affrontate alla fase terminale di un percorso.

Significativo, al fine di coglierne la complessità, il contrasto di posizioni, in apparenza non ricomposte, tra gli stessi attori pubblici della Conferenza dei servizi e che emerge dalla lettura del verbale della seconda riunione svolta nell’ambito della procedura: “Malù”.

Qualunque sarà comunque l’esito di quella procedura essa comunque non potrà non verificare la coerenza della variante proposta, non solo con le prescrizioni del PPR, cosa in fondo di immediato riscontro, ma anche con gli “indirizzi”, le “direttive”, gli “obiettivi” e le” linee di azione”dello stesso PPR, cioè con tutto l’aspetto previsionale e normativo che lo strumento
sovraordinato assegna alla pianificazione.

Sotto questo profilo chiediamo come possano essere esplicati all’interno della variante “Malù” i seguenti indirizzi:

1) La possibilità dell’ampliamento della Riserva Speciale, auspicato all’interno degli indirizzi e orientamenti strategici fissati per l’ambito di paesaggio 12, che non dovrà essere compromesso da previsioni con esso contrastanti.

2) La valorizzazione del rapporto lago-montagna, anche nell’ottica di un alleggerimento della pressione turistica sulla sponda lacuale.

3) La sottoposizione a maggior tutela dell’area del lago di Mergozzo.

Le “linee di azione” sempre previste all’interno del quadro normativo del PPR quali:

1) La riduzione del traffico lungo la strada litoranea.

2) “La tutela e l’incentivazione delle attività agricole attraverso la conservazione del suolo (vedi parcheggio a raso citato) e dei caratteri paesaggistici rurali”.

Contrastano con la previsione di un nuovo polo di concentrazione e di attrazione di ben 750 posti auto e col previsto parcheggio a raso e quindi coi caratteri paesaggistici rurali dell’area.

E ancora e da ultimo:

1) Ci chiediamo come siano declinati gli indirizzi e le direttive dell’articolo 32 delle NTA del PPR con riferimento all’unità di paesaggio SV4 di Verbania, laddove dovrebbe essere privilegiata le leggibilità del paesaggio agrario e dei contesti rurali, non certo la loro cancellazione.

2) Come, in relazione all’articolo 17 delle NTA, sempre del PPR, vengano declinati e applicati indirizzi e direttive legate alla presenza della riserva speciale.

In questa rassegna di criticità evidenti non abbiamo peraltro richiamato le ulteriori griglie normative che sono di ostacolo al procedere del progetto, vedi le norme del Piano di Assetto idrogeologico.

Tutte osservazioni che, a nostro giudizio, non possono trovare risposte nel piano “Malù”.

LA VALENZA ECONOMICA DEL PIANO GRANDE

DUE MODELLI A CONFRONTO

Con riferimento al progetto Malù, da più parti, si direbbe bipartisan, si sono ascoltate argomentazioni di ordine economico, occupazionale e di sviluppo; quest’ultimo genericamente inteso, per giustificarlo e valutarlo con estremo favore e interesse.

Da più parti vengono e verranno snocciolati, senza problemi, dati e numeri importanti riguardo la valenza che l’economia dell’“Isolino” rispetto ai numeri complessivi del turismo sul lago.

E’ tutto vero sin tanto che non si contrappongono alla filosofia del turismo di massa altri valori che si ritengono strategici e di grande importanza tenuto conto della delicatezza paesaggistica e ambientale dell’area.

La ricettività diffusa rappresenta, già oggi, un aspetto importante e in forte emersione ed espansione nell’ambito del territorio provinciale. Esso riguarda centri turistici primari e non solo, ma anche località minori: di lago, collinare e alpine; centri storici e no, contribuendo a rivitalizzarli e dando una nuova funzione ad un surplus di patrimonio immobiliare che presenta anche aspetti di forte sofferenza, vuoi per il crollo demografico e residenziale in atto nei centri minori, vuoi per lo stato di degrado che consegue all’abbandono abitativo, vuoi anche per il modificato modello di turismo residenziale che si è venuto ad affermare rispetto a quello in voga nei periodi più “dinamici” dell’investimento immobiliare, con una conseguente immissione sul mercato dell’affitto
breve di tale patrimonio immobiliare, diventato diversamente un surplus.

Questo per molti aspetti nuovo modello legato alla ricettività turistica, si esprime già ora in migliaia di posti letto, peraltro in crescita esponenziale, che vengono offerti ogni giorno sui portali presenti sulla rete internet. Esso si rivolge ad un target di turisti, quasi totalmente stranieri, che difficilmente sceglierebbero la ricettività alberghiera e che sono orientati verso l’utilizzo della
ricettività residenziale, probabilmente alternativa e competitiva rispetto non solo a quella alberghiera, ma anche a quella dei più tradizionali “villaggi vacanze”.

E’ un’importante opportunità di crescita ordinata dell’economia turistica perché permette di accogliere grandi numeri, ma in maniera diffusa, evitando le concentrazioni e le criticità che in genere le grandi quantità comportano, diffondendo invece i benefici anche a località minori che ne erano prima escluse.

Sotto questo profilo, le caratteristiche del territorio della Provincia, con la varietà di offerta di paesaggio e di ambienti costituiscono un elemento insediativo ideale per tale tipo di ricettività. La presenza poi e la qualità del sistema delle aree e dei territori protetti sono un ulteriore importante elemento che ben si coniuga con un modello economico/turistico più lento e meno invasivo.
Sono comunque evidenti l’incompatibilità tra il progetto “Malù” con le criticità rilevate nel confronto con il PPR, ma anche con il quadro dell’offerta e della domanda turistica nonché della fruizione del territorio che abbiamo delineato.

Sono modelli inconciliabili:

  1. a) Da un lato un uso del territorio, da modificarsi nel suo assetto per farne un contenitore concentrato di economia turistica di massa. Dall’altro lato una conservazione del territorio in quanto valore primario di offerta turistica, distribuendone la domanda in maniera ampia e diffusa.
  2. b) Da un lato un modello economico imprenditoriale classico fondato sull’investimento di capitali anche molto importanti, ma con una conseguente successiva concentrazione degli utili societari, altrove poi probabilmente destinati. Dall’altro lato un modello fatto di una miriade di micro investimenti capaci di generare reddito o integrazione di reddito, spalmato in maniera diffusa, equa, democratica e plurale;
  3. c) Da ultimo un modello turistico generatore a sua volta di criticità importanti, vedi i problemi di eccesso di viabilità privata e di conseguente difficoltà di mobilità proprio nell’ambito degli assi stradali tangenti al Piano Grande.

Dall’altro lato un modello che non comporta criticità particolari, ma semmai ne risolve di presenti, vedi lo spopolamento dei borghi e la loro desertificazione commerciale e di servizi.

Alla luce delle considerazioni fin qui svolte, l’economia dell’”Isolino” deve essere letta con occhio più attento e più critico; ne esce comunque ridimensionata, i suoi numeri devono essere interpretati in maniera più relativa e certamente, anche in una prospettiva di medio o  lungo termine, essa non appare più strategica rispetto alle valenze altre e competitive che modelli turistici diversi e più coerenti con la sostenibilità territoriale possono offrire, rappresentando questi ultimi una validissima alternativa.

UNA PROPOSTA ALTERNATIVA PER IL RUOLO DELLA CITTA’ DI VERBANIA

CENTRO VISITA E DI SERVIZI PER IL PARCO NAZIONALE DELLA VALGRANDE E PER TUTTE LE AREE PROTETTE DELLA PROVINCIA DEL VCO

Le argomentazioni che abbiamo sin qui svolto hanno cercato di illustrare come le ragioni di cura e conservazione di un territorio, si possono coniugare molto efficacemente con quelle della crescita dell’economia turistica, anzi ne sono la premessa in un ribaltamento della logica che vede esclusivamente la massificazione degli investimenti, il consumo di suolo libero e la concentrazione delle iniziative imprenditoriali come l’unico obiettivo da favorire.

Da qui e da questa lunga premessa critica nasce però anche una proposta che veda Verbania e nella specie la pianificazione del Piano Grande, quale occasione di una rinnovata centralità e di un nuovo protagonismo pubblico nelle scelte di politica non solo urbanistica, ma anche turistica.

E’ data come ormai prossima la fine positiva del percorso che vedrà i confini del Parco Nazionale Val Grande estendersi anche entro una parte del territorio del Comune di Verbania.

E’ un fatto molto positivo e che non solo premia le buone intenzioni di tutti gli amministratori che si sono impegnati per raggiungere questo obiettivo, ma che chiama altresì l’amministrazione stessa ad una prova di coerenza e di responsabilità verso obiettivi di qualità territoriale e di sensibilità accresciuta verso i temi della conservazione dell’ambiente.

Tali obiettivi non possono ritenersi raggiunti ed esauriti con il conseguimento dell’allargamento dei confini del Parco, ma quest’ultimo perché non rimanga soltanto motivo di soddisfazione e di vanto da esibire, deve essere la premessa per nuove buone azioni e buone pratiche su un territorio di grande pregio ambientale e paesaggistico.

Coniugare l’occasione dell’allargamento dei confini della Val Grande sin dentro Verbania, (questo sì, avvicina i territori interni montani al piano) con un ambizioso progetto pubblico di promozione, di diffusione della conoscenza e di divulgazione del Parco Nazionale, potrebbe essere momento perché le buone azioni e le buone pratiche si possano realizzare.

Entro questo obiettivo, il Piano Grande e in particolare l’ambito costituito dagli edifici storici, dalla corte e dalle pertinenze della vecchia struttura rurale, leggasi silos, dovrebbero diventare il luogo di quella promozione, diffusione di conoscenza e divulgazione, ma non solo, di cui è fatto cenno.

Una felice e privilegiata localizzazione logistica rispetto all’oggetto da promuovere, ma anche rispetto all’utenza cui rivolgersi, ne farebbe il contenitore perfetto.

Centro di visita, ma anche di servizi che il Parco, con la sua istituzione ha, in questi anni, fatto nascere; centro di informazioni; stazione di organizzazione e di partenze per escursioni guidate, per trasferimenti su mezzi pubblici verso i paesi delle aree interne; laboratorio didattico e di educazione ambientale, stazione di recupero della fauna selvatica.

Tutto questo è il ventaglio di un possibile riuso funzionale della struttura rurale in abbandono, recuperandola nei suoi caratteri architettonici, nel contorno di un ambito vasto che deve rimanere a destinazione esclusivamente agricola, sottratta così, da un lato all’abbandono e al degrado conseguente, ma anche ad un riuso funzionale non coerente con i valori di paesaggio che
esprime.

In tutto questo ci pare che gli indirizzi, le direttive e l’intera struttura normativa con cui il PPR ridisegna l’ambito e le unità di paesaggio interessate, siano pienamente rispettati.

Aggiungiamo che la valenza del sito è tale che meriterebbe senza dubbio anche il coinvolgimento delle altre aree protette presenti a livello provinciale e forsanche dell’altra realtà di parco nazionale presente a livello regionale, aprendosi così nel sito della Cascina di Fondotoce una vetrina unica e privilegiata rispetto a tutti questi territori protetti.

A fronte di questo nuovo utilizzo funzionale della struttura, ogni miglior professionalità creativa dovrebbe essere cercata per la realizzazione di un progetto che possa esso stesso diventare modello ed eccellenza del territorio

LE CONDIZIONI DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROPOSTA

La condizione prima della realizzabilità dell’idea sta però tutta nella volontà decisoria del Comune di Verbania e nei programmi dell’Ente Parco.

Alla finale determinazione del Consiglio Comunale sta il destino dell’attuale progetto “Malù”.

I vincoli e gli ostacoli che questo progetto imprenditoriale dovrebbe superare sono innumerevoli e forse invalicabili. Noi ne abbiamo indicati alcuni che ci paiono, peraltro, bloccanti. Prova forse ne è la difficoltà e la lentezza del percorso procedurale in corso che pure, salvo ritiro volontario, vi è il dovere per l’amministrazione pubblica di concludere, non quello di tenere aperto
o sospeso all’infinito.

Dall’altro lato vi sta un altro dovere per il governo di Verbania, cioè quello di dare attuazione allo strumento di pianificazione sovraordinata che è il PPR, attuandolo, peraltro, non in contrasto con altri strumenti di piano di livello sovraordinato, vedi PAI.

Noi abbiamo provato ad indicare come il progetto “Malù” non sia coerente con l’attuazione compiuta del PPR entro l’ambito territoriale del “Piano Grande”. Sappiamo che il suo accoglimento richiederebbe anche una modifica della classificazione dei gradi di rischio idrogeologico e ciò costituisce ulteriore motivo ostativo all’accoglimento.

La proposta che presentiamo non crediamo sia soltanto accattivante nel suo aspetto, ma possa rappresentare invece un’alternativa sostenibile per un riutilizzo di un bene che, conservato nella sua integrità paesaggistica, possa svolgere una funzione utile rispetto l’offerta di beni comuni tutelati che il territorio ha.

Verrebbe fornito un servizio anche e proprio a favore delle aree interne più svantaggiate che troverebbero nel luogo della “Cascina” una visibilità accresciuta a livello esponenziale con effetti positivi sulla loro economia turistica.

Un’idea ambiziosa la cui attuazione dovrebbe fare capo all’Ente Parco Val Grande in auspicabile accordo con le altre realtà protette che abbiamo già richiamato. Alla base, un’intesa di programma dovrebbe vedere il Comune di Verbania e l’Ente Parco quali principali attori. Un’ intesa che definisca le volontà dei due Enti rispetto al progetto, la indicazione delle rispettive competenze, i tempi di possibile attuazione di un percorso politico/amministrativo e tecnico/attuativo non breve, ma che una volta imboccato non abbia ad avere ripensamenti o smentite.

Premessa di tutto rimane però la conclusione, con rigetto o con ritiro, del progetto “Malù” e il successivo avvio di un processo di adeguamento dello strumento urbanistico che, insieme al recepimento del PPR, abbia a individuare la “Cascina” di Fondotoce quale area per servizi pubblici di interesse collettivo, con la indicazione specifica che in questa proposta abbiamo voluto dare.

Se verranno osservate in maniera corretta e scrupolosa procedure e formalità, i tentativi ostativi, che pure potranno essere messi in campo sul piano giuridico/legale, non prevarranno. Ritorna allora però e in primo piano la funzione decisoria del Comune di Verbania, il ruolo del proprio Consiglio Comune, così come il Programma del Sindaco che, rivisitato e corretto, dovrebbe assumere e far propria l’idea che abbiamo prospettato, condividendo le motivazioni di ordine più generale che abbiamo esposto.

In conclusione poi, il primo degli ostacoli che potrebbe venir contrapposto sono le risorse, sicuramente non poche, che dovrebbero essere messe in campo per l’attuazione del progetto.
Il prossimo bilancio Europeo 2021/2027 destinerà risorse importantissime a favore della Regione Piemonte ed è molto probabile che misure o azioni si indirizzeranno anche verso obiettivi di qualità ambientale; d’altra parte e a comprova, Verbania sta ancora beneficiando degli effetti positivi del precedente bilancio Europeo che si sta chiudendo: vedi il recupero del parco di Villa S.
Remigio.

Quali Associazioni di tutela ambientale ci siamo permesse perciò di intervenire sulla questione che abbiamo diffusamente trattato e ciò in quanto vogliamo offrire il nostro contributo.

In conclusione vogliamo e chiediamo che la questione del Piano Grande diventi occasione di un dibattito aperto e trasparente sulle linee guida lungo le quali si vuole indirizzare un’economia e un territorio, confidando che le ragioni che qui abbiamo espresso possano trovare un eco ed una voce capace di rappresentarle in maniera persuasiva e convincente. Sarebbe un bene per tutti.

Condividono la proposta:

Italia Nostra Piemonte
Italia Nostra Sezione VCO
Lega ambiente Piemonte e Valle D’Aosta
Salviamo il Paesaggio Valdossola
Lega Ambiente Circolo il brutto anatroccolo
Comitato Terre San. Giovanni
Commissione Ambiente Arci Verbania
Comitato per la Salvaguardia e la Valorizzazione del San Bernardino
Mountainwilderness Italia

lettera proposta pianogrande

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