Italia Nostra

Il grande buco nero del Piano Paesistico del Lazio Ptpr che si vuole votare in tutta fretta

25 Luglio 2019

ITALIA NOSTRA ROMA HA CHIESTO AL MIBAC DI VERIFICARE LA CANCELLAZIONE DEI SUOI 445 PARERI NEGATIVI PRESENTATI ALLORA. CHIEDE ALLA REGIONE DI RENDERLI PUBBLICI E DI SPIEGARE LE RAGIONI DELLA LORO SCOMPARSA

 

Italia Nostra Roma considera inaccettabile che venga riesumato l’antico PTPR del 2007 (Presidente Marrazzo) dopo che in tutti questi anni i vari Presidenti regionali che si sono succeduti sono intervenuti nel merito senza di fatto mai portare il Piano al voto.

Si è permesso ai Comuni di inviare, almeno così risulta, continue richieste di modifica sulle tutele che erano state verificate e proposte dai singoli Piani Territoriali Paesistici (PTP) gli unici finora approvati (cioè votati in Consiglio regionale) mentre il PTPR ha solo delibere di Giunta e non ancora di Consiglio.

Dal 2010 al 2014 è stata avviata una “coprogettazione” tra Regione e MIBACT che non si capisce che fine ha fatto se non quello di non aver voluto risolvere insieme neanche la situazione dell’assenza di ogni tutela della Città storica di Roma dentro e fuori le mura aureliane. Tale assenza giustificata con l’assurdo e falso rinvio per la tutela dell’originario Centro storico al Piano di gestione UNESCO è stata continuamente denunciata da Italia Nostra Roma fin dal 2013 con richieste continue a Regione e MIBACT di salvare non solo il Centro storico (diventato Città storica col PRG di Veltroni) ma anche gli altri pregiati ntessuti storici delle “Città storiche” fuori le mura aureliane, quei tessuti dei villini novecenteschi tanto ambiti dalla speculazione edilizia.

Nella audizione tenuta alla Commissione Urbanistica Regionale, Italia Nostra Roma aveva segnalato ben 10 gravi situazioni nel PTPR che si è chiesto anche agli uffici regionali di sanare a cominciare dalla mancata tutela paesistica addirittura dei vincoli archeologici già esistenti

Non ci è arrivata nessuna risposta.

A questo punto Italia Nostra Roma chiede alla Regione e al MIBAC di rendere pubbliche tutte le ragioni e le documentazioni di questa situazione che appare in totale contrasto non solo con l’Art. 9 della Costituzione che da poteri al Mibac per la tutela del paesaggio ma anche con il diritto all’informazione oggi chiaramente negato a tutti i cittadini romani che non hanno certo il tempo in pochi giorni di potere conoscere quanto sarà votato dal 29 luglio secondo il solito rito agostano che si sperava non fosse più utilizzato.

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