Italia Nostra

Data: 6 Febbraio 2020

Il luogo dei poeti tra VIII e IX miglio della via Appia

Quel tratto della via Appia Antica dimenticato dal mondo, così come appare oggi, all’ignaro frequentatore di quel tracciato compreso tra  via Dell’Aeroscalo e via Delle Capanne, tra Ciampino e Marino, ha rappresentato nel passato quei luoghi citati da molti poeti come cura di quell’ “otium”, che i Romani  consideravano come il tempo da dedicare alla contemplazione, al riposo ,allo studio e alla cura di sé. Sappiamo infatti come lo stesso Aulo Persio Flacco, poeta satirico, morirà giovanissimo, a soli 28 anni, proprio nella sua villa di campagna (domus rustica) attestata tra l’VIII e il IX miglio della Regina Viarum e confinante con quella dell’amico Cesio Basso .Gli stessi luoghi citati da Marziale negli epigrammi come luoghi dedicati da Domiziano al Tempio di Ercole  e dove tra gli altri ruderi spiccano due tombe monumentali come il Mausoleo di Gallieno e il cosiddetto “Monte di terra”. Proprio quest’ultimo, per la forma e le grandi dimension,i potrebbe essere stato dedicato ad un grande personaggio come il poeta volterrano. La tipologia ricorda infatti quelle grandiose tombe a tumulo che vista la sua origine di cavaliere appartenente ad  una facoltosa famiglia etrusca non lascerebbero molti  dubbi come sua più probabile attribuzione. Nella storia più recente,  è proprio un giovanissimo poeta dialettale, Cesare Pascarella, che, sul quotidiano “Capitan Fracassa” del 6  novembre del 1881, ci racconta gli stessi luoghi nel celebre sonetto “Er morto de campagna” alla ricerca, insieme ai confratelli della Compagnia della Morte, di un morto ammazzato del quale avevano appena ricevuto notizia. Tra i componenti di quell’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte che aveva come suo caritatevole compito quello di recuperare  i cadaveri  trovati nelle campagne o annegati nel Tevere, figurarono nel tempo anche i nomi di alcuni Pontefici e di illustri personaggi come lo stesso poeta Gioacchino Belli e dell’artista Bartolomeo Pinelli. Un argomento questo che sembra rievocare il sonetto dello stesso Belli del 26 marzo del 1836, ”Er deserto”, dove il poeta de’ noantri ci delizia con un ritratto della Campagna Romana, dei monumenti a ridosso della via Appia Antica, e di un fatto di cronaca legato ad un mestiere di quel tempo, quando i contadini marinesi si spostavano sino a Roma per vendere il vino, il “nettare” dei loro campi, con la barrozza, un tipico carretto a due ruote: “Fa diesci mijja e nun vedé na fronna! Imbatte ammalappena in quarche scojo!”…”L’unica cosa sola c’ho trovato In tutt’er viaggio, è stata ‘na barrozza Cor barrozzaro giù morto ammazzato.”

Pascarella, invece coinvolto insieme agli altri nella ricerca del cadavere, oltre all’Osteria del Curato che ricordiamo ancora oggi sulla via Tuscolana, cita un luogo, “le Capannelle di Marino”, proprio lì dove oggi c’è il “Ristorante Da Giacobbe”, un tempo chiamato “Antica Osteria delle Capanne di Marino” derivando il nome  da quelle caratteristiche costruzioni in paglia e pali di legno, tipici rifugi dei pastori che praticavano la transumanza:

“Sotto le Capannelle di Marino Trovassimo ’na fila de carretti , che venivano a Roma a portà’ er vino”…”Ma basta,er fatto sta,  tanto cercassimo Immezzo a li cannei, pe’ le fratte, Pe’ li fossi, che arfine lo trovassimo. Stava infrociato là a panza per aria Vicino a un fosso, accanto a ‘na grottaccia. Impatassato drento a la mollaccia”…”C’era  ‘na puzza ch’appestava l’aria. Le cornacchie e li farchi da per aria Veniveno a beccàjese la faccia,”. È proprio il nome del fosso, un tempo “Rivus Formentarolus” e oggi denominato Fosso delle Cornacchiole, un fosso maleodorante anche per la suo origine solfurea, che ci induce a riconoscere  nei particolari descritti, quei canneti, quelle cosiddette grotte che altro non sono che gli antichi tumuli sepolcrali ormai sormontati dalla vegetazione  che si possono incontrare nel tratto della Regina Viarum a ridosso di quella via Delle Capanne di Marino ,nome che ci ricorda ancor oggi le antiche usanze dei pastori.

Marco Bellitto – Italia Nostra, Sezione di Marino 

articolo pubblicato su https://www.lavocedeicastelli.com/cultura/il-luogo-dei-poeti-tra-viii-e-ix-miglio-della-via-appia/

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