Italia Nostra

Data: 27 Aprile 2013

L’ennesimo scempio romano per una speculazione di lusso

A ridosso del Bastione Ardeatino di Antonio da Sangallo e delle Mura Aureliane

La scorsa settimana, il Comitato della Bellezza ha denunciato l’ennesimo sfregio ambientale e paesaggistico romano: la costruzione di un palazzone di 5 piani (cui dovrebbero seguirne altri) a ridosso delle Mura Aureliane e del Bastione Ardeatino di Antonio da Sangallo. Questo luogo straordinario, come scrive Emiliani, è sconosciuto alla maggior parte dei romani pur essendo collocato praticamente al centro di Roma (Via di Villa Pepoli). E’ un’area monumentale unica per l’aura che lo circonda: a ridosso delle Terme di Caracalla,  la lussureggiante vegetazione dei parchi Ardeatino e dell’Appia Antica, le antiche Mura Aureliane, il Bastione cinquecentesco costruito da Paolo III Farnese grazie al genio di Antonio da Sangallo il Giovane.
Quello che pochi sanno è che nell’area comunale in cui è situato il Bastione sono custoditi i frammenti lapidei delle demolizioni di Borgo realizzate tra il 1923 e il 1945 : sul lussureggiante prato lungo la cinta difensiva romana giacciono i i timpani e le colonne del famoso Ospedale Pontificio del S. Carlo; nel silenzio, tra l’erba alta e verde, biancheggiano i travertini scolpiti serviti per decorare vasche di antiche fontane, portali e cornicioni di palazzi e chiese medioevali e rinascimentali. Sono i materiali lapidei non riutilizzati nella ricostruzione degli edifici che Piacentini e Spaccarelli progettati per la strada simbolo del concordato Stato-Chiesa: via della Conciliazione.

Questo luogo, deposito silenzioso, quasi assorto custode di un brano della storia urbanistica della Capitale ancora molto discusso, con un po’ di coraggio, avrebbe potuto essere un museo en plain air della “Roma scomparsa”. Un sito dove dare forma al  gigantesco puzzle delle  migliaia di frammenti lapidei provenienti dai palazzi distrutti durante il fascismo, che gli uffici del Conservatore del Governatorato di Roma Munoz avevano individuato, catalogato e disposto nelle aree di pertinenza comunale per poterli riutilizzare o semplicemente preservare. Tra l ’85 e il ‘92 questo patrimonio lapideo è stato oggetto di  ricerche d’archivio, catalogazione, riordino dei materiali. Il lavoro di archeologi, archivisti,storici dell’arte hanno contestualizzato questi frammenti architettonici e aiutato a ricostruire la storia di questi vent’anni. Risorse umane e finanziarie buttate al vento.
Quando ho diretto queste attività ci ricerca erano gli anni in cui si combatteva per il parco dell’Appia Antica e tutti scommettevamo e lavoravamo per qualificare culturalmente l’eredità che  era sopravvissuta agli anni del dopoguerra.
Queste speranze sono state tradite e la menzione sulla stampa di questi 2 celebri monumenti – il Bastione Ardeatino e le Mura di Aureliano- solo per l’ennesimo scempio edilizio romano, altra speculazione di lusso tesa unicamente a sfruttare l’amenità del luogo non a tutelarla, fa decisamente rabbia.

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Ebe Giacometti

Consigliere nazionale e consigliere di Italia Nostra Roma e Lazio

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