Italia Nostra

Data: 20 Ottobre 2016

Palazzo Silvestri Rivaldi a Roma: segnalazione Lista Rossa 2016

silvestri-rivaldi2Indirizzo/Località: isolato compreso tra via del Tempio della Pace e via del Colosseo – Roma

Tipologia generale: palazzo gentilizio

Tipologia specifica: palazzo nobiliare con giardino di pertinenza

Configurazione strutturale: tre grossi corpi di fabbrica con giardino interno e parco di pertinenza

Epoca di costruzione: sec. XVI

Uso attuale: l’intero bene è in stato di abbandono e alti ponteggi proteggono, ormai da anni, le facciate dalla caduta di calcinacci.

Condizione giuridica: l’Ipab Santa Maria in Acquiro, proprietario del complesso, non è riuscito a sanare nonostante diverse volte i suoi amministratori avessero annunciato una soluzione imminente. L’ISMA (Ipab Santa Maria in Aquiro) è oggi partecipato da Comune, Provincia e Regione

Segnalazione: del giugno 2016 – Sezione di Roma di Italia Nostra – roma@italianostra.org

 

PALAZZO SILVESTRI RIVALDI AI FORI IMPERIALI

silvestri-rivaldiNel parco dei Fori Imperiali a Roma, nel centro più centro … della città c’è un palazzo dalla storia incredibile. Quelle mura, quegli affreschi, quei soffitti intarsiati hanno ospitato cardinali, nobili, suore ma anche prostitute, sbandati, contestatori, artisti.

Nei suoi cinque secoli di storia, Palazzo Silvestri Rivaldi è stato testimone d’eccezione di epoche irripetibili: dagli intrighi della corte di Papa Paolo III Farnese alla generazione bit dei musicisti indipendenti degli anni ’70. E’ come se la sua posizione privilegiata, l’affaccio sul Belvedere Cederna e sul Colosseo, gli avesse permesso uno sguardo unico sulla storia della Città eterna.

Eppure sia il palazzo patrizio sia il giardino circostante sono abbandonati al degrado da quasi trent’anni. L’isolato compreso tra via del Tempio della Pace e via del Colosseo è occupato da ponteggi e tubi innocenti che sostengono l’edificio e proteggono i pedoni dalla caduta degli intonaci. Gli infissi sono ormai divelti e le intemperie stanno divorando gli affreschi interni e i legni pregiati dei soffitti. Le grottesche dei cortili sono irriconoscibili e di notte l’area è ostaggio di senzatetto e spacciatori.

La proprietà del complesso è l’Ipab Santa Maria in Acquiro, che non è riuscito a restaurare il palazzo nonostante diverse volte i suoi amministratori avessero annunciato una soluzione imminente. L’ISMA (Ipab Santa Maria in Aquiro) è oggi partecipato da Comune, Provincia e Regione ed è quest’ultima che nomina il consiglio di amministrazione.

Costruito nella prima metà del ‘500 su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, il palazzo nasce come residenza di Eurialo Silvestri, maestro di camera di Papa Paolo III. La bella sorella di Eurialo, Lola, fu amante del Papa e gli diede dei figli, così il Pontefice concesse il privilegio alla famiglia Silvestri di costruire su un importante terreno, proprio accanto ai Fori. In segno di gratitudine, Eurialo chiamò ad abbellire la dimora gli stessi artisti che avevano decorato Palazzo Farnese. Nei secoli successivi, fu acquistato dal cardinale Rivaldi che ne fece un luogo di beneficenza, ospitando donne sventurate, orfani e ammalati.

Trasformato in convento, fu poi occupato – negli anni 70 del ‘900 – dai movimenti che lo trasformarono in quello che oggi chiameremmo “un centro sociale”. Renato Nicolini, usava dire che il “convento occupato” (come lo chiamavano i romani del rione) era l’unico spazio culturale della Roma democristiana. Sotto le volte affrescate, suonavano Tony Esposito, Franco Battiato, i Napoli Centrale con James Senese e si tenevano mostre e iniziative teatrali.

Dagli anni ’80 a oggi, le grandi scalinate sono state battute solo dai topi e da pochi operai inviati a puntellare i solai. Antonio Cederna, nel 1992, durante un accorato intervento in consiglio comunale, chiese – inascoltato – all’allora sindaco Franco Carraro di acquistare il complesso per farne un museo unico al mondo. Finché nel 2007 la soluzione sembrò a portata di mano. In una conferenza stampa molto affollata, Walter Veltroni e Piero Marrazzo, rispettivamente sindaco e presidente della Regione, annunciarono lo stanziamento di 11 milioni di euro per la trasformazione dell’edificio in uno spazio espositivo e museale che avrebbe ospitato la collezione Torlonia. Il progetto fu approvato dalla Sovrintendenza comunale che però, durante l’amministrazione di Gianni Alemanno, chiese il de finanziamento dell’opera. La giunta di centro-destra approvò in poche ore, con buona pace dei denari già messi a bilancio che furono trasferiti su altre poste.

Oggi il palazzo si erge solitario e devastato davanti gli occhi di centinai di migliaia di turisti che ogni anno percorrono via dei Fori Imperiali.

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