La dichiarazione diffusa nei giorni scorsi secondo cui “sono stati piantati il doppio degli alberi espiantati” offende l’intelligenza dei cittadini e la scienza forestale urbana.
I numeri sono semplici e non sono opinabili.
Secondo i dati del Comune, sono stati espiantati circa *30.000 alberi*. Ne sono stati piantati circa *60.000*.
Il problema è che il rapporto non è 2 a 1. È 1 a 100.
(Per sostituire un albero adulto di 40-50 anni con nuovi esemplari appena piantati non basta un rapporto numerico di 1 a 1. Dal punto di vista ecologico, per compensare il valore di una singola pianta matura servono da 30 a oltre 150 alberi appena piantati. questa la risposta neutra di internet)
Un albero adulto di 20-30 anni fornisce ombra, assorbe CO2, raffredda le strade, trattiene polveri sottili e ospita biodiversità in una misura che un alberello di 5 anni non potrà eguagliare per almeno due decenni.
Facendo un calcolo conservativo medio:
*30.000 alberi adulti x 100 = 3.000.000 unità di valore arboreo*
*60.000 alberelli x 1 = 60.000 unità di valore arboreo*
*Saldo: – 2.940.000 unità di valore arboreo*
Non si tratta di “percezione” o di “irriconoscenza del popolo”, come sostengono alcuni consulenti. Si tratta di ignoranza politica e tecnica nel raccontare un danno reale.
Italia Nostra non è contraria … a prescindere. Le opere pubbliche servono. Ma non si può vendere un taglio come una vittoria ambientale.
Chiediamo al Sindaco Gualtieri e all’Amministrazione:
- Trasparenza sui tempi: dire chiaramente ai cittadini che l’equilibrio ambientale verrà recuperato non prima del 2055-2060.
- Tutela del patrimonio esistente: espianto e reimpianto degli alberi adulti quando possibile, non solo abbattimento.
- Manutenzione garantita: i 60.000 nuovi alberi hanno bisogno di cure per 5 anni. Senza irrigazione e controllo, il 40% morirà nei primi 3 anni e il deficit sarà ancora più grande.
- Basta con la comunicazione ad mentula canis: smetterla di giustificare i danni con slogan aritmetici.
Roma non ha bisogno di slogan. Ha bisogno di alberi veri, oggi. E di amministratori che abbiano il coraggio di dire la verità: stiamo facendo un’opera necessaria, ma stiamo anche contraendo un debito ecologico con le generazioni future.





