Italia Nostra

Data: 18 Ottobre 2023

Roma, Italia Nostra: «La tenuta della Barbuta va preservata»

Di Nessun autore leggibile automaticamente. Lalupa presunto (secondo quanto affermano i diritti d'autore). - Nessuna fonte leggibile automaticamente. Presunta opera propria (secondo quanto affermano i diritti d'autore)., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=385213

Un lembo di campagna romana miracolosamente scampato alle edificazioni, la Tenuta della Barbuta, di circa trenta ettari, rappresenta un unicum per caratteristiche storico, ambientali e culturali. Sembra che l’Amministrazione capitolina sia orientata a trasferire in questo pregiato lembo di campagna romana, cerniera con il Parco dei Castelli Romani, gli autodemolitori che oggi occupano il futuro Parco archeologico di Centocelle. Un rimedio peggiore del male, a cui Italia Nostra Roma si oppone, per i seguenti motivi: rammentando all’Amministrazione capitolina che la Tenuta della Barbuta, con Decreto del ministero dei Beni culturali del 16 ottobre 1998, è inserita fra le zone di interesse archeologico e paesaggistico, quale area limitrofa al Parco dell’Appia; secondo le prescrizioni del Piano territoriale paesistico regionale 15/12, va utilizzata come area di verde pubblico con realizzazione di un parco attrezzato; la Barbuta, va ricordato, venne destinata a Verde Pubblico di PRG, già con la Variante di Salvaguardia del 1991, e inserita in tal modo nella Variante delle Certezze del 1997 della Giunta Rutelli; nel 1991, venne non solo destinata a verde pubblico, ma contemporaneamente acquisita al demanio comunale, a seguito di una permuta con un Consorzio di Cooperative che aveva già assegnato gli appartamenti, acquistati quando la vecchia destinazione era E1.

Il caso venne trattato direttamente in Consiglio comunale in considerazione, del suo ruolo di fascia cuscinetto per la Via Appia Antica, che in quel sito corre a meno di cinquecento metri, talché la sua posizione ed estensione concorrono a preservare l’iconico cono visuale dalla Via Appia antica al Monte Cavo ed al Vulcano laziale che si conserva solo a quell’altezza del tracciato dell’Appia Antica; vanno poi considerate le indicazioni del Decreto legge 209/2003, che individua con rigidi criteri i requisiti relativi a centri di raccolta e impianti di autodemolizione, per cui non si comprende come si possa collocare la medesima attività in un’area tutelata da vincolo paesistico ed archeologico; nell’area si è riscontrata anche una vulnerabilità geologica, collegata alla estrazione di acque delle sorgenti Appia e Santa Maria alle Capannelle, condizione totalmente incompatibile con attività in grado di mettere a rischio le falde acquifere.

Compromettere un territorio siffatto, collocato nel VII municipio di Roma e confinante con il Comune di Ciampino, parte integrante della campagna romana e attiguo a rilevanti presenze archeologiche e monumentali, sarebbe come togliere un tassello essenziale al futuro del Parco Archeologico e Regionale dell’Appia Antica. Forse nessun’altra area agricola romana possiede tanti requisiti di intangibilità. E non a caso la Tenuta della Barbuta è scampata ben presto a un progetto di quartiere per Rom, avviato con molta noncuranza nel 2014, finanziato non gratuitamente dal Gruppo Leroy Merlin, che pretendeva in compenso un suo centro commerciale, proprio lì, all’ incrocio tra GRA e Appia Nuova.

Italia Nostra Roma chiede pertanto, all’amministrazione di Roma Capitale, di rinunciare a progetti di rottamatori in quel sito e, al contrario, di continuare e concludere l’iter avviato dalle Varianti di Salvaguardia e da quella delle Certezza per includere al più presto, d’accordo con la Regione, il complesso Ippodromo delle Capannelle-Barbuta nei confini irrinunciabili del Parco dell’Appia.

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