Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, piuttosto stizzito dalle veementi reazioni alla sua proposta di accordo con la Lega, con annesso assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, chiede a noi cosa sia l’identità siciliana.
Bene: nel 1994 uscì per la Bompiani “Le Cento Sicilie”, un libro scritto a quattro mani da Gesualdo Bufalino e Nunzio Zago. Il testo costituisce un vero e proprio viaggio tra le testimonianze letterarie – antiche e moderne – della Sicilia e nasce dal tentativo di delineare i numerosi volti di un’Isola a cui tanti autori hanno dedicato le loro parole, ma che non smette mai di sorprendere e far parlare di sé.
Le parole che seguono sono contenute nell’introduzione al volume. E sono parole di Bufalino. Ogni siciliano dovrebbe conoscerle, perché con il suo peculiare stile, il grande scrittore di Comiso spiega cos’è che unisce noi siciliani e cosa ci separa dal resto del mondo, nel bene e nel male.
Leandro Janni – Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia
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Dicono gli atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto d’isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è dispari, mischiatocangiante, come nel più ibrido dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finiremo mai di contarle.
Vi è la Sicilia verde del carrubo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava.
Vi è la Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode.
Vi è la Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio…
Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di trovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, fra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e la canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d’identità, né so se sia un bene o sia un male. Certo per chi ci è nato dura poco l’allegria di sentirsi seduto sull’ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino.
Capire la Sicilia per un Siciliano significa capire se stesso, assolversi, o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l’oscillazione tra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amore di clausura, secondo che ci tenti l’espatrio o ci lusinghi l’intimità della tana, la seduzione di vivere come un vizio solitario.
L’insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi. Diversi dall’invasore…, diversi dall’amico che viene a trovarci ma parla una lingua nemica; diversi dagli altri, e diversi anche noi, l’uno dall’altro, e ciascuno da se stesso.
Ogni Siciliano è, di fatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l’isola tutta è una mischia di lutto e luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte. Altrove la morte può forse giustificarsi come l’esito naturale d’ogni processo biologico, qui appare uno scandalo, un’invidia degli dei.
Gesualdo Bufalino
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POSCRITTO: Ieri, domenica 17 maggio 2020, il presidente Musumeci ha conferito l’incarico di assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana ad Alberto Samonà. «Dopo l’irripetibile stagione dei tecnici – afferma Musumeci – Alberto Samona è la giusta sintesi della militanza politica e della competenza professionale. Lo conosco da anni e sono certo che saprà svolgere con passione il ruolo che, di intesa con il suo partito (la Lega), ho voluto affidargli».






