Italia Nostra

“La Liguria si sfarina”, le osservazioni della Sezione del Tigullio

9 Gennaio 2014

La Liguria si sfarina. Ma intanto quest’anno ce la siamo sfangata senza alluvioni. Oddio, qualcosa è successo:

  • il 22 ottobre 13 è crollato il ponte di Carasco: 2 morti e 2 miracolati;
  • lo stesso giorno smottamenti, frane e sgomberi forzati di abitazioni a Borzonasca e in tutta la valle Sturla;
  • a seguire ulteriori frane in Valle Sturla;
  • strade interrotte a Paggi e in tutta la Fontanabuona;
  • il 27 dicembre 13 cedimento di una corsia a Ferriere verso il tunnel per Bargagli;
  • il 5 gennaio 14, una frana blocca l’Aurelia a Zoagli;
  • il fiume Entella straripa ripetute volte, ma senza gravi danni, ormai scorre in pianura.

Stiamo parlando SOLO del Tigullio.

Verrebbe da pensare, da ingenui moralisti quali siamo, che questa litania di crolli, frane, disastri (prevedibili e previsti) tocchi la superbia umana, la fede nelle sorti progressive e onnipotenti della tecnica, e finalmente porti non ad un esame di coscienza, che sarebbe troppa grazia, ma un ripensamento, al tarlo di un dubbio. Non avremo esagerato? Non avremo preteso e fatto troppo?

La Liguria si sfarina, è semplicemente la geologia che fa il suo corso. I monti tornano al mare e i fiumi si riprendono il loro letto. I torrenti tombinati scoppiano, e incernierati tra muraglioni non possono espandersi nelle aree golenali, in gran parte sparite. Strade figlie della ruspa tagliano terrazzamenti secolari, otturano i beudi (canali tradizionali di indirizzamento delle acque).

Dei luoghi colpiti: a Paggi, villaggio arrampicato su un’impervia pendice, si moltiplicano le ville sostenute da muraglioni in c.a. A Zoagli si può assegnare un premio a chi trovi un quadratino di terreno ancora verde. Il desiderato tunnel della Fontanabuona, che dovrebbe aprire al mondo la valle, sarà fatto minimo tra 5 anni, massimo chi può dirlo. Dove finirà l’enorme quantità di smarino? L’ultimo di un girotondo di progetti pare richieda lo spostamento dell’A 12 ! E la valle si aprirà al mondo sbriciolata o consolidata?

Invece di restituire ai fiumi la loro libertà e smorzarne le piene, invece di ricostruire i terrazzamenti in modo tradizionale, invece di bloccare le costruzioni in aree golenali e la cementificazione delle colline, si progettano impavidamente ulteriori “grandi opere”. Dalle “gronde” a argini in muratura, a superstrade lungo i fiumi, a outlet in aree esondabili, a tunnel.

E si difendono queste scelte dissennate, in nome di un concetto di progresso ormai ottocentesco. Quando si parla di messa in sicurezza, sono ancora “grandi” opere. C’è chi, persino, mancando i soldi, propone di affidare il lavoro ai privati, che però dovranno avere la loro convenienza, e allora perchè non affidare loro in cambio, qualche parte del patrimonio dello Stato?

Il Ministro dell’Ambiente Orlandi ha recentemente parlato (intervista del 5 gennaio al Secolo XIX) di “sfare” quanto fatto di dannoso; di una legge contro il consumo del suolo che sia premiante per chi riusa l’esistente; di progetti mai conclusi cambiati ad ogni nuova amministrazione; di costruzioni in luoghi incongrui da smobilitare. Possiamo sperare che questa filosofia semplice e di buon senso, innovativa con la mentalità corrente, venga applicata ? Da anni diciamo che sono le piccole opere quelle che mancano, di quelle grandi ne abbiamo abbastanza, già che spesso fanno più danno che guadagno. È la manutenzione che manca, è l’amore per il territorio, che genera la sua cura, che manca. Sono anche le conoscenze, si parla parla, ma i pareri dei geologi, degli agrari, dei forestali, non vengono neanche cercati, o se espressi, vengono snobbati. Siamo più  bravi, possiamo superare le difficoltà. E si vedono i risultati…

Anna Maria Castellano

per la sezione Tigullio di Italia Nostra onlus