Pubblichiamo una riflessione di Anna Maria Castellano, Presidente della Sezione del Tigullio, sulla situazione attuale che vede cultura, ambiente e stato sociale subordinati al capestro economico.
La borsa vola: rallegratevi ed esultate! La borsa precipita: disperatevi e piangete! Si può a ogni giornale-radio sintonizzare il nostro umore sulla borsa? Non sull’economia, che è gestione della propria casa, del proprio comune, del paese; che è lavorare, produrre, vendere e comprare, ma anche assicurare servizi, lavorare per il bene comune. NO: ci sintonizziamo sulla finanza che è spesso speculazione, bolle, arricchimento o impoverimento su prodotti intangibili. Il precedente governo italiano ci ha tolti da situazioni boccacesche e volgari, dalla disistima del mondo, ma a prezzo di una sola dimensione (non che prima ce ne fossero molte). Un’ottica univoca prevale e tutte le altre, tante e fondamentali per vivere bene, sono state accantonate. E il governo attuale non è diverso. La cultura, l’ambiente, lo stato sociale sono subordinate al capestro economico. La revisione di spesa qui colpisce duro.
Alcune osservazioni:
– se si monetizzasse, cioè se proprio si quantificasse in soldi, in una cifra calcolata, il prezzo dell’inquinamento, il prezzo del dissesto, il prezzo della desertificazione, il prezzo della mancanza di opere dell’ingegno, la somma algebrica non cambierebbe? La mancata cura del territorio, che provoca frane, rovine, morti, è un risparmio o uno spreco? La spesa per la tutela dell’aria e dell’acqua che risparmia malattie, invalidità, danni ai monumenti, è una spesa o un investimento?
– alcuni servizi, la sanità, la scuola, i trasporti, non possono per definizione essere in attivo. Ma il mancato accompagnamento del dializzato, le classi che crollano, i pendolari costretti a viaggiare male e insicuri, sono risparmi o sono sprechi?
– il governo ha bloccato fino al 2015 i contributi per restauri ai privati. Il patrimonio storico artistico andrà ancor più a ramengo. Ma quante ditte chiuderanno, quanti operatori perderanno il lavoro? E’ un risparmio?
– il disegno di legge sulle semplificazioni trasforma il “silenzio-rifiuto” per le costruzioni in presenza di vincolo paesaggistico in “silenzio-assenso” ovvero il permesso si intende automaticamente concesso se non arriva parere negativo entro 45 gg. Il Decreto del “fare” semplifica i permessi edilizi, liberalizza volumi e geometrie nelle ristrutturazioni. Si continua a voler rimettere in moto l’economia basandosi sul mattone. E’ questa la visione illuminata per la salvezza del paese?
– il medesimo decreto prevedeva la non pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dei procedimenti di VIA, onde rendere trasparente e veloce il meccanismo di rilascio dei permessi. Veloce probabilmente sì, trasparente non si direbbe. Che i cittadini abbiano difficoltà maggiori a venire a conoscenza, e ad intervenire, su procedimenti che tutti ci riguardano, è un progresso o un regresso?
Ci guadagniamo o ci rimettiamo?
– alcuni governatori regionali contestano stagioni teatrali e concertistiche, mostre e saloni. Certo, se manca il necessario non si può andare a pagare un concerto. Ma possiamo monetizzare la perdita? Il lavoro mancato degli artisti, degli operai, la gioia degli spettatori. Abbiamo perso o guadagnato?
– i Parchi sono stati i primi a subire tagli. Le foreste e gli animali non scioperano e non manifestano. Ma quanto vale un ambiente integro, proprio in soldi? in conservazione di natura millenaria, di paesaggi, di specie rare ? in indotto di sanità ambientale? di turismo? stiamo risparmiando o stiamo perdendo? *
– il ministro per lo sviluppo economico ha dichiarato che nel prossimo futuro, se ci saranno soldi in più, il primo pensiero sarà impiegarli per la cultura. La cultura, leggermente offesa, ringrazia. Ma quando ci saranno soldi in più?
Quando avrete inquinato l’ultimo fiume e avrete preso l’ultimo pesce, quando avrete abbattuto l’ultimo albero, allora, e solo allora, vi renderete conto che non potete mangiare il denaro che avete ammucchiato nelle vostre banche.
(Una donna Mohawk)
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* La Regione Liguria, motivando con la revisione di spesa, ha progettato di accorpare tutti i Parchi Regionali, i cui consigli sono stati già ridotti a 5 componenti. La procedura è fortemente contestata e verrà forse accantonata.




