Italia Nostra

Soprintendenze senza guida

16 Maggio 2026

Nonostante il pensionamento, risalente a più di un anno fa, del Dr. Gabriele Barucca, non è stato ancora nominato il suo successore.  Sono passati 13 mesi! È altresì noto come la Società Storica Cremasca si sia rivolta al Ministro Giuli per sollecitare la nomina del responsabile per le Province di Cremona, Lodi e Mantova. Non si è trattato soltanto di un appello istituzionale, ma è stato evidenziato come l’assenza di un responsabile inneschi ritardi su cantieri e interventi nel centri storici.  L’attenzione è state rivolta all’architettura perché sembra maggiormente soffrire dell’attuale stato delle cose. 

La Sezione di Italia Nostra di Cremona concorda pienamente con l’appello della Società Storica. 

Sin qui si tratterebbe solo di una partecipazione che per altro nulla aggiungerebbe a quanto sopra esposto. Chi scrive però ritiene che sia doveroso testimoniare la professionalità di chi opera all’interno delle Soprintendenze. 

Per anni ho avuto l’opportunità d’insegnare Estetica alla Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio (SSBAP) del Politecnico di Milano. Si tratta di un percorso biennale post-laurea (terzo livello) finalizzato a formare specialisti nella tutela, restauro e valorizzazione del patrimonio. Ho avuto così la possibilità di conoscere molti “architetti” che già operavano nelle Soprintendenze o che si preparavano ad entrarvi. 

Nessun insegnamento mi ha tanto gratificato. Tolta di mezzo la cattedra ho verificato la completa preparazione di chi si confrontava con me su un tema non certo semplice: il restauro conservativo. I temi della memoria, dell’architettura come testimonianza storicoculturale, dell’arte libera da poetiche, del valore dell’uso dei materiali e del saper-fare tecnico, costituivano argomento su cui confrontarsi e discutere per stabilire un dialogo proficuo. Non si trattava d’istaurare un confronto colto, né tanto meno segno di erudizione, ma di trattare “progetti di restauro” entro l’orizzonte della fruibilità senza, per altro, perdere l’identità del manufatto architettonico e della sua storicizzazione. 

 Tutti ben sapevano che la memoria supera il semplice ricordo.  La memoria è intrinseca al manufatto ed è questo a testimoniarla: la memoria intrinseca del manufatto architettonico costituisce la sua identità nel tempo. Si tratta dell’individualità unica ed irripetibile del bene culturale. 

Quest’ultimo testimonia l’inventiva (la creatività) che si oggettiva nella materia per realizzare un manufatto. Questo fenomeno caratterizza ogni espressione culturale; nel caso dell’architettura si accentua perché si deve tener conto dei numerosi aspetti che influenzano le scelte.

Il luogo dell’abitare è condizione esistenziale per l’uomo e ne attesta la cultura e la storia. L’architettura costituisce presenza che testimonia l’identità della città e/o dei siti.

L’architettura è arte: è segno tangibile, al pari di tutte le arti figlie della memoria e dell’immaginario estetico singolo e collettivo, che si avvale necessariamente di competenze tecnico-costruttive. Il saper-fare attesta la tradizione delle maestranze locali, ma anche la capacità di confrontarsi con competenze sviluppatesi oltre i propri confini. 

I materiali posseggono una propria specificità che si rivela nell’ecceità della materia singola utilizzata in ciascuna costruzione. Ogni materiale obbliga ad un approccio lavorativo che ad esso compete. Un conto è lavorare il legno, un conto l’argilla che chiede di essere cotta. Le qualità del materiale insegnano l’approccio al lavoro.

Tutto ciò costituisce premessa al progetto di restauro che abbisogna di studio preliminare accuratissimo. Se da una parte la conoscenza di tecniche costruttive del passato suggerisce come operare, dall’altra esistono competenze, sviluppatesi successivamente, che indicano vie congrue per migliorare le funzioni cui è chiamato ad assolvere l’edificio. 

Ebbene gli architetti che poi sarebbero stati assunti dalle diverse Soprintendenze erano tutti consapevoli del ruolo che dovevano assolvere.  

Quel tempo è passato, ma molti di loro sono entrati a far parte di una delle istituzioni italiane che meglio attesta l’attenzione ai beni culturali e al paesaggio. 

Chissà se la burocrazia, le scartoffie non li hanno sommersi e il ricordo di riflessioni condivise un tempo non si sia dissolto nell’oblio di un lavoro diventato routine! Non ci voglio pensare!

Mi sono limitata a parlare dell’architettura, ma col termine generico di “beni culturali” si allude a tutto ciò che costituisce patrimonio e identità che innesca le potenzialità per un futuro attento ad essere coevo a se stesso senza negare le proprie radici.

Si voglia scusare un mio sfogo. Tutto bene? Direi di no. Si investono capitali in operazioni non sempre utili (talvolta anche dannose) e si lasciano sguarnite le Soprintendenze. Ma, mentre in certi settori mancano operatori preparati (si pensi, ad esempio, alla mancanza di sanitari per non aver attivato corsi universitari), nell’ambito dei beni culturali abbiamo persone colte e capaci. Si tratta di professionisti che debbono solo essere assunti con concorsi che consentano loro di accedere al ruolo che loro compete. Non si tratta solo di un posto di lavoro, ma la presenza di chi tutela il costruito e il paesaggio costituisce un bene per l’intera società. La presenza di una “guida” è certamente condizione essenziale. 

Anna Maramotti Politi