L’Astianatte di Bartolini: storia di un capolavoro ritrovato grazie al Fondo Monti. Il Museo Poldi Pezzoli e Italia Nostra sono lieti di annunciare la conclusione dei lavori di restauro del gruppo scultoreo Pirro precipita Astianatte dalle mura di Troia di Lorenzo Bartolini, a cura del restauratore Mario Colella. Il 9 dicembre prossimo alle ore 17.30 presso il Museo Poldi Pezzoli, Orangerie, avrà luogo la conferenza dal titolo “L’Astianatte di Bartolini: storia e restauro di un capolavoro ritrovato”. Relatori, Mario Colella, Restauratore, Università di Pavia e Lavinia Galli, curatrice. L’opera sarà visibile dalle 17.30 alle 17.50.
“Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto – dichiara Alessandra Quarto, direttore del Museo Poldi Pezzoli – l’opera è finalmente tornata alla sua cromia originale ed è finalmente visibile dal pubblico dalle sale del Museo”.
“La sezione di Milano di Italia Nostra è stata lieta di aver potuto partecipare al restauro di questo importante gruppo scultoreo con un contributo al Museo Poldi Pezzoli, realizzando le finalità del fondo per i restauri istituito grazie alla generosità della famiglia Monti. Nel settantesimo anniversario dalla fondazione dell’associazione, questa attività rappresenta uno degli ambiti di intervento dell’associazione più rilevanti per contribuire alla fruizione del patrimonio storico e artistico da parte dei cittadini”, afferma Edoardo Croci, Presidente Nazionale di Italia Nostra.
Il gruppo scultoreo
La scultura immortala una degli episodi più drammatici della guerra di Troia: il momento in cui Pirro, figlio di Achille, getta dalle alte mura di Troia Astianatte, figlio di Ettore e Andromaca. L’opera venne commissionata allo scultore Lorenzo Bartolini (Savignano di Prato, 1777 – Firenze, 1850) da Rosa Trivulzio, madre di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, già nel 1836, subito dopo il successo della Fiducia in Dio (oggi esposta nella Sala Nera). La genesi del gruppo fu particolarmente tormentata. Si conservano più di sei schizzi preparatori nell’archivio Bartolini, che documentano il lungo lavoro fatto di ripensamenti e di battute d’arresto. Una lunga serie di vicissitudini contribuì a far protrarre enormemente i tempi di realizzazione, a far lievitare i costi, e quindi a logorare i rapporti tra l’artista e la sua committente (pare che con la cifra spesa da Rosa Trivulzio per questa scultura Gian Giacomo avrebbe comprato ben dieci capolavori della sua collezione).
Nel 1841, dopo 18 mesi di lavoro, l’artista non era ancora soddisfatto della sua opera e la distrusse per ricominciare daccapo.
Nel 1857, dopo la morte dello scultore, si arrivò a firmare un secondo contratto con gli eredi della sua bottega: tutto il materiale prodotto fino a quel momento sarebbe stato consegnato a Rosa Trivulzio, con l’impossibilità però di poter essere copiato. Dopo una lunga contrattazione, il marmo arrivò a Milano ancora non ultimato; fu completato, forse, dallo scultore Vincenzo Vela e collocato sulla loggia del palazzo Poldi Pezzoli nel 1861, quando Rosa era ormai morta, mentre il modello in gesso fu sistemato al piano terreno, all’interno del Salone.
La sostituzione dei materiali marmorei
L’esposizione alle intemperie del marmo statuario tenero ne causò però un rapido deterioramento; per questo, nel 1896, venne sostituito da una fusione in bronzo. Durante le operazioni di smontaggio, per poter essere spostato all’interno, il marmo si frantumò. Una triste sorte toccò anche al modello in gesso che andò distrutto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nel 1943. Questa replica in bronzo è l’unica testimonianza della composizione di Lorenzo Bartolini ed è oggi visibile esclusivamente dall’infilata di sale della casa museo e non più da via Manzoni.
A settembre del 2024, con il riallestimento della sala dei fondi oro, si è scelto di valorizzare la scultura eliminando la tenda e inserendo una pellicola anti UV, in modo da rendere visibile e godibile l’opera nella sua grandezza. Durante le visite guidate è anche possibile uscire sulla terrazza e ammirarne i dettagli.
Il restauro
Nel settembre di quest’anno hanno preso il via i lavori di restauro attraverso un cantiere visibile, sostenuto da Italia Nostra, e oggi il restauro è terminato.
L’intervento, a cura di Mario Colella, è durato circa 2 mesi e ha previsto una prima fase di pulitura della superficie con acqua demineralizzata atomizzata e pennelli a setole morbide, al fine di rimuovere i depositi superficiali incoerenti. Eventuali incrostazioni più tenaci sono state assottigliate mediante l’impiego di acqua tiepida e spazzole in nylon.
Le fasi del restauro
A seguito si è proceduto all’eliminazione del protettivo applicato durante il restauro del 2001–2003, costituito da una resina acrilica (Incralac) e da una miscela cerosa (Res-Wax), nonché dei residui di vernice nera ancora presenti. L’operazione è stata condotta mediante l’impiego di Solvengel, che ha consentito un’azione selettiva e non invasiva sui materiali costitutivi dell’opera.
I materiali impiegati
Sono stati usati più strati di vernice incolore trasparente come protettivo per metalli e inibitore della corrosione, e infine una resina acrilica e due cere a base di cere naturali cristalline, polimeri organici, solventi esteri e terpenici, sempre incolore.
Particolarmente complessa si è rivelata la fase di estrazione dei sali di rame presenti nel basamento. Per la rimozione dei solfati di rame è stato applicato un gel di Agar Agar additivato con E.D.T.A. (5%) come agente complessante, al fine di favorire la migrazione e l’asportazione controllata dei sali solubili.

