Italia Nostra

Data: 17 Gennaio 2012

Non seminate cemento nel Parco

L’Associazione per il Parco Sud è seriamente preoccupata per l’avvio della procedura di modifica del PTC (Piano Territoriale di Coordinamento) del Parco Agricolo Sud Milano. Abbiamo letto con attenzione le motivazioni addotte nel documento votato il 30 settembre scorso all’unanimità (con qualche lodevole astensione).
Ebbene, non ci convincono per niente. Gli intenti sono evidenziati molto più chiaramente dalle varie dichiarazioni pubbliche del Presidente Guido Podestà: “Il Parco Sud non è un totem. Gli atteggiamenti ideologici impediscono i necessari adeguamenti quali la prosecuzione della tangenziale esterna Est con il completamento dell’anello esterno”. Sono messaggi che sembrano rassicurare i costruttori, non certo i cittadini che vivono il Parco. Ci si dimentica che il Parco Sud è nato dalla volontà popolare, dai tanti cittadini che hanno firmato la proposta di legge per la sua istituzione.
Ci si dimentica altresì che non si tratta di un’area naturalistica qualsiasi, ma è un Parco agricolo e di cintura verde urbana, che circonda in gran parte Milano, dando respiro alla metropoli congestionata: un’idea innovativa e apprezzata da molte nazioni europee, che ne hanno replicato il modello.
Questa Amministrazione sembra avere un concezione di sviluppo che privilegia il consumo di suolo pregiato per favorire insediamenti abitativi, industriali e commerciali, operando quindi in antitesi alle politiche lungimiranti di valorizzazione del territorio.
Si ripetono così gli errori del passato: anche la precedente Giunta provinciale aveva avviato la proposta di modifica del Piano Territoriale, poi abbandonata con l’avvicinarsi della campagna elettorale della primavera 2009.
La memoria corta dei nostri amministratori dimentica inoltre che sono passati appena 10 anni (e non 17 come citato nella Delibera Provinciale) da quando nel precedente PTC ampie aree non urbanizzate furono escluse dal Parco, per permettere ai Comuni una crescita controllata: queste aree di sviluppo si sono dimostrate sovradimensionate, considerato che molte di queste sono ancora oggi non edificate. Perché questa Amministrazione non punta invece a dare concretezza al Parco? Infatti, a tutt’oggi non sono ancorai stati predisposti ed attuati i Piani di settore, quali il “sistema dei percorsi del parco”, di “salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico monumentale”, quello
fondamentale della “fruizione” e dei “navigli e canali”, tutti espressamente previsti dalla legge istitutiva del Parco.
Per non essere considerati “i soliti del NO”, vogliamo aprire un dialogo franco e costruttivo con questa Amministrazione, esplicitando le nostre linee guida per la concreta attuazione di questo Parco. Una sorta di decalogo semplice e diretto, con i punti elencati qui a lato.
Siamo certi che questi indirizzi sono largamente condivisi dai cittadini. Cerchiamo il colloquio con amministratori lungimiranti e capaci di operare nell’interesse della collettività, senza sacrificare questo patrimonio
irriproducibile, per svenderlo in nome di un progresso miope e non sostenibile.

I 10 punti per far vivere il Parco Sud

1. Non è accettabile una contrazione dell’area del Parco: ogni
cancellazione di area, ancorché considerata non strategica, deve prevedere
una sua compensazione almeno equivalente.
2. Il consumo di suolo non urbanizzato va limitato ai soli casi di
effettiva necessità. Bisogna assolutamente contrastare la crescita per
metastasi di costruzioni, quando è sotto gli occhi di tutti la frequente
sottoutilizzazione di zone artigianali-industriali, di quartieri uffici e
residenziali.
3. Va messo in pratica il concetto di Parco Sud quale polmone verde della
Metropoli. La cronica insalubrità dell’aria milanese può essere
efficacemente contrastata anche con “corridoi verdi” che, se adeguatamente
realizzati, favorirebbero la ventilazione e il ricambio dell’aria.
4. Deve essere salvaguardato il ruolo strategico dell’agricoltura, inclusa
quella di vicinato, di servizio al territorio e attenta ai nuovi indirizzi
dei consumatori. Sarebbe un’inaccettabile beffa la contrazione delle
attività agricole a ridosso dell’Expo 2015, basato sul concetto di
“Nutrire il pianeta, energia per la vita”.
5. Va contrastata la tendenza allo sviluppo ipertrofico di nuova
viabilità, che non solo distrugge l’unitarietà delle attività agricole,
creando gravi difficoltà gestionali, ma soprattutto pone le basi per
ulteriori sviluppi urbanistici. Si a riqualificazioni non invasive
dell’attuale viabilità.
6. Deve essere rafforzato e ampliato il ruolo delle aree di pregio
naturalistico e del reticolo dei corridoi ecologici, anche al fine di
preservare ed espandere la biodiversità.
7. Occorre investire sullo sviluppo della fruizione del territorio del
Parco, realizzando infrastrutture sostenibili (piste ciclabili,
agriturismi, ecc.) e migliorando la comunicazione al cittadino sui
vantaggi di un “parco sotto casa”.
8. Si deve porre particolare attenzione alle aree di confine tra
urbanizzato e campagna, dove sono maggiormente evidenti i rischi del
degrado (tipico è il caso di discariche abusive). Va favorita, quando
possibile, la creazione di strutture sportive e di svago, replicando
esempi di “successo” come ad esempio Bosco in città.
9. Vanno valorizzate le diffuse testimonianze architettoniche e
artistiche: un territorio senza storia è la premessa a ogni snaturamento e
deturpazione.
10. Occorre infine valorizzare le bellezze naturali che permeano il Parco,
salvaguardando i le oasi naturali ricche di biodiversità.

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