Italia Nostra

Data: 8 Giugno 2012

Falconara, la chiusura dell’API



Da ormai molti anni cittadini e ambientalisti hanno rappresentato la necessità di diversificare l’attività produttiva dell’API, nel senso di puntare sulle energie rinnovabili come iniziato a fare dalla stessa azienda in una altra regione italiana (Calabria).

Queste proposte sono state avanzate alla azienda ed agli amministratori regionali in più occasioni, anche in assemblee pubbliche, ma non sono mai state considerate, anzi qualche volta sono state financo sbeffeggiate.

Nel corso del 2011 l’azienda aveva già comunicato come il bilancio della raffineria fosse in perdita di qualche milione di euro l’anno.

Non era difficile pensare che motivi di bilancio, aggravati da motivi di economia e di finanza internazionale, avrebbero condotto alla riduzione e chiusura di una attività antieconomica per la proprietà. Era quindi necessario sviluppare iniziative alternative per l’occupazione.

Di fronte alle richieste e proposte dei cittadini e delle associazioni per la tutela ambientale, il presidente della Giunta regionale ed il suo assessore all’Ambiente e poi, in assemblea regionale, una maggioranza trasversale sinistra destra, con alcune lodevoli eccezioni, ha ceduto all’idea che autorizzando il rigassificatore ci sarebbe stato impegno decennale da parte dell’API a tenere aperta una raffineria diventata ormai antieconomica.

I fatti stanno sbugiardando chi ha sostenuto tale posizione.

Al sindaco di Falconara ricordiamo che il progetto del rigassificatore non solo non comporterà investimenti sul territorio e sull’occupazione (al massimo venti  persone) ma comporterà una ulteriore crisi occupazionale ed economica del settore turismo e del settore pesca.

Ancona, 8 giugno 2012

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