La località di Pontericcioli presso Cantiano ospita un’area archeologica di grande interesse per la conoscenza del percorso e della struttura dell’antica Flaminia, la nota strada consolare che da Roma conduceva a Rimini, realizzata dal console Flaminio nel 220 a. C. Negli ultimi dieci anni gli archeologi marchigiani hanno dedicato molte ricerche al rinvenimento del tracciato originario e delle testimonianze sopravvissute, permettendo così la creazione di un itinerario archeologico che da Fano si inoltra verso l’Umbria. A Pontericcioli l’antica strada seguiva un tracciato diverso dall’attuale, lungo un viottolo di campagna sul cui percorso sono state portate alla luce numerose strutture stradali: basolati, ponti, sostruzioni ecc.. Nei pressi del bivio per Gubbio sotto l’attuale strada statale si staglia un imponente muro di terrazzamento in grossi blocchi alto più di 5 m. e lungo 50 m. di età tardo – repubblicana; più avanti si incontra un ponte a due fornici in pietra corniola di età augustea denominato Ponte Grosso e proseguendo si arriva ad un ponte a Tre Archi rimasto in funzione a lungo, perché vi si notano i segni di ripetuti interventi di manutenzione operati nel corso dei secoli. Ai lati di questa costruzione è visibile un tratto del basolato della strada antica, che continuava oltre l’altura verso Scheggia, come testimoniano altri resti di strutture.
Tutta l’area in anni passati è stata restaurata ed attrezzata per renderla accessibile e visibile ai turisti: la strada basolata è stata messa in evidenza, le strutture sono state consolidate, sono stati costruiti parapetti e staccionate in legno ed è stato installato un impianto di illuminazione, il tutto con un investimento di qualche importanza. Nel tempo però, come accade spesso in Italia con i beni culturali, sembra che la sua manutenzione sia stata abbandonata. Così oggi l’aspetto che si presenta al visitatore è desolante: la pavimentazione della strada è invasa dalla vegetazione, la staccionata è cadente, un muro di sostegno è a rischio di crollo, l’illuminazione ovviamente non funziona più e i segni del degrado sono evidenti ovunque. Un destino che sembra accomunare questo sito ad altri ben più illustri, tanto da far dire che oggi ormai tutta l’Italia dei beni culturali è Pompei.
Si invoca sempre a giustificazione la mancanza di risorse, ma le cause sono altre: una manutenzione accorta e costante da parte dell’ente locale non sarebbe stata onerosa e avrebbe evitato grossi interventi successivi. E’ vero che la responsabilità del sito spetta alla Soprintendenza archeologica, che notoriamente non ha risorse; ma sarebbe sufficiente che gli enti locali destinassero ai beni culturali annualmente anche cifre modeste, ma costanti, e che si attivasse il volontariato. Pontericcioli attende quindi un gesto di buona volontà e una più matura assunzione di responsabilità nei confronti dei beni culturali.
