Italia Nostra

Data: 4 Giugno 2019

L’inquinamento colpisce anche l’Arco di Traiano

In relazione alla notizia odierna del distacco di un “pezzo” dell’Arco di Traiano è facile dimostrare come il degrado del monumento, che ha quasi 2000 anni, possa riconoscere oltre a cause fisiche come il maltempo e le piogge abbondanti, cause chimiche dovute all’inquinamento atmosferico provocato in gran parte dalle navi e dal traffico autoveicolare.

Come relazionato nel corso di una recente conferenza sul porto crocieristico da una classe dell’Istituto Volterra di Ancona “Il principale responsabile del degrado chimico è l’inquinamento atmosferico dovuto a sostanze inquinanti in eccedenza nell’atmosfera e da attività antropiche che emettono anidride carbonica (CO2) e anidride solforosa (SO2).

L’anidride carbonica, in presenza di acqua, forma soluzioni debolmente acide che degradano le rocce carbonatiche con un processo che avviene in due stadi: nel primo il CARBONATO DI CALCIO (duro e insolubile) si trasforma in BICARBONATO DI CALCIO (solubile); nella seconda fase si verificano la disidratazione e poi la ricristallizzazione: infatti il BICARBONATO DI CALCIO (solubile) si trasforma nuovamente in CARBONATO DI CALCIO, ma stavolta è polveroso e solubile e perciò provoca la formazione di CROSTE NERE.

L’ anidride solforosa o biossido di zolfo (SO2) è un ossido a carattere acido (il carattere si rivela allorquando esso è messo a contatto con l’acqua) che si produce dalla combustione del carbone, della legna e dei derivati del petrolio.

Reagisce con l’ossigeno atmosferico, formando un prodotto di ossidazione chiamato anidride solforica o triossido di zolfo, la reazione si chiama ossidazione. Il processo di ossidazione dell’anidride solforosa, che si trova nell’aria che può avvenire direttamente nell’atmosfera oppure sul materiale lapideo. Nel secondo caso è l’anidride solforosa, durante i fenomeni di condensazione, a disciogliersi nelle gocce d’acqua sulla superficie del materiale, dando origine ad una soluzione molto concentrata che può migrare all’interno della pietra. Le soluzioni acide derivanti dalla reazione di acqua con anidride solforosa (piogge acide) possono reagire con il carbonato di calcio (dei materiali lapidei) trasformandolo in solfato di calcio biidrato, cioè gesso (reazione di solfatazione). L’acido solforico attacca, perciò, tutte le pietre e i materiali litoidi di origine calcarea trasformandoli in gesso”.

Queste cose si studiano già fin dagli istituti superiori ma i nostri amministratori pubblici hanno saltato quelle lezioni se è vero che oltre a non prendere i dovuti provvedimenti fin dal 2009, quando Ancona era la terza città più inquinata d’Italia per le PM10, oggi affermano immarcescibilmente che “indietro non si torna” nel realizzare il porto crocieristico nel Porto Antico provocando un ulteriore aggravio dell’inquinamento atmosferico sui beni monumentali e nei polmoni dei cittadini.

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