Italia Nostra

Data: 2 Maggio 2012

Senigallia, chi decide la bellezza della città

Un monumento può essere restaurato, conservato, ma non abbellito. Lo stesso principio vale per un centro storico. Al massimo si può intervenire per il cosiddetto arredo, che in senso lato può comprendere anche la pavimentazione. Ma anche in questo caso, chi decide della bellezza della città? Quando esiste uno strumento urbanistico, quale il piano del centro storico, frutto di confronti e approvato da un organismo elettivo, nessuno può contestare la legittimità delle scelte che ne conseguono, anche se non condivise. Ma quando le scelte vengono effettuate su base del tutto soggettiva, non si sa come e da chi (almeno questa è la percezione che ne ha il cittadino), che si deve pensare ? L’ultimo esempio è dato dal bizzarro e incongruo disegno circolare della pavimentazione della cosiddetta piazza Saffi, che nega la funzione storica di questo spazio e altera la percezione che se ne è sempre avuta. Non si tratta infatti di una vera e propria piazza, ma piuttosto uno slargo, uno spazio residuale di quella fascia di vuoto che originariamente divideva l’edificato urbano dal terrapieno delle mura e dalla porta (vedi immagine), ampliatosi con la demolizione della porta stessa dopo il terremoto del ’30. La sua funzione però è rimasta sempre quella di collegamento fra la porta e le strade che vi confluivano, quindi di luogo di transito e di uscita o di entrata privo di un vero e proprio baricentro e non piazza.

Il disegno del selciato perciò (ammesso che ce ne fosse stato bisogno) doveva essere progettato sulla base di questa funzione e di questa identità storica; invece l’ampio circolo, oltretutto sproporzionato rispetto allo spazio circostante, allude a tutt’altro, ad un baricentro che non è mai esistito, un punto di sosta, di assembramento, di funzioni e scambi sociali tipico di una piazza che non c’è mai stato. Chi esce dal Corso si trova così davanti ad una specie di barriera psicologica che spezza e ostacola l’ideale continuità del Corso stesso con il largo Puccini e via Matteotti.

A ridosso di questo cerchio si è poi inteso disegnare sul selciato la pianta della demolita porta Braschi o porta Ancona. Ma si tratta solo di una pia intenzione, perché il disegno è illeggibile, sia per il colore della pietra utilizzata, sia per la sua conformazione. Infatti si sarebbe dovuto tracciare sul selciato il perimetro della porta con una linea di pietra bianca calcarea a partire dai muri degli edifici laterali, cui era unita originariamente la porta e quindi dai marciapiedi, uno dei quali per inciso è stato realizzato meno di un anno fa. Invitiamo i nostri amministratori a dare un’occhiata alle pavimentazioni di altri centri storici, cominciando ad esempio da Cesena, ma anche ad adottare forme di confronto e di coinvolgimento più ampie. Così si eviterebbe di mettere i cittadini di fronte al fatto compiuto, come è stato fatto ripetutamente in passato e come avverrà probabilmente nel prossimo futuro con l’aggiunta di un nuovo tratto di portici.

2 maggio 2012

Il Presidente della sezione di Senigallia

Prof. Virginio Villani

Comunicato precedente

“Un inutile falso storico” (10.03.2012)

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