Italia Nostra

Data: 7 Giugno 2021

Moratoria autorizzazione mega impianti di energia rinnovabile nelle aree agricole della Sardegna

Le associazioni Italia Nostra e Lipu Sardegna, il Gruppo di Intervento Giuridico, la Confederazione agricola Copagri Sardegna, l’Unione Sindacale di Base, i Cobas scuola Cagliari e il Cagliari SocialForum, con una lettera inviata al presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri della Transizione Ecologica e della Cultura, al presidente della Giunta Regionale, agli Assessori alla Difesa dell’Ambiente e dell’Industria e ai Capi Gruppo del Consiglio Regionale Sardo hanno chiesto di procedere ad una moratoria con effetto immediato di tutti procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale attualmente in corso relativi ai mega impianti fotovoltaici ed eolici che interessano le aree agricole della Sardegna. La richiesta è successiva a una richiesta di audizione, per discutere di questi argomenti, presentata lo scorso gennaio alle Commissioni Territorio e Attività Produttive del Consiglio Regionale, rimasta purtroppo senza risposta.

La richiesta di moratoria è giustificata dalla necessità di applicare al più presto le direttive europee in materia di rinnovabili e l’art. 5 della nuova legge delega n. 53/21 che impongono l’obbligo di individuare le aree idonee e non idonee all’installazione di impianti a fonti rinnovabili per il raggiungimento degli obiettivi PNIEC. Individuazione che deve avvenire nel “rispetto delle esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell’aria e dei corpi idrici …”

Si ricorda che per la sola Sardegna sono attualmente in attesa di VIA ben 21 impianti eolici (potenza totale pari a 1.600 MW, ovvero un incremento del 150% del parco eolico isolano), oltre a 91 richieste di autorizzazione per parchi fotovoltaici. Il rilascio di queste autorizzazioni comporterebbe un sacrificio di suolo pari a 11 mila ettari e una produzione di energia elettrica da FER superiore ai 5 mila GWh annue, che sommata alle attuali 3 mila GWh, coprirebbe l’intero fabbisogno regionale, pagando però un prezzo altissimo per gli impatti sui beni ambientali senza peraltro condurre, almeno per i prossimi anni, all’auspicata riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dall’uso dei combustibili fossili.

Le scriventi Associazioni, Sindacati e Confederazioni sono convinte che l’emergenza climatica che il pianeta sta affrontando debba essere contrastata con importanti provvedimenti utili ad una concreta mitigazione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, anche attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili e non inquinanti di energia. Tale obbiettivo necessita indubbiamente di giungere a compromessi tra le diverse esigenze e componenti in gioco, ma non può essere usato per giustificare qualsiasi manomissione di beni altrettanto importanti. Beni culturali e paesaggistici, attività primarie (agricoltura e pesca), attività turistiche, beni naturalistici e ambientali non possono soccombere sotto gli ingranaggi del Recovery Plan e del Decreto Semplificazioni.

Anche perché esistono valide e percorribili alternative individuate dalla stessa legge 53/2021 che impone per l’installazione di questi impianti di privilegiare “ … l’utilizzo di strutture edificate, quali capannoni

industriali e parcheggi, e aree non utilizzabili per altri scopi, compatibilmente con le caratteristiche e le disponibilità delle risorse rinnovabili, delle infrastrutture di rete e della domanda elettrica …. ”.

Si tratta quindi di individuare le aree più idonee allo scopo e di incentivare i modelli alternativi quali gli impianti medio-piccoli di supporto e di integrazione al reddito delle Aziende Agricole oltre alle Comunità Energetiche, che garantiscono la condivisione dell’energia e consumi localizzati in prossimità dei centri di produzione. Per una vera riconversione ecologica e ambientale è necessario, in sintesi ribaltare l’attuale sistema di produzione, basato sulla privatizzazione dei profitti e sulla collettivizzazione degli oneri e talvolta anche sulla speculazione e la malavita, supportando i piccoli produttori e i prosumers e garantendo la democraticità della produzione energetica.

Nella stessa nota Italia Nostra e Lipu Sardegna, Grig, Copagri Sardegna, USB, Cobas e Cagliari SocialForum chiedono di conoscere il destino finale dell’energia prodotta da FER in Sardegna rispetto ai consumi, anche al fine di garantire ai cittadini sardi il diritto di sapere come verrà utilizzata l’energia prodotta nella propria regione.

F.to

Italia Nostra Sardegna, Gruppo di Intervento Giuridico, LIPU Sardegna, Copagri Sardegna, Unione Sindacale di Base Sardegna, Cobas scuola Cagliari, Cagliari SocialForum

 

Per approfondimenti:

CS_ Moratoria_Megaimpianti-FER

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