Italia Nostra

Data: 24 Giugno 2016

Resti dei Bastioni Spagnoli a Novara: segnalazione per la Lista Rossa

novara

Indirizzo/Località: settore sud-occidentale del nucleo storico della città

Tipologia generale: architettura fortificata

Tipologia specifica: recinto di mura difensive

Configurazione strutturale: per lunghi tratti coperti dalle coltri erbose – parte del muraglione è pericolante, puntellato e recintato

Epoca di costruzione: sec. XVIII

Uso attuale: a partire dal XVIII secolo alcuni bastioni della città vennero trasformati in zone di passeggio, viali, giardini e circonvallazione alta, funzioni che tuttora mantengono. La stragrande maggioranza delle parti alte dei baluardi è scomparsa ed il bastione sud è stato totalmente demolito, mentre le possenti mura in laterizio sono ancora visibili. Della possente bastionata in laterizio costruita dai dominatori spagnoli a fortificazione della città e completata nei primi anni Trenta del secolo XVII rimane un tratto consistente nel settore sud-occidentale della città antica, dov’è collocata la rocca visconteo-sforzesca attualmente in fase di restauro. Parte del muraglione è però pericolante, specie in due punti dove, sebbene puntellato e recintato, ed incombe sul “Parco dei bambini” nel parco comunale dell’Allea.

Uso storico: con la conquista della città da parte degli spagnoli di Carlo V Novara assume le caratteristiche di piazzaforte militare, avamposto difensivo del ducato di Milano contro le aspirazioni dei francesi. Le mura emergenti sono l’ultima “stratificazione” muraria della città che parte dall’epoca romana, medioevale e rinascimentale.

Condizione giuridica: proprietà pubblica

Segnalazione: del 21 dicembre 2015 – Sezione di Novara di Italia Nostra – novara@italianostra.org

Motivazione della scelta: L’imperatore Carlo V, nel 1544, decise che Novara doveva diventare una piazzaforte militare, avamposto difensivo del ducato di Milano contro le aspirazioni francesi. Era necessario quindi demolire gli edifici medioevali che costituivano i borghi murati e costruire una robusta cerchia di bastioni in grado di resistere al bombardamento delle artiglierie ed all’assalto delle fanterie. Il progetto di metà Cinquecento prevedeva, dopo la demolizione degli antichi edifici, un sistema difensivo-offensivo che circondasse la città per mezzo di un terrapieno rinforzato da mura con sporgenze esterne ad angolo, al fine di permettere la copertura sotto tiro incrociato. All’inizio del secolo successivo Novara venne allargata a sud e munita di bastioni con dieci sporgenze esterne e quattro porte principali: a nord, la porta di S.Stefano, ad ovest porta Vercelli, ad est porta Milano ed a sud porta Mortara.

Nella prima metà del XVI secolo la struttura difensiva della città era costituita dal muro di cinta medioevale ricostruito sulle rovine romane e dal fossatum Novariense. Le cinque porte principali permettevano l’accesso all’insediamento ed una serie di “pusterle” assicuravano le comunicazioni fra una decina di sobborghi, formati da case costruite nei pressi della muraglia, ed il centro. Nel 1552 il governatore Giovanni Pietro Cicogna diede inizio ai lavori di abbattimento e baluardizzazione. In sette anni furono distrutti interi sobborghi per un totale di circa duecento case, oltre ad orti, giardini, monasteri e chiese antichissime. Oltre ai danni ed ai disagi subiti, i novaresi dovettero anche contribuire onerosamente ai lavori, e ciò fu per decenni motivo di gravi contrasti col governo spagnolo.

La costruzione della cerchia procedette lentamente e si arrestò nel 1559 con la pace di Cateau-Cambrésis. Il 3 luglio del 1581, poiché i lavori languivano, il Consiglio Maggiore del Comune adottò delle delibere volte a ripopolare le zone distrutte ed a ricostruire le case demolite, mentre le macerie giacevano abbandonate. All’inizio del Seicento, il nuovo governatore di Milano, il conte di Fuentes, diede il via ad una nuova serie di demolizioni di edifici pubblici e privati ed alla realizzazione definitiva dei bastioni. La Pianta della Vecchia e Nuova Gionta alla Città di Novara, disegnata nel 1610 da Augustino Alberti, mostra che i lavori erano stati in gran parte effettuati, ma le zone est e nord erano incompiute. Nel 1633 venne ultimato il baluardo di Santo Stefano, completando la bastionata, ma demolizioni e lavori proseguirono fino a metà secolo, con oneri economici gravosissimi per la città. A ciò si aggiunga il grave problema delle acque stagnanti che circondavano le fortificazioni, problema che si trascinò per oltre 150 anni, risolto solo da Carlo Emanuele III a metà del XVIII secolo, quando Novara passò al Piemonte.

 

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